Prima l’umanità

Il sabato era ormai semplicemente intoccabile. Da giorno dedicato a Dio, era divenuto giorno non dedicabile a nulla e nessuno. Non è la stessa cosa… Oggi non abbiamo più di questi problemi religiosi. Di sabati però ne abbiamo molti, ognuno i suoi. Cose, abitudini, convinzioni e fissazioni delle più varie, che non c’è verso di mollare. Non c’è figlio di uomo che possa avere la precedenza. Stanno lì, immobili come un masso nella corrente. Ma il figlio dell’uomo è Signore del sabato. L’essere umano prima di tutto.

Lc 6,1-5 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+6%2C1-5&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Vino nuovo

Più che da imparare, il vangelo è da fare. Non è infatti un libro di dottrina ma di morale, di stile di comportamento. Non c’è dunque ambito della vita da cui possa restare escluso. Il vangelo, per funzionare, va miscelato col cuore di chi lo legge, nel momento storico in cui lo legge. Altrimenti non resta che un testo antico. Chi prega il vangelo assume, col tempo, la stessa mentalità di Gesù e ogni sua giornata diviene la pagina di un quinto Vangelo. A volte, chi vive così riceve intuizioni che lo spingono a scelte tanto nuove da non trovare posto in ciò che già esiste nella società e nella stessa Chiesa. Un pioniere, insomma. Francesco d’Assisi poteva scegliere solo tra prete e monaco: fu il primo “frate”. Chi è il primo paga il prezzo della solitudine e spesso dell’incomprensione perché nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo. Ma il vino nuovo si versa in otri nuovi, altrimenti tutto va perduto.

Lc 5,33-39 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+5%2C33-39&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Per approfondire https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/luigino-bruni-logica-carismatica-1

D’ora in poi

Pescatori di uomini, gente capace di unire, creare legami, annodare relazioni. Gente che lavora in rete, che sente quanto sia importante la connessione con ciascun essere umano. Pescatori di uomini, gente che ha finalmente capito che salvarsi da soli è impossibile, perché siamo tutti nella stessa barca, siamo tutti nella stessa rete. E forse ancora di più: la rete siamo noi.

Lc 5,1-11 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+5%2C1-11&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Predicava

Ora sa di vecchio, per lo meno di noioso, noiosissimo. Predicare, è ormai verbo che indica qualcosa che ci tocca subire, sperando che finisca presto. Eppure era il suo mestiere. Dopo avere fatto il carpenterie fino a circa trent’anni, Gesù si diede alla predicazione. Predicare, “parlare davanti” a qualcuno, annunciare solennemente e pubblicamente qualcosa. Il vero predicatore ha queste caratteristiche: 1. È un piacere sentirlo parlare 2. Ci si ricorda quello che dice 3. Dice cose che val la pena di dire. Queste tre qualità devono esserci tutte contemporaneamente. Altrimenti avremmo cose importanti dette male, cose fatue dette bene e cose sbagliate ricordate a vita. Predicare, arte rara, per alcuni dono innato ma certo sempre da educare, mai da presumere d’avere. Predicare, parlare davanti a un pubblico. L’opposto del nostro commentare anonimi dietro uno schermo.

Lc 4,38-44 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+4%2C38-44&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Che lei sappia

Chissà, povero diavolo, forse si aggira disoccupato e depresso per le nostre strade. Un tempo per lui le cose erano più difficili da queste parti, eppure “si stava meglio quando si stava peggio”. Sono le sfide a farci sentire vivi, a tenerci nel ruolo. Sei venuto a rovinarci?, gridava il demonio a Gesù, il santo di Dio. Ora invece, in questa parte di mondo, il sonno avvolge le coscienze, i muri ci difendono dai poveri, la presunzione di sapere tutto ci rende intolleranti come quindicenni. Le chiese sono vuote, pregare è di pochissimi, telefono, film e divano sono l’occupazione di molti. Gli psicologi sono sovraccarichi di lavoro e pure il demonio ne cerca uno: “Mi sento inutile – gli vorrebbe dire – gli umani si rovinano da soli, non so più chi tentare al male. Che lei sappia, c’è ancora qualche nobile nemico, qualche santo di Dio?”.

