Fuggire

Si nascose e uscì dal tempio, perché volevano prenderlo a sassate. Ci lascia fosse un po’ perplessi questa immagine di Gesù in fuga. Siamo abituati ad attribuirla ai discepoli che, nel Getsemani, fuggirono tutti e lo lasciarono solo. Siamo anche abituati ad un mondo di bulli (tredicenni maranza o capi di Stato) che pongono il loro onore nelle botte fino alla morte, purché non si dica che sono fuggiti. Invece l’intelligenza dice altro, perché chi è intelligente è umile a sufficienza per capire che la vita vale più della borsa e che l’onore vero non è questo. Non si tratta infatti di morire uccidendo, ma di vivere amando. Gesù di nascose e uscì dal tempio, perché aveva ancora molto amore da dare e non tempo da perdere in risse.

Gv 8,51-59 Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Un grazie speciale a chi ha raccolto il nostro appello e ha inviato il suo aiuto alla nostra Onlus “Buono Dentro Buono Fuori” Molte persone vorrebbero aiutare il prossimo ma non sanno di chi fidarsi. Potreste farvi coraggio e proporre di aiutarci https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Discendenza

Noi siamo discendenti di… E a che serve vantarsene? A che serve parlare del nostro sangue, se non siamo capaci di non spargere quello altrui? Forse qualcuno ha scelto i propri genitori? Dove sta dunque il vanto di essere discendenti di Abramo o di tizio o caio? Semmai la responsabilità. Se infatti chi ci ha generato è santo, perché noi non lo siamo ancora? Se invece siamo stati generati da prostituzione, perché proseguiamo su questa linea? Da chi mi ha generato posso prendere esempio con gratitudine. Ma pongo attenzione a ciò che la mia vita genera: frutti sani di pace o frutti marci di tenebra?

Gv 8,31-42 Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Mai soli

Forse è una delle paure più forti che ci portiamo dentro sin da quando eravamo bambini: essere lasciati soli. Anche da adulti, è tutto uno sforzo per avere un consenso, un apprezzamento, un qualcuno che stia dalla nostra parte. Essere lasciati soli è la sensazione più amara, è il criterio con cui distinguiamo l’amico vero da quello passeggero: mi hai lasciato solo nella mia fatica, nella malattia, nel dramma che vivevo. Che amico sei? Gesù sperimentava fortissima la sofferenza d’essere lasciato solo da molti che prima lo seguivano. Faceva contrasto il calore della presenza tangibile di Dio, tanto che lo chiamava Padre: è con me, non mi ha lasciato solo. Gesù ha fatto esperienza di quanto sia impossibile essere soli e vivere. Per questo non ci lascia mai soli. Se soltanto quotidianamente dedicassimo del tempo ad aprire i canali dello spirito, ne avvertiremmo la presenza e gusteremmo il dialogo con lui. Ma abbiamo tanto da fare, noi. Non andiamo più nemmeno a messa la domenica, figuriamoci se possiamo meditare ogni giorno. E ci sentiamo soli.

Gv 8,21-30 Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Se il terreno è buono

Gli undici versetti più scomodi del vangelo. Parole incandescenti, che nessuno vuole toccare così come quella donna nessuno voleva toccarla per ucciderla. Noi siamo abituati ad ammazzarci a distanza con un fucile, un missile o un drone. Non vedi in faccia chi uccidi. A quei tempi l’unica maniera era lapidare, scagliare pietre tutti insieme. Tutti partecipi ma nessuno macchiato di sangue. È l’ipocrisia di chi crede alla violenza come soluzione del male, eppure vuol restarne fuori. Come chi invia armi a chi fa la guerra e poi dice di voler la pace. Chi non ha peccato, scagli per primo la pietra. Se ne andarono tutti, non perché tutti avevano tradito la moglie, ma perché tutti si resero conto di vivere una vita adulterata, non autentica, inquinata da falsità. Forse qualcuno si sentì responsabile del peccato di quella ragazza. Si sentì costruttore di una società marcia di cui lei era il frutto.

Gv 8,1-11 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

https://lalocandadellaparola.com/2023/02/12/ma-io-vi-dico/

Lazzaro

Come affronta Gesù la morte di un amico? Come affronterà la propria? Per lui tutto era un’opportunità per vedere Dio più da vicino. Persino la morte era quindi un mezzo per dare gloria all’amore di Dio.

Gv 11 un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Annunciazione

Svegliarsi al mattino sapendo per chi si andrà a faticare al lavoro. Restare insonni sapendone il motivo. Urlare di rabbia motivata e piangere per una causa fondata. In questo mondo di sapientoni improvvisati, di esperti da discount, abbiamo assolutamente bisogno di un maestro da ascoltare, di una traccia da seguire. Ecco la festa di oggi, l’annuncio che esiste, che è possibile, seguire qualcuno che ne valga la pena, che non ti deluda. Tu Maria avrai un bambino. Noi avremo un maestro da seguire.

