Cosa sarà mai questa festa del sacro cuore di Gesù, se non l’occasione di chiedercelo? Cos’è il cuore? Chi lo snobba, chi lo idolatra, chi lo zittisce e chi lo confonde con le semplici emozioni. Certo è che, ad un certo punto, ti accorgi di essere ben più dei tuoi pensieri. Certo è che un richiamo ti invita a scendere, a cercare dentro te quel punto in cui sei connesso alla Luce, alla Vita, a tutto ciò che esiste. È ciò che Gesù intende con cuore, il punto in te in cui sei uno-con-Dio Amore.
Regni vicini
Non procuratevi denaro né due tuniche né sandali, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. Insomma, in termini più odierni: tutto spesato, nessuna ansia, tu concentrati sulla mission. Cioè: annunciate che il regno di Dio è vicino e non lontano dal regno della materia. Così vicino da sanare i malati e risuscitare i morti. Così vicino da farti guarire dalla paura di esser solo e di doverti procurare tutto ciò di cui necessiti. Riceverai tutto.
Tu puoi
Perché una legge sia tale, deve esser possibile rispettarla. Viceversa, va abolita. Tutta la Legge di Mosè si riassume in queste parole: Amerai il Signore Dio e amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma è impossibile e ingiusto amare a comando. Cancelliamo dunque questa legge e ognuno faccia come può. Gesù però annuncia di non essere venuto ad abolire la Legge. Se preferiamo, possiamo spingerci a dire che il suo modo di abolire e superare il comando è dargli compimento, attuarlo. E’ il paradosso di Gesù. La Legge non è più un comando scritto, odioso e impossibile, che ci minaccia da tavole di pietra. La Legge è la stessa vita di Gesù: lui ce l’ha fatta. Guardandolo si esclama: è possibile, è possibile amare! Amerai non è un comando, non sta scritto “devi amare”, non è un imperativo. Amerai è una constatazione, una certezza: tu amerai, tu sarai capace di amare, ce la farai! E’ la dichiarazione di una possibilità che hai: tu puoi amare Dio, tu puoi amare il prossimo tuo come te stesso.

Luce come me
Voi siete luce. Non è un ordine, non ha detto “siate”. E’ la realtà: voi siete luce ma, forse, ve ne siete dimenticati. Vi arrabbiate o rattristate se nessuno vi stima, cercate di essere sotto i riflettori e, dopo un attimo, siete i primi a sostenere di non valere un gran che. Forse una voce dentro di voi, forse una voce fuori di voi, vi ha allevato sussurrando: ” Non sei capace, non riesci” oppure il suo contrario: “Fagli vedere chi sei, schiacciali!”. Tu sei luce, dice Gesù. Tu sei luce come me, né più né meno, perchè la luce è luce. Tu sei la luce del mondo, se il mondo ancora vive è per gente come te. La luce non illumina sforzandosi di farlo. La luce illumina esistendo, non nascondendosi. Sappilo: sei luce. Sappi anche che Dio è luce. Per questo la più piccola apertura a Dio ti fa scoprire chi sei.
In cammino!
Non subiremo questo testo, divenuto spesso un invito alla passività davanti al male. Interpretato alla lettera, nei secoli ha generato mostri di masochismo spirituale che – se non fosse che è risorto – farebbero rivoltare Gesù nella tomba! Cosa avrà voluto davvero dire il Maestro? Cosa avrà voluto trasmetterci Matteo, dopo anni, in una lingua non sua né nostra? Fortuna c’è chi studia. Studiare serve, eccome! “Sappiamo bene che il testo delle beatitudini, anziché un appello alla passività, sarebbe piuttosto da considerare come un invito a mettersi in piedi, a rialzarsi, a mettersi in marcia, nonostante le pesantezze e i dolori che ostacolano il cammino. Beati sarebbe da tradurre, se ci si ricorda del suo substrato semitico, con in cammino, ridando così al testo la sua energia e il suo dinamismo” (J.Y.Leloup). Dunque alzati e cammina, tu che piangi e sei triste. Alzati e cammina, seguimi, tu che non sopporti le ingiustizie e desideri la pace. Non nascondere le tue sofferenze dietro un ipocrita “non è nulla”, dietro una falsa beatitudine. Se piangi, piangi pure! Ma io ti dico che puoi camminare lo stesso. E, camminando, sarai consolato!
Corpus Domini Corpus Lucis
La tua stanza si illumina non appena apri le imposte. Se non le apri, la luce resterà pacifica all’esterno mentre dentro è buio. La luce arriva lì fin dove tu la fermi. Dio è luce. Ti vuole veramente bene ed è sempre con te, ma ci sono momenti in cui sei particolarmente recettivo alla sua luce. Sono momenti che lo illuminano di gioia e che Lui stesso attende. Se vuoi, chiamali momenti di comunione. Nessuno mai potrà impedirti di fare comunione con Dio Amore. Gesù dice: “Io sono luce. Voi siete luce”. Ogni spiraglio di comunione che gli offriamo è una fusione di luce, di forza d’amore.
Mc 24, 22-26 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=Mc+14%2C+22-26&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3

Spiccioli
La povera vedova gettò nel tesoro il suo tutto, due spiccioli. Non giudichiamo il suo gesto, solo lo osserviamo, come fece Gesù. Come una bambina, uscì felice dal tempio: “I miei due spiccioli sono entrati nel tesoro, sono una cosa sola con esso! Ho un tesoro, ho un tesoro!”. Un tuo spicciolo d’amore fa di te un tesoro. Tu sei il tesoro di Dio.
Mc 12, 38-44 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=Mc+12%2C+38-44&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3
Ascoltavano
“Come può il Messia esser figlio di Davide, se questi lo chiama Signore?”. La numerosa folla ascoltava volentieri Gesù che allargava loro la mente, facendoli sconfinare oltre le pergamene sacre. Insegnava loro ad usarle anche per conoscere se stessi. Quel giorno, ascoltandolo, si sentirono liberati dal peso della dinastia che li aveva portati su questa terra. Scoprirono di essere ben più dell’ultimo frutto di un albero genealogico. Si accorsero di avere e di essere un’anima. La parte divina di noi non è figlia di nessuno se non che di Dio, anzi è Dio stesso!
Come siamo
Ama il prossimo tuo come te stesso. L’importanza dell’amore per il prossimo non è in discussione, lo è però la sua misura. Se molti se ne infischiano degli altri, altrettanti si lasciano devastare il cuore dai problemi e dalle sofferenze altrui, non ponendo argini. Per loro forse Gesù oggi girerebbe il comandamento: ama te stesso come ami il prossimo tuo. Può esser più facile soccorrere l’altro con le sue sofferenze che guardar negli occhi noi stessi e ammettere gli stessi dolori. La chiave è in quel come. Amare richiede sempre grande misericordia, per il prossimo come per te stesso. L’altro è come te, tu sei come l’altro. Prendiamoci come siamo!
E’ bellissimo
Sostenevano che non c’è risurrezione del corpo, ma nemmeno è chiaro se credessero in una qualche sopravvivenza dell’anima. Se così fosse, i sadducèi sarebbero persone credenti in Dio ma non nell’Aldilà. Rispettare la Legge di Dio serviva dunque ad avere un qualche premio in questa stessa ed unica vita, un po’ come per noi rispettare le regole sociali e di buon vicinato per non avere grane in vita e molta gente al funerale. Siamo dunque un po’ tutti sadducèi? Forse. Quel che è certo è che troppo spesso, con una disinvoltura tipica dei farisei (oppositori dei sadducèi) parliamo e descriviamo l’Aldilà come se ci fossimo stati. Gesù fa degli accenni molto delicati in proposito, sapendo che in terra descrivere il cielo è come spiegare ad un pesce il piacere del sole sulla pelle. Andiamoci piano dunque nel dire che di là non c’è nulla: sarebbe un grave errore, dice Gesù. Ma siamo altrettanto cauti nel parlar del cielo come se ne avessimo in tasca le chiavi. Solo una cosa è certa: è bellissimo.






