Aveva fissato nel cuore ogni sua singola parola e aveva constatato in ogni istante di vita che erano tutte vere. Non era dunque quello il momento di dubitarne ma, anzi, di scatenarne la potenza di vita. Credere non significa non piangere, ma sfidare le lacrime. Non significa non avere paura, ma sfidare l’ansia. Credere non significa non vedere il male, ma sfidarlo sorridendo e dirgli in faccia: “Io so che tu finirai!”. Fu l’unica a rimanere in piedi sotto la croce. I Vangeli altro non ci dicono. Siamo certi che continuò a credere. L’aveva visto tante volte richiamare alla vita i morti con quella sua fede assoluta. Chissà, forse lo fece anche lei: “Figlio mio, Gesù, vieni fuori!”. Nulla è impossibile a Dio.
Venerdì santo
Chinato il capo, consegnò lo spirito.
Continueremo a credere all’amore?
Gv 18,1 – 19,42 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=gv+18%2C1-19%2C42&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Giovedì santo
Provare per credere: in sei giorni l’essenza di nardo non se ne va. Certamente i piedi di Gesù e i capelli di Maria erano ancora profumati. Era accaduto sei giorni prima, a Betania (= “casa dell’amicizia”), quando lei aveva cosparso i piedi di Gesù con l’essenza di nardo e li aveva asciugati coi suoi capelli. Gesù ruba l’idea e ripete il gesto sui piedi dei suoi, lavandoli. Con quei piedi puliti lo seguiranno al Getsemani, con quei piedi se la daranno a gambe dopo l’arresto. Con quei piedi Pietro lo seguirà da lontano finchè potrà, finchè la paura non avrà la meglio. Con quei piedi lui e Giovanni correranno al sepolcro, il primo giorno dopo il sabato. Ma prima la luna deve farsi piena, come ad ogni Pasqua.
Cercava
Da quel momento Giuda cercava l’occasione propizia per consegnarlo. Facciamo anche noi come lui! Cerchiamo l’occasione propizia per dialogare, per accorgerci di quanto e di come Dio agisce nella nostra esistenza. Occasioni di amore, di conoscenza, di gratitudine. Non perdiamo l’occasione di credere alla potenza dell’amore.
Mt 26, 14-25 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mt+26%2C14-25&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Quo vadis?
Se non ci importa nulla di qualcuno, difficilmente gli chiederemo “Dove vai?” e mai domanderemo di portarci con lui. Dove vai, Signore? chiede Pietro a Gesù durante la cena dell’ultima Pasqua. “Quo vadis domine?” ripete Pietro nell’apocrifo racconto degli Atti di Pietro, questa volta a Roma. “Dove vai?” ci chiede chi ci ama, quasi a dire “Portami con te, non lasciarmi”. Dove vai, Signore? perché non posso seguirti ora? Bella domanda, quella di Pietro. Perché non posso seguirti ora? Come mai non ce la faccio a seguirti, a esser libero come te? Dove vai, Signore? Resta con noi, Signore.
Gv 13, 21-33.36-38 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=gv+13%2C21-33.36-38&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Mentre fuori
Tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Trecento grammi di puro nardo, assai prezioso. Chissà, forse quella casa, pochi giorni prima, si era riempita dello stesso aroma, quando Marta e Maria preparavano il fratello alla sepoltura. Chi l’avrebbe mai detto che, da odore di lutto, sarebbe diventato profumo di festa? E cosa avrà provato Lazzaro a sentire quel nardo di cui aveva ancora tracce sul corpo? Un profumo che aveva vinto e lottato contro il cattivo odore che già da quattro giorni lo avvolgeva, quando aveva udito la voce del Maestro richiamarlo alla vita. E ora ci si prepara di nuovo: unzione, sepoltura e risurrezione. Così certo, Gesù, di risorgere che si lascia ungere da vivo. Così incurante della morte da riderle in faccia, da cenare in casa dei tre, mentre fuori i capi complottano e decidono di uccidere anche Lazzaro.
Rallenta
Trent’anni, tre anni, tre giorni. Una morbida frenata nel racconto del Vangelo, un rallentare sempre più. Avessero descritto tutta la vita di Gesù con la precisione usata per i suoi ultimi tre giorni, avremmo bisogno di mesi per leggere il Vangelo. Invece Marco lo si legge tutto in una cinquantina di minuti, la passione in sette, otto. Concediamoci il lusso di leggerla, come fosse la prima volta. Annulliamo spazio e tempo ed entriamo nel Vangelo, come lui entrò a Gerusalemme quel giorno, quando al suo passaggio non c’era ulivo o palma che non avesse rami spezzati.
Mc 14,1 – 15,47 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mc+14%2C1-15%2C47&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
4D
Questi capi dei sacerdoti e i farisei discutono l’autenticità del messaggio, se sia o no un falso Messia. Temono fughe di massa verso di lui, si preoccupano di difendere l’integrità della sana dottrina, per il bene delle anime, ovviamente. Ma non mettono affatto in discussione l’autenticità dei segni miracolosi di Gesù. Che Lazzaro sia risorto per la preghiera di Gesù è dato per certo da tutti. Che invidia! Da noi, oggi, nemmeno fai a tempo a raccontare un fatto prodigioso che già ti dicono che è tutto un trucco. Loro vivevano già una vita a 4D. Noi, se non stiamo attenti, arriveremo al 3D giusto per la tv!
Nessun segno
“Giovanni Battista non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che ha detto di costui era vero.” Potremmo dire che il miracolo di Giovanni Battista è Gesù stesso ed è credere in Gesù pur non avendo mai visto nessuno dei suoi segni.
Gv 10, 31-42 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=gv+10%2C+31-42&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Sgrammaticato?
“Abramo esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia”, afferma Gesù. E fino a qui è preso per un pazzo privo di senso del tempo. Quando però aggiunge che “Prima che Abramo fosse, Io Sono”, allora si fanno tutti più seri. Molto più seri, come si è seri di fronte ad una bestemmia. Sanno bene infatti che Dio, dal roveto ardente, a Mosè che gli chiedeva il nome aveva risposto: Io Sono. Per questo smettono di ridere e di prenderlo per un matto sgrammaticato e raccolsero pietre per lapidarlo.