Lc 4,31-37 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+4%2C31-37&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Photo gallery https://lalocandadellaparola.com/emergenza-alluvione-timor-est/

Nove anni fa, come oggi, ci lasciava Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano.

L’ultima intervista a Martini https://www.corriere.it/cronache/12_settembre_02/le-parole-ultima-intervista_cdb2993e-f50b-11e1-9f30-3ee01883d8dd.shtml

Chiusura

Forse, alla fin fine, siamo un po’ tutti di Nazareth. Un paesino minuscolo, mai citato in tutta la Bibbia, che si credeva il centro del mondo. Un mondo che nemmeno voleva conoscere né esplorare, ma da cui si difendeva. Quando Gesù vi fece ritorno, percepì il loro disappunto: i primi miracoli non li aveva compiuti lì, nella sua patria. Perché il medico non aveva curato anzitutto se stesso? Perché – tentò di spiegare – lui sarebbe stato un medico come suo Padre, Dio, che iniziava sempre a curare i più lontani, per poi giungere ai vicini. Sapeva bene che se si parte da sé, dal nostro modo di vedere le cose, poi non ci si muove più e si resta inchiodati lì, a confondere Nazareth col mondo. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. E fu così, fu per lui, il Nazareno disconosciuto, che Nazareth fu nota in tutto il mondo.

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Diffusione

Ahimé, ormai lo sappiamo bene: lavarsi accuratamente le mani e lavare molte altre cose, previene la contaminazione. Ma vi è un male anche più grave, per il quale non basta alcun vaccino. È il male che, uscendo da dentro, intacca il cuore altrui. Se rispettare le norme igieniche e vaccinarsi è certo un atto di responsabilità e d’amore, lo è altrettanto il vigilare sulla luminosità del nostro cuore, che trasmette agli altri ciò di cui è colmo. Insomma: buono dentro, buono fuori.

Mc 7 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+7%2C1-8.14-15.21-23&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Buono Dentro Buono Fuori https://lalocandadellaparola.com/emergenza-alluvione-timor-est/

Di più di meno

A chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. Queste parole, estrapolate dalla parabola di oggi, fanno eco a quelle di Papa Francesco: “Il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi”. E noi cosa potremmo farci? Se fossimo consapevoli di questo, sarebbe già molto. Non arrabbiati, non intristiti, non disillusi. Ma consapevoli, collocàti, situàti. Poi verranno da sé molte domande che la nostra coscienza ci porrà. E seguiranno risposte. E decisioni.

Mt 25,14-30 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mt+25%2C14-30&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

https://www.repubblica.it/vaticano/2018/11/18/news/papa_francesco_il_grido_dei_poveri_sempre_piu_forte_ma_e_sovrastato_dal_frastuono_dei_ricchi_-211978517/

Non spegnerti

Non è crudeltà né egoismo. È libertà, la tanto sbandierata libertà. Forse è anche questo uno dei tanti insegnamenti di questa difficile parabola: siamo liberi, dunque responsabili delle occasioni colte o sciupate. Siamo intoccabili, insostituibili nelle scelte. Ognuno deve accendersi la propria fiaccola e può accender solo quella. Possiamo svegliarci a vicenda, spronarci, consigliarci, ma mai scegliere al posto dell’altro. Il prezzo della libertà è il rischio di addormentarsi, non capire, restare senza olio per la lampada, spenti e senza vitalità, chiusi fuori dalla vita. Avere mille e mille possibilità e vedersele passare sotto il naso una ad una.

Mt 25,1-13 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mt+25%2C1-13&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Sorpresi

Facciamoci sorprendere così, come ladri, con le mani nel sacco. Un sacco pieno di cibo per gli altri, come dice il Vangelo. Facciamoci sorprendere a compiere opere di misericordia, a progettare modi per aiutare, dare consigli, ascolto, perdono. Facciamoci trovare indaffarati a “fare” Vangelo, perché così era il nostro maestro e così vogliamo essere noi. *NELLA FOTO https://lalocandadellaparola.com/emergenza-alluvione-timor-est/

Mt 24,42-51 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mt+24%2C42-51&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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