Attirare

Tutti si cerca di essere belli: le donne, le case, i ragazzi e le luci. Tutto vuole attirare la nostra attenzione, persino Dio. Lui però non attira a sé, ma a Gesù. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato. Attirare le attenzioni non su di sé ma su altri. Convogliare le forze non su di sé ma sull’altro. In un mondo dove, pur di ricevere attenzione, si è disposti a dire stupidaggini, ad esibirsi in pubblico o compiere del male, Gesù ci ricorda che lui è come il Padre: non attira nessuno a sé.

Gv 6,44-51 disse Gesù alla folla:
«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Perdersi

“Lascialo perdere!”, ci siamo spesso sentiti consigliare. È così comune questa espressione, che non le diamo più nemmeno significato. Per noi è un innocuo e forse doveroso “prendi le distanze”. Ma le parole hanno un peso e sono un fatto. Torniamo dunque ad usarle con attenzione, prima di ritrovarci a maledire il prossimo senza nemmeno saperlo. Ad ogni “lascialo perdere” ripeteremo mentalmente “lascia che si perda”. E poi sentiremo il cuore rispondere con le parole del maestro: la volontà di Dio è che io non perda nessuno. Dunque sì, a volte dobbiamo lasciare uno spazio tra noi e coloro con cui abbiamo una relazione così difficile da essere nociva per entrambi. Ciò significa saper perdere. Ma momentaneamente, credendo di cuore che in Dio ritroveremo tutti, senza che nessuno si perda.

Gv 6,35-40 disse Gesù alla folla:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno»

Quattro

Perché quattro e non uno solo? Ogni volta che siamo davanti alla festa di un evangelista sorge questa domanda unita ad un forte senso di gratitudine. Nei secoli successivi certamente non ce l’avrebbero fatta, ma nella Chiesa dei primi tempi, nella Chiesa apostolica, l’elasticità di vedute era ancora quella di Gesù. Ecco perché i vangeli sono quattro. O meglio: il vangelo di Gesù è uno, trascritto in quattro testi, tutti ufficiali e di pari importanza. Perché è legittimo raccontare in modo diverso la stessa cosa, è naturale trovarsi meglio con uno stile narrativo piuttosto che con un altro, così come è più che umano preferire partecipare alla messa celebrata da questo o da quel prete, in questa o quella chiesa. Non è vero che uno vale uno, così come Marco non è Giovanni né Luca né Matteo, eppure sono un unico vangelo. Unità non è uniformità.

San Marco evangelista Mc 16,15-20  Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Priorità

Quella gente si rende astuta e scaltra. Osserva, calcola e decide: andare a tutta velocità all’altra sponda per trovare quel Gesù che ha moltiplicato il pane e che non si è lasciato incoronare re. Quando qualcosa ci interessa davvero, ce la mettiamo tutta. Facciamo chilometri, ritagliamo spazi di tempo libero, rinunciamo al sonno, inventiamo scuse per cancellare impegni in agenda. Se però fossimo sinceri, smetteremmo di dire “non ho tempo” per stare con te o con me stesso o per calarmi quindici minuti nel silenzio della meditazione. Diremmo piuttosto “ho di meglio da fare”. È solo questione di priorità, di dare o meno importanza alle cose. Fissata la più importante, individuato ciò che è irrinunciabile, il resto si aggiusta di conseguenza. Dunque diamoci da fare per ciò che rimane in eterno.

Gv 6,22-29 Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Emmaus

A cena col risorto, facendosi spiegare da lui stesso la Scrittura. È solo alla luce della resurrezione che si possono comprendere ed interpretare le pagine della Bibbia.

Pace

La moltiplicazione dei pani, che abbiamo letto ieri, si concludeva con Gesù che se ne scappava da solo su un monte perché la folla voleva farlo re. L’ episodio di oggi si concluderà con la stessa folla che attende Gesù sulla riva, dove lo ha preceduto a piedi. Al centro dei due episodi e al centro del lago, stanno i discepoli che remano controvento a fatica. Gesù è fuori da tutta questa agitazione. Prima da solo sul monte, poi a camminare sulle acque. Lui si che sapeva darsi i tempi giusti, prendersi gli spazi necessari per ricentrarsi e passeggiare tranquillamente al di sopra delle agitazioni altrui. Solo chi è in pace, infatti, può a sua volta trasmetterla.

