Uscite dal circolo, partite per la tangente! Spezzate il ripetersi monotono dell’amo chi ama, odio chi odia. Trasformate il cerchio piatto in una spirale ascendente che sale verso il cielo. Non vedete che il mondo impazzito gira sui propri mali, ripetendoli? Siate perfetti, siate diversi, come diverso è il Padre vostro che è nei cieli. Differenza divina che disseta buoni e cattivi. Differenza perfetta che non usa la bilancia a piatti uguali, restituendo male a male, ma cancella i debiti con un amore immeritato. Se amate solo chi vi ama, che cosa fate di straordinario? Siate diversi, siate perfetti!
Come insalata
Non ti sopporto più! – gli disse estraendo di tasca una banconota – prendi questa ma non suonare! E lo zingaro scese dalla metro col suo violino stonato, ferito nella dignità già malmessa, mentre il milanese sorrideva, cercando consenso tra i muti. Vendimi la tua vigna! – diceva re Acab al suo vicino Nabot – ne farò un orto. Te la pagherò bene, ma per distruggerla. Rilevo la tua azienda, ma per chiuderla eliminando un concorrente. Ti faccio avanzare di carriera, ma per disfarmi di te. Ti pago l’indennità di senzatetto, se però non ti fai vedere nel centro di Londra. Perché mi interesso a te, ma non mi interessi tu. Ma Nabot – ogni Nabot di ogni tempo – non vuole soldi, vuole ascolto. Vuole l’onore che il re beva il vino della sua vigna, non che ci pianti insalata pagando. Perché Nabot – e tutti siamo Nabot – vive di stima, non di indennizzi.
Fino ai capelli
Era indebitata fino ai capelli, quei capelli con cui gli stava asciugando i piedi. Indebitata con la vita, con la società, con l’opinione pubblica. L’etichetta di peccatrice non le si scollava di dosso, tutti sapevano che genere di donna era. O era stata un tempo e ora non più. Non importa, il ricordo del male fatto è sempre vivo in tutti. Puoi diventar santo, ma su google resterà sempre la notizia che ti distrusse anni fa. Non usciva da questo circolo che la teneva indebitata a pagare le proprie colpe. Solo l’amore libera dal debito del peccato. E lei quel giorno amò. “Le sono perdonati i suoi molti peccati, perché molto ha amato”, disse Gesù al fariseo Simone. E a lei diede la bella notizia, non come un giudice che assolve per il proprio potere, ma come un medico che annuncia una guarigione avvenuta nel malato: “I tuoi peccati sono perdonati! La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”.
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Lc 7, 36 – 8, 3 http://www.famigliedellavisitazione.it/wp/lc-736-83.html
Che colpo!
Se questa Locanda è aperta, lo si deve anche a ciò che accadde quel giorno, quando giunse una notizia agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme. Subito mandarono Barnaba ad Antiochia e, quando giunse, vide. Ma non vide ciò che si aspettava, non vide il gruppo dei discepoli ebrei seguaci di Gesù. Non li trovò riuniti e compatti. Erano invece mischiati a gente di altre religioni, culture e lingue. Mangiavano insieme come parenti, incuranti delle norme bibliche. Ma ciò che lo sconvolse fu vederli celebrare l’Eucaristia, fu sapere che erano stati battezzati come nulla fosse, per il semplice fatto che avevano dichiarato che Gesù è Cristo. Fu un duro colpo. Fu un colpo di gioia! In tutto questo vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare fedeli al Signore. La Chiesa era nata! Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.
San Barnaba Apostolo At 11,21-26; 13,1-3 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=At+11%2C21-26%3B+13%2C1-3&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Sta colorando
Terremoto, fuoco, vento da spaccare i monti, teste chine sui pc, volti tesi nei corridoi, pranzi ingoiati messaggiando. Nulla: il Signore non era nel vento, né nel terremoto o nel fuoco. Non era nella tensione, nell’agitazione, nel nervosismo. La sua presenza è un impercettibile soffio che odi solo nella calma. Perché Lui quando lavora è concentrato, non teso. Quando tiene a qualcosa è fiducioso, non ansioso. E soprattutto Lui, quando lavora, non si premura di dirlo a tutti, ma sgobba tacendo. Tace al punto che noi, quando pensiamo a Lui, lo immaginiamo sprofondato tra cuscini di nuvole ad oziare. Noi che, a cavalcioni di un ramo, con la bocca piena dei frutti che Lui sta colorando, esclamiamo: “Che bello non far nulla, sto da Dio!”.
