Ogni giorno insegnava e lo sapeva fare bene. Nell’ascoltarlo, tutto il popolo pendeva dalle sue labbra. Ma non basta questo per essere un vero insegnante. Il mondo è pieno di cattivi maestri che sanno farsi ascoltare e il popolo pende dalle loro labbra. La storia del mondo – e dell’Italia – è storia di dittatori acclamati, di idioti abili incantatori, votati dalle folle. Dunque il popolo pende sempre dalle labbra di qualcuno. Ma non tutte le labbra sono degne di insegnare nel tempio della tua coscienza.
Pianse dal dispiacere. Loro no. Loro andavano avanti, tranquilli di essere nel giusto. Lui si accorgeva che quella vita non avrebbero potuto farla a lungo. Loro dicevano di avere Dio e la verità. Lui piangeva perché la verità era un’altra: la via della pace che era venuto a portare.
Che sia del buio o del Signore, della maestra o del futuro, è sempre a causa sua che sbagliamo. La paura, il nostro peggior nemico. Forse è meglio chiamarla la nostra fedele compagna di viaggio, tanto è costante la sua presenza in noi. Ci fa vedere mostri inesistenti e immaginare nemici che tramano cattiverie. Ci rende pronti a perdere fiducia e lenti invece nel darla. Ci fa sentire stupidi se siamo generosi e immaturi se crediamo all’amore. Ma a chi ha coraggio di amare, sarà dato e a chi non ne ha, sarà tolto anche quello che ha.
Ti sarà costato eccome. Magari eri stanco o avevi voglia di startene un po’ per i fatti tuoi. In quel caos di una delle più antiche città del mondo, Gerico, sentivi voglia di silenzio, l’aria fresca delle colline di Nazareth. Ma lui domani non ci sarebbe più stato e tu nemmeno. L’occasione era unica: lui sull’albero e tu lì sotto. “Zaccheo, scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Forse quel ‘devo‘ era più per te che per lui. Devo, perché sono venuto a cercare e a salvare gente così. Gente difficile, non attraente, gente brutta che non sai mai se dice il vero. Ma l’occasione andava colta come un frutto e Zaccheo scese in fretta dall’albero.
Il mendicante gridava ancora più forte: “Abbi pietà di me!”. Vogliamo anche noi avere di nuovo la vista, almeno per leggere con tutta l’attenzione queste parole verissime, questo“grido dei poveri: è il grido strozzato di bambini che non possono venire alla luce, di piccoli che patiscono la fame, di ragazzi abituati al fragore delle bombe anziché agli allegri schiamazzi dei giochi. È il grido di anziani scartati e lasciati soli. È il grido di chi si trova ad affrontare le tempeste della vita senza una presenza amica. È il grido di chi deve fuggire, lasciando la casa e la terra senza la certezza di un approdo. È il grido di intere popolazioni, private pure delle ingenti risorse naturali di cui dispongono. È il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre pochi epuloni banchettano con quanto per giustizia spetta a tutti. L’ingiustizia è la radice perversa della povertà. Il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato. Ogni giorno è più forte quel grido, ma ogni giorno è meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi. Davanti alla dignità umana calpestata spesso si rimane a braccia conserte oppure si aprono le braccia, impotenti di fronte all’oscura forza del male. Ma il cristiano non può stare a braccia conserte, indifferente, o a braccia aperte, fatalista, no. Il credentetende la mano, come fa Gesù con lui. Presso Dio il grido dei poveri trova ascolto. Domando: e in noi? Abbiamo occhi per vedere, orecchie per sentire, mani tese per aiutare, oppure ripetiamo quel “torna domani”? Cristo stesso, nella persona dei poveri reclama come a voce alta la carità dei suoi discepoli. Ci chiede di riconoscerlo in chi ha fame e sete, è forestiero e spogliato di dignità, malato e carcerato. Il Signore tende la mano: è un gesto gratuito, non dovuto. È così che si fa. Non siamo chiamati a fare del bene solo a chi ci vuole bene. Ricambiare è normale, ma Gesù chiede di andare oltre: di dare a chi non ha da restituire, cioè di amaregratuitamente. Guardiamo alle nostre giornate: tra le molte cose, facciamo qualcosa di gratuito, qualcosa per chi non ha da contraccambiare? Quella sarà la nostra mano tesa, la nostra vera ricchezza in cielo. Tendi la mano a noi, Signore, afferraci. Aiutaci ad amare come ami tu. Insegnaci a lasciare ciò che passa, a rincuorare chi abbiamo accanto, a donare gratuitamente a chi è nel bisogno. Amen.”
Diamoci tutti una mano ad uscire dalle tombe, da quelle quattro idee che tutti credon vere. Educhiamoci alla giustizia, alla bontà. Insegnamo ai nostri figli la fraternità e l’uguaglianza di tutti gli uomini. Senza se e senza ma. Vergognamoci eternamente anche solo di una battuta che sappia di apartheid. Facciamoci vedere dai giovani a pagare la spesa ai poveri, a sorridere agli zingari, a piangere per chi ha dovuto lasciare casa da tanta fame aveva. È da infami non aprire gli occhi ai figli, non mostrar loro quanto sia bello amare tutti, sempre, comunque.
Il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra o troverà tutt’al più un po’ di religione? E il Figlio dell’uomo – svegliamoci – è già arrivato e arriva ancora. Figli di uomini, a migliaia, che cercano un pezzo di pane e un po’ di affetto. Che gente trova chi arriva a noi, carico di aspettative e di speranza? Trova gente piena di fede nell’amore, con un cuore grande così, o trova un popolo di stanchi che si trascina a Messa e poi si chiude in casa a far carezze al gatto?
Alluvioni, terremoti, eruzioni ed incendi, possiamo ipotizzare qualunque calamità. La notizia sarà sempre accompagnata da quella di qualcuno che perde la vita per essere tornato indietro a prendere le sue cose in casa. Ma se perdi la vita, a che ti serviranno? Che figlio di uomo dimostri di essere se non ti accorgi di quanto accade? Mangi, bevi, compri e vendi come nulla fosse, come se tutti potessero vivere come te.
Chi in un regno è più libero del re? Dio regna in mezzo a te. Un regno di libertà e amore è presente in te. Oh sì, certo, vi sono giorni in cui desideri vedere tutto questo, ma non lo vedi. Ti senti alle strette, non amato e stanco. Non andare qua o là, non serve. Piuttosto fermati, càlmati. Sarà allora, quando smetterai di cercare con affanno, che d’improvviso come un lampo tu vedrai. E ti sarà chiaro cosa sia giusto fare.
Non è facile scrivere qui, in poche righe, quanto il cuore intuisce del Vangelo. La domanda torna sempre: ciò che la Locanda sforna sarà, almeno un poco, in linea col reale pensiero del Maestro? Ogni tanto una conferma diretta arriva, grazie a Dio. Il vangelo di oggi ci rassicura infatti su quanto scritto ieri: insegnare ed esigere gratitudine è cosa buona.