Santa Croce

Ce ne vuole di stomaco a chiamarla “santa”, questa croce che ancora qualcuno porta al collo o alla parete di casa. Siamo seguaci di un ricercato, poi detenuto e regolarmente processato. Siamo discepoli di un condannato a morte che, tra l’altro, non mostrò alcun segno di ravvedimento durante il processo e, anzi, confermò ogni accusa. Ora, col senno di poi, alla luce della resurrezione, è facile vedere la sua innocenza, l’infondatezza delle accuse e della legge stessa che lo condannò. Ma allora, da che parte saremmo stati? Da che parte stiamo davanti al colpevole? “Buttate via la chiave!”, urliamo, o forse proviamo qualcosa, almeno un qualcosa che ci punga il cuore, mentre vediamo passare i detenuti nel furgone, come quel Cristo passava tra la folla del mercato, colpevole e condannato alla croce. La santa croce.

Festa della santa croce http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Gv+3%2C13-17&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Il bisogno

Non ne aveva diritto, era pure straniero. Se lo meritava, questo sì, perché aveva fatto qualcosa di buono per loro, aveva costruito la loro sinagoga. Lui però, l’interessato, non la pensava così, non la metteva sul piano del merito. Non andò da Gesù con l’elenco dei crediti acquisiti. Da Gesù non ci andò proprio né volle che entrasse a casa sua. Lui credeva, credeva e basta, senza vedere, senza vederlo. Di’ soltanto una parola, gli mandò a dire. Sapeva che Gesù non agiva solo per obbligo di legge né aiutava solo i meritevoli. Gesù aiutava chiunque ne avesse bisogno. Di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anche una sola parola, può salvare una vita.

Lc 7,1-10 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+7%2C1-10&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Seguimi

All’inizio del vangelo è detto che se l’era chiesto ed era stato tentato di crederci. Forse quella tentazione tornava ad ogni scelta: se sono figlio di Dio, gli angeli mi eviteranno ogni dolore. Ora tornava quella voce, era Pietro che gli diceva semplicemente sàlvati! L’istinto di sopravvivenza più umano. Ma lui voleva evolversi, uscire dal ragionamento umano e ragionare come Dio: perder la vita per il vangelo, per l’amore. Non lo guardò neppure mentre gli parlava, perché col male non si dialoga. Lo chiamò Satana, perché da lui veniva quel pensiero. Pietro non lo stava salvando, lo stava tentando e Gesù non lo voleva seguire. Vai dietro di me, seguimi tu, gli disse. E Pietro rivide le barche, le reti, sentì l’odore dell’aria di Galilea. Seguimi, gli aveva detto allora. Seguimi, gli stava ripetendo. E ripresero a camminare.

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Come alberi

Quando l’ignoranza dei preti raggiunse il culmine inventarono il seminario, che significa vivaio. Insomma: alberi buoni per avere frutti buoni. Ma non bastò allora, né basta adesso. Preti o laici, non fa differenza: le radici buone sono certo un buon inizio, ma il futuro è da costruire. Siamo alberi strani: sul nostro tronco santo ci lasciamo innestare di tutto, per poi rattristarci se produciamo spine anzichè uva, se siamo gente che dice ma non fa.

Lc 6,43-49 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+6%2C43-49&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

La lezione

Hanno un che di ingenuo queste parole del maestro. Sembrano non appartenere più al nostro mondo, dove non solo i discepoli si credono più dei loro maestri, ma pure quelli che non sono discepoli di nessuno vogliono insegnare a tutti. Non vi sono dunque solo discepoli presuntuosi, ma presuntuosi che si credono discepoli. Per esserlo, invece, per essere discepolo, occorre anzitutto “sapere di non sapere”** e dunque desiderare di imparare. E la prima lezione da apprendere è l’umiltà: un discepolo non è più del maestro – dice Gesù – tutt’al più sarà come lui. Ma per chi si credesse già come lui, consigliamo di rileggere il post di ieri e far due conti.

Lc 6,39-42 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+6%2C39-42&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

**Socrate https://it.m.wikipedia.org/wiki/Socrate

Il cuore

Ma come facciamo ad avere tra le mani parole come queste ed essere ancora in guerra, ancora affamati, ancora soli! Come è possibile? Queste sono le parole che dovremmo scrivere sui muri, tatuarle sulle nostre braccia per non dimenticarle mai e agire così. Ecco il cuore del vangelo, il cuore di Gesù di Nazareth. «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio»

Lc 6,27-38 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+6%2C27-38&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Miriam

“È nata una bambina”, ci diceva la mamma, quando in cielo vedevamo una nuvola rosa. Poi siamo cresciuti e abbiamo smesso di dirlo. Ma io credo che quel giorno, quando nacque Miriam di Nazareth, una nuvola rosa passò davvero sul cielo di Israele ad annunciare l’alba di una nuova umanità.

Natività di Maria http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mt+1%2C1-16.18-23&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Cosa succede?

Da lui usciva una forza, ma esce da ciascuno di noi. La sua faceva guarire tutti, la nostra dipende. Ci sono persone che ti ricaricano di luce, di voglia di vivere, di buon umore, di respiro. Ce n’è altre che ti caricano di odio e tensione, facendoti perdere il sorriso e la forza d’amare. Cosa succede a chi sta con me?

Lc 6,12-19 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+6%2C12-19&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Sbloccare

La destra è, non solo per la Bibbia, il simbolo della buona azione, della decisione positiva. Aver la mano destra paralizzata è dunque una malattia di cui soffriamo tutti, perché tutti siamo incerti nel compiere il bene. “Domani lo farò meglio”, ci diciamo rinviando. Vietare la guarigione della mano destra paralizzata è impedire la ripresa di una vita buona. È togliere una seconda possibilità a chi ha sbagliato, è non credere che chi ha abbandonato il bene possa tornare a compierlo. È bloccare chi vorrebbe sbloccare una situazione, scoraggiare e dissuadere chi sarebbe propenso al perdono e alla fiducia. È l’opposto di ciò che insegna il vangelo. Gesù disse al paralizzato: tendi la tua mano! E la sua mano fu guarita.

Lc 6,6-11 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+6%2C6-11&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Effatà

Non si direbbe, ma anche una società come la nostra può essere sordomuta. Non basta infatti poter dire e sentire di tutto. Le cuffiette con cui molti di noi vivono persino di notte, servono per ascoltare o per tapparsi le orecchie? Siamo udenti o sordi? Effatà, apriti, dice Gesù toccando orecchi e lingua del sordomuto. Come bimbi, dobbiamo reimparare a parlare, a non tenere chiusi in noi stessi i nostri pensieri, dubbi e dolori. Effatà, parlami, dobbiamo dire all’amico, ma è necessario imparare ad ascoltare, togliere i tappi dalle orecchie, i rumori dalla mente. Apriti, diciamo a noi stessi, quando nel dialogo interiore ci guardiamo negli occhi e diamo ascolto alla nostra anima.

Mc 7,31-37 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+7%2C31-37&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1