COMUNICAZIONE IMPORTANTE Purtroppo, nonostante non siano mancante persone generose, dobbiamo annunciare che le casse della Onlus “Buono Dentro Buono Fuori” che mi sostiene nell’attività d’aiuto a Timor Est, sono ormai vicine all’esaurimento. La preoccupazione è forte, perché sono tanti gli studenti che confidano nel nostro aiuto e che, in caso di interruzione, sarebbero costretti a rinunciare agli studi. Lo stesso dicasi per chi riceve aiuti alimentari. Ogni singolo euro è prezioso. Se potete “aiutarci ad aiutare” vi ringraziamo nel nome dei bisognosi. Se non potete, diffondete questa richiesta e sentitevi ringraziati ugualmente. Contate sempre sulla nostra amicizia e sulla preghiera nostra e di chi aiutiamo. https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Annunciazione del Signore Lc 1,26-38 L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Quasi nascosto

È vero e capitò anche a lui, a Gesù: non tutto si può fare apertamente. Vi sono cose che vanno fatte quasi di nascosto. Intuizioni profonde che, divulgate in pubblico, perderebbero forza dileguandosi in pettegolezzi e commenti. Elemosine che, rese note, si tramuterebbero in causa d’orgoglio. Dialoghi a due che devono restare tali e non possono essere raccontati a terzi. Non si tratta di giocare ai segreti o addirittura di mentire. Menzogna è tacere una verità che l’altro ha diritto di conoscere. Se non ne ha diritto, non è obbligatorio raccontare tutto a tutti. Quel silenzio, quell’agire quasi di nascosto, è custodire nel cuore, virtù mariana ormai rara quanto la fede.

COMUNICAZIONE IMPORTANTE Purtroppo, nonostante non siano mancante persone generose, dobbiamo annunciare che le casse della Onlus “Buono Dentro Buono Fuori” che mi sostiene nell’attività d’aiuto a Timor Est, sono ormai vicine all’esaurimento. La preoccupazione è forte, perché sono tanti gli studenti che confidano nel nostro aiuto e che, in caso di interruzione, sarebbero costretti a rinunciare agli studi. Lo stesso dicasi per chi riceve aiuti alimentari. Ogni singolo euro è prezioso. Se potete “aiutarci ad aiutare” vi ringraziamo nel nome dei bisognosi. Se non potete, diffondete questa richiesta e sentitevi ringraziati ugualmente. Contate sempre sulla nostra amicizia e sulla preghiera nostra e di chi aiutiamo. https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Gv 7 Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

Per un momento

Solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla luce di Giovanni. Poi più nulla. Poi è stato come nulla fosse. Solo per un momento sentiamo il cuore scaldarsi, intuire la scelta da compiere, le cose che dobbiamo cambiare. Siamo quelli dei molti lamenti e di altrettanti propositi: devo assolutamente rallentare i ritmi, trovare più tempo per i figli, per il coniuge, per Dio. Devo fare questo e quello, aiutare i poveri e imparare a pregare. Solo per un momento restiamo fermamente convinti. Le opere che stiamo facendo testimoniano però che quel momento era solo un momento. Non abbiamo saputo raccogliere l’intuizione spirituale e, come un sogno al risveglio, si è dissolta. Forse per questo non abbiamo in noi l’amore di Dio. Vorremmo averlo, forse lo assaporiamo solo per un momento. Poi se ne va.

Gv 5,31-47 Gesù disse ai Giudei:
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Anche ora

Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco. È la risposta di Gesù a quelli che gli contestavano d’aver operato una guarigione in giorno vietato, di sabato. Contestazione dello stesso paralitico che, l’abbiamo visto ieri, è il primo a spifferare tutto. Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco. Una risposta di una linearità unica. Dio agisce costantemente, sette giorni su sette, direbbe il libro della Genesi. La creazione è costante, anche ora. Allora, qualunque sia il nostro stato, che siamo tristi o allegri, dubbiosi o sereni, ripetiamoci come un mantra: il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco, anche io opero misericordia. Ora.

Gv 5,15-30 Quell’uomo (guarito alla piscina di Betzatà) se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.
Ma Gesù disse loro: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Àlzati e cammina

Erano due le grandi vasche d’acqua di Gerusalemme. Una l’abbiamo incontrata domenica: la piscina di Siloe con il nostro cieco nato che un sabato, senza implorare la guarigione, si ritrova ad essere un segno vivente della luce creatrice che è Gesù stesso. L’altra vasca è quella di oggi, Betzatà, con questo anonimo paralitico lagnoso che non fa altro che raccontare i suoi mali e si indispettisce pure d’essere stato guarito. Non ha più motivo per chiedere elemosina: ora gli toccherà sgobbare. Il cieco nato fu il primo ad essere cacciato fuori dalla sinagoga, scomunicato per aver riconosciuto Gesù come il Cristo profeta. Questo è il primo che va a denunciare Gesù ai giudei che lo perseguitano perché compie guarigioni di sabato. Non basta dunque l’acqua, non basta il battesimo, non basta nemmeno essere miracolati da Gesù. Occorre essere persone che camminano davvero, non che si limitano a dire quanto sarebbe bello farlo.

Gv 5,1-17 Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.