
Se sappiamo che ci ascolta in tutto quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già quello che gli abbiamo chiesto. Ecco la fede. Si tratta di credere davvero, con assoluta certezza, che le cose stanno così.

Se sappiamo che ci ascolta in tutto quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già quello che gli abbiamo chiesto. Ecco la fede. Si tratta di credere davvero, con assoluta certezza, che le cose stanno così.

Ti sarebbe bastato dire soltanto una parola – lo sappiamo – e il lebbroso sarebbe guarito. Ma non ti saresti distinto dall’altra gente, da quelli che lo tenevano a debita distanza. Lo toccasti dunque. Non perché il miracolo riuscisse ma perché lui, almeno una volta, non si sentisse ripugnante. Lo toccasti così com’era, brutto e impressionante. Lo toccasti prima che fosse guarito, perché da sano l’avrebbero toccato tutti. Ti costò molto, dovesti superarti, vincere lo stomaco, l’odore e il disagio. Forse gli desti più gioia toccandolo nella sua bruttezza, che guarendolo dalla malattia.

Ho mostrato questa foto a scuola ed è sceso un gran silenzio. Qualcuno però non ce l’ha fatta e si è difeso: “Be’ che c’è di strano? Anche io cammino sempre scalza!”. Del resto, in quanti secondi gli adulti si sono fatti convincere che in Italia molti vivano sotto i limiti della povertà? E forse è vero, perché non c’è più grave povertà dell’ignoranza. Ma ci verrà mandato qualcuno a liberarci da questa prigionia, a riaprirci gli occhi e farci vedere molte cose che non vogliamo vedere.

Se le loro grida di paura non avessero cambiato i piani, la scena sarebbe comunque stata divertente. Vedere un uomo che spinge una barca, così come farebbe con l’auto in panne, è a dir poco comico. Sentirli poi urlare al fantasma deve averlo divertito molto. Chissà se col tempo trovò l’occasione di chiarire, di chiedere perché, come fosse stato possibile non riconoscerlo. Ma è proprio vero: ognuno vede negli altri ciò che teme.
da Londra, aeroporto

Non sono in sovrannumero, ma di certo in sovrappeso. Nei refettori dei conventi e nelle sale da pranzo dei prelati – ovunque voi siate – il cibo abbonda sempre e, prima di mangiarselo, risuona la preghiera: “Signore, grazie del cibo. Danne a chi non l’ha”. Chissà com’è andata, fatto sta che, col tempo, si sono invertite le parti. Fu infatti il Signore a dire ai discepoli date da mangiare alla gente e non viceversa. Che stranezze!
da Bali, aeroporto

Eccoci sul mikrolet, un mini bus a percorso fisso. Altro che Galilea dei popoli, il mikro è una vera festa per chi vuole sperimentare l’umanità più varia. E quanto ci fa bene! Gesù dovette trasferirsi di casa, qui basta un cenno della mano e ci sei immerso. Se non c’è spazio, ti siedi sul gradino della porta come in giostra. L’arredo bizzarro, la musica assordante, i sacchi di verdura e i bimbi con la divisa della scuola. Il tutto in dimensioni davvero mikroscopiche e ad una temperatura che vi evito. E quando devi scendere, picchi sui sostegni metallici con la moneta e esci all’aria aperta, salutando tutti. Se vuoi provare a non pagare, fallo pure. Attenzione però: il sistema è più efficace del nostro…
da Dili, Timor Est

E tu, Betlemme, non sei davvero l’ultima delle città… Poco ma sicuro. Basta fare due passi a Dili, dove la poesia del villaggio è sostituita da lamiera e spazzatura. Sono troppe le ultime città, che sarebbe meglio chiamare città degli ultimi. Per ricordarci che ci abita gente, ci crescono bambini, si cerca di campare tra i rottami. Città dove non serve entrare nelle case per vedere il bambino, perché la casa è tutta lì, aperta, a fare epifania della miseria. Città degli ultimi, che saranno i primi a vederci aprire gli scrigni del nostro maledetto oro e offrirlo in dono. Saranno i primi incensati dalla nostra preghiera, prima che siano imbalsamati dalla mirra di una morte che arriva troppo presto, umiliati da una vita senza prospettive. Città degli ultimi, dalle quali faremo ritorno al nostro paese ma per la stessa strada, per non dimenticarla, per capire una buona volta che se qualcuno è nato sotto una cattiva stella sta a noi farlo rinascere sotto la nostra.
da Dili, Timor Est
Epifania, Manifestazione del Signore http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mt+2%2C1-12&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Vedrai cose più grandi di queste, disse Gesù a Natanaele. Aveva ragione. Vedrai la vita. La vita che corre, felice di crescere e giocare. La vita che non ha tempo per lamentarsi perché è impegnata tutta lì, nel momento presente. Vedrai la vita, se avrai la forza di stare con chi se la vive davvero, tutta d’un fiato, come una bimba affamata si beve il latte.
da Dili, Timor Est

È da 16 mesi che Rosa vuole incontrarmi e l’appuntamento è da “Il pizzaiolo & bread”, panetteria di un cinese dove lavora Delfia che, a sua volta, non si aspetta la mia visita né quella dell’amica. Hanno vissuto insieme tre anni di scuola professionale dalle salesiane fuori città ma, giunte qui un anno fa, non si sono più viste. La gioia che è esplosa nel negozio, sotto lo sguardo divertito del cinese e signora, la vedete nella foto. È la gara santa ad incontrarsi per primi e condursi gli uni agli altri. Perché Simone lo siamo tutti, ma Cefa-Pietro saremo chiamati quando sapremo ri-unire i fratelli che la vita fa incontrare ma che pure poi disperde nella polvere e nel caos di anni vissuti alla giornata, in cerca di qualche dollaro e un futuro migliore.
da Dili, Timor Est

“We just say goodbye, like in family”, ha detto uno di loro. Solo pochi giorni fa mi hanno visto arrivare in barca, scendere e rimanere con loro ad Ataùro. Ora già riparto verso la città, dove starò ancora alcuni giorni prima di volare in Italia. Non è più un dramma salutarsi. Si va e si torna. Come quando, da ragazzini, si attraversava il lago in canoa per un gelato e poi si tornava. Si sono solo allargate le sponde e la barca ha messo le ali. Che il cuore faccia altrettanto!
da Dili, Timor Est
Photo by Kyssu D.S.