Giustizia!
Ma questa benedetta misericordia non turba l’ordine della giustizia? Insomma, è giusto essere misericordiosi? Dio è così giusto che ha scritto nell’universo una regola di giustizia: tu raccogli ciò che semini, tu pagherai fino all’ultimo spicciolo. Ciò vale per tutto e per tutti. Inquini e distruggi? Eccoti col clima impazzito, i ghiacciai sciolti e le città sommerse. Cerchi gli altri solo quando hai bisogno? Ti troverai solo, magari fra anni, ma accadrà. Non c’è dunque bisogno di implorare da Dio giustizia, essa arriva da sè. Non occorre sporcarsi con vendette e maledizioni, il male ritorna sempre a chi lo compie. Chi dunque ci salverà, chi interromperà questo circolo, chi brucerà questo ‘karma’ che ci intrappola a vita nelle conseguenze delle nostre azioni? L’amore gratuito. La via indicata da Gesù – detto appunto il Salvatore – è la via della misericordia che perdona. E, dato che chi perdona ama, il perdono libera dal conto della giustizia colui che lo riceve ma pure chi lo dona. Perché tutti abbiamo dei debiti.
Come una stella
Da piccole, incandescenti e azzurre, diventano meno calde, sempre più rosse, sempre più grandi. Così ‘muoiono’ le stelle. La loro fine non è la cenere ma l’espansione. Lo stesso, secondo Gesù, vale per la Legge divina scritta nella Bibbia: Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento alla Legge. Da precisa, puntigliosa ed intransigente, essa si espande, si compie, si allarga dentro di noi divenendo regola d’amore per tutti. La rigidità religiosa lascia mano a mano spazio all’elasticità della fede. La coscienza è come una stella: non muore mai, si espande fino ad abbracciare il cosmo.
Fatti di luce
Belli, siete belli! Luminosi, brillanti, unici. Smettetela di credere che solo ritraendovi e nascondendovi, gli altri possano esprimersi e crescere. Siete il sale del mondo, siete voi a dare sapore alla vita degli altri. Ma se il sale perde il sapore, se rinunciate al gusto della vita, pure gli altri vivranno giorni insipidi. Voi irradiate luce, ed è per questo che la gente si commuove ascoltandovi o anche solo vedendovi. Se vi fate da parte, con quella falsa moralistica modestia che chissà chi vi ha insegnato, anche gli altri saranno al buio. Nel mondo dello Spirito, simile attrae simile: luce attrae luce, amore chiama amore. Non pensiate che gli altri non ricevano la loro sana parte d’amore solo perché voi siete felici, anzi! E’ proprio perché amate voi stessi, è proprio perché siete liberi e belli, che chi vi frequenta lo sarà altrettanto. Dunque esprimetevi, risplenda la vostra luce davanti agli uomini!
Mattino e sera
Che bello sarebbe se domani ci svegliassimo forti come aquile, belli come pavoni o regali come cigni. Ancor più fortunato chi si dovesse ritrovare corvo o cornacchia. Erano loro infatti che al profeta Elia portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera. Che grandi maestri di opere di misericordia! Non saremo da meno!
Non lo respinse
Diciamo che era la sua specialità, il suo pezzo forte: la vita. Dava vita, animava, rianimava. Dal capo ai piedi, il suo corpo era un ponte, come un impianto di messa a terra che scarica in profondità le energie che cadono dal cielo. Lui però le energie non le disperdeva, le incanalava. Portava giù la vita dal cielo. Per questo, quel giorno, il ragazzo morto si mise seduto e cominciò a parlare, ed egli lo restituì alla madre. Come nulla fosse: detto, fatto. Non fu il primo a rianimare morti. Prima di lui Elia aveva fatto lo stesso, forse un po’ più laboriosamente, ma ci sta. Dopo di lui, accadde di nuovo: Pietro e Paolo diedero vita a morti. E poi ci siamo noi, che ci possiamo provare. Si può iniziare a rianimare una singola parte morta: una bocca che non sorride più, una mano che da tempo non si apre a donare, degli occhi che sanno vedere solo il negativo. E se forse al primo colpo non saremo subito come Gesù, potremmo sempre tentare di seguire Elia, che di miracoli ne fece due. Infatti il ragazzino che rianimò, non solo era morto ma pure straniero, un libanese di Sidone. Non lo respinse ai confini della vita, non lo lasciò affondare negli abissi della morte.
http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20160605.shtml
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