Gv 6,16-21 Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Quel senso di impotenza

Una sproporzione enorme. Un senso di scoraggiamento e impotenza. Cinquemila famiglie e lì, in un cestino, cinque pani. Da che parte si comincia? Aiutare chi è nel bisogno è come svuotare il mare con un cucchiaio: più dai, più ti accorgi che non basta. Non c’è una fine, non c’è. I poveri persino quando muoiono devi pagargli la tomba. Ecco perché pochi si incamminano sul sentiero della carità. Quel giorno Gesù non smentì Filippo né Andrea: avevano ragione a dire che neppure duecento denari sarebbero bastati a dare un pezzo di pane a ciascuno. Cosa sarà mai questo per tanta gente? Nulla. Tutto però si risolse con un’altra parola: grazie. Disse grazie a Dio. Ma anche al ragazzo che aveva donato i cinque pani e due pesci. Senza quel dono non sarebbe accaduto nulla.

Gv 6,1-15 Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

In dialogo

Si percepisce fortissimo che il vangelo di Giovanni fu scritto ad una certa distanza temporale dalla resurrezione di Gesù. Non si leggono solo i fatti e i suoi discorsi. Sono presenti pagine come questa, che vogliono rispondere alla domanda sulla identità di Gesù e sulla sua interiore missione. Chi è? In quale rapporto sta con Dio? Quale rapporto si crea tra lui, chi crede in lui, e Dio? Ogni volta che nella preghiera e nel dialogo interiore noi entriamo in contatto con Gesù, noi siamo in contatto reale con un uomo risorto che non vediamo né tocchiamo solo ed esclusivamente perché lui, dalla ascensione in poi, ha deciso così. Questo Gesù è il Figlio a cui Dio ha dato in mano ogni cosa. Perché allora siamo sempre tesi, ansiosi, con un fondo di costante preoccupazione così abituale da non conoscerne più nemmeno il motivo?

Gv 3,31-36 Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

Se vuoi

Immaginiamo la condanna come frutto della decisione di un giudice, qualcuno che ci valuta colpevoli e meritevoli di un castigo. Nell’immaginario di ogni religione passata e presente c’è un giudizio sulla vita terrena dopo la morte. Anche nella grande scena del giudizio universale in Matteo c’è una sentenza emessa dal giudice re. Nel discorso a tu per tu però, fuori dalla metafora del tribunale divino, Gesù spiega a Nicodemo cosa intende per condanna. Essa non viene direttamente da Dio in modo attivo, come una pena che ti cade addosso e che non puoi sfuggire. Essa è piuttosto una auto condanna, frutto della libera scelta di non credere al Vangelo, al messaggio luminoso di Gesù. Non credendo alla luce, ci si esclude da essa e si resta nelle tenebre. Non ti ci manda Dio a spintoni, ma ci vai da solo non scegliendo la luce dell’Unigenito figlio di Dio. Direte: sì, ma è pur sempre condanna. Certo, ma non è nei piani di Dio il quale invece ha l’unico disegno di salvare il mondo. Del resto, se non ci fosse la possibilità di rifiutare la luce di Dio e amare le tenebre, che ne sarebbe della nostra libertà? Allergici come siamo ad ogni forma di pur vaga costrizione, non possiamo che apprezzare questo consenso informato al Paradiso.

Gv 3,16-21 Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Sempre tempo

Non meravigliarti di quello che ti dico, Nicodemo. Meravìgliati piuttosto di non averlo ancora capito, di non esserci arrivato da solo. Eppure è bello anche così, arrivare ad essere anziani maestri e capire di non aver ancora capito. Vero vecchio è colui che crede di sapere già tutto. Solo la morte gli manca di conoscere. Che tristezza questi branchi di giovanissimi che non hanno più voglia di conoscere, di chiedere, di ascoltare: “Semmai lo cerco su Google”. Sono le comodità a rovinarci: quando tutto è a portata di mano, la forza di volontà è quella di una larva. Nicodemo era anziano ma andava da Gesù di notte, colmo di domande: dimmi Gesù, come può accadere questo? Ieri in classe gli alunni litigavano: “Ma vuoi starti muto! Ho alzato la mano prima di te, ora il prof risponde alla mia domanda!”. A parte i modi, Nicodemo è ancora vivo.

Gv 3,7-15  Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».