Eppure

È evidente a tutti che la nostra società non nega a nessuno la possibilità di parlare e ascoltare ciò che si vuole. Le censure politiche o religiose sono un ricordo ormai davvero lontano. Basta un breve viaggio sui social per leggere migliaia di opinioni disparate su qualsiasi tema. Non occorrono più né permessi né qualifiche per pontificare su tutto e tutti. Anche chi grida alla mancanza di libertà e democrazia, facendolo dimostra il contrario. Eppure, la capacità di ascolto cala sempre più e la sensazione di essere inascoltati come muti aumenta. Chi ci ascolta davvero? Chi ascoltiamo fino in fondo? Chi parla anziché urlare? Chi è consapevole di ciò che dice?

Mc 7,31-37 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+7%2C31-37&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Cosa parli?

L’abbiamo visto ieri: avidità, malvagità, inganno, invidia, superbia… qualunque tipo di spirito impuro ci divide gli uni dagli altri. L’unico modo per liberarsene è trovare una lingua comune. Gesù e questa donna siro-fenicia avevano ognuno la propria lingua. E la lingua, dopo la pelle, è il miglior confine. Parlarono greco, lo parlarono in qualche modo, ma sufficiente ad intendersi. Sufficiente ad allontanare ogni spirito impuro. La lingua comune è quella del vangelo, che insegna ad amare ogni essere vivente e che, tra l’altro, fu scritto proprio in greco!

Mc 7,24-30 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+7%2C24-30&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Non basta

Erano fissati con il codice di purità, che elenca cibi e cose assolutamente da evitare onde mantenersi puri. Ma ahimè, rispettarlo non bastava per raggiungere la purezza spirituale. Un po’ come se essere vegetariani garantisse d’essere non violenti, o vegani non sfruttatori del prossimo. Gesù sposta l’attenzione, dall’esterno all’interno. Siamo noi che ci inquiniamo a vicenda con il male che esce da noi stessi. È il cuore che va vigilato, non il piatto. A meno che sia quello di chi non ha nulla da metterci.

Mc 7,14-23 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+7%2C14-23&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Intervista integrale a Papa Francesco. È un dovere ascoltarla https://www.raiplay.it/video/2022/02/Sua-Santita-Papa-Francesco—Che-Tempo-Che-Fa-06022022-b952f77e-474f-4d8b-bba2-153e49b646e3.html

Mondanità

Annullare la parola di Dio con una tradizione umana. Quando la mentalità umana prevale su quella di Dio, anche dentro una religione, allora la spiritualità si inquina. “Questa mondanità spirituale dentro la Chiesa fa crescere una cosa brutta, il clericalismo, che è una perversione della Chiesa. Il clericalismo che c’è nella rigidità, e sotto ogni tipo di rigidità c’è putredine, sempre. Queste sono le cose brutte che succedono oggi nella Chiesa, la mondanità spirituale che crea questo clericalismo e che porta a posizioni rigide, ideologicamente rigide, e l’ideologia prende il posto del Vangelo”. (Papa Francesco, intervistato da Fazio⬇️)

Mc 7,21-13 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+7%2C1-13&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Intervista di Fazio a Papa Francesco https://www.famigliacristiana.it/articolo/nell-immaginario-universale-quello-che-conta-e-la-guerra.aspx

Li guariva

Mentre tutti si affannano a farsi notare, lui sperava di non essere riconosciuto. Mentre si cerca di colpire con gli abbigliamenti più originali, tutti lo supplicavano di sfiorare il suo mantello. Mentre tutti cantano e urlano e scrivono non tanto ciò che credono vero, ma ciò che credono apprezzabile, lui in silenzio guariva la gente. Perché poi, alla fine, si va da chi ci fa stare meglio. E dove lui passava si stava benissimo.

Mc 6,53-56 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+6%2C53-56&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Papa Francesco da Fazio https://www.corriere.it/cronache/vaticano-news/22_febbraio_06/papa-francesco-fabio-fazio-intervista-diretta-che-tempo-che-fa-b156ec46-8763-11ec-b89c-0af407efe3ea.shtml

Di nuovo

Sulla tua parola getterò le reti. Sulla tua parola noi tutti getteremo di nuovo le reti! Le getteremo nella consolazione e nel tempo della difficoltà, nel buio della notte, ai primi bagliori dell’alba, sotto l’ardore del sole al meriggio. Sulla tua parola getterò le reti: le getterò continuando a nutrirmi di ogni parola che esce dalla tua bocca e offrendola a coloro a cui mi hai inviato. Le getterò nei mari calmi della fede accogliente, come in quelli tempestosi del dubbio e della tentazione di non credere. Le getterò a tempo e fuori tempo, perché sempre e solo dalla tua Parola nasca ogni mia parola. Anche in rapporto a chi non ti conosce o non crede in te getteremo le reti sulla tua parola: liberi dallo sgomento e dalla paura, e tu ci renderai pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi, con dolcezza e rispetto”. (Carlo Maria Martini)**

Lc5,1-11 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+5%2C1-11&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

** ultima lettera pastorale di C.M.Martini https://kairosterzomillennio.blogspot.com/2012/08/martini-lettere-pastorali-sulla-tua.html?m=1

Sempre

Sono animali domestici, non vivono senza l’uomo: le pecore non stanno senza pastore. Così appariva la gente a Gesù: bisognosa di una guida che se ne prendesse cura. Ogni essere umano cerca dei riferimenti, sin dalla nascita. Ci sono però pecore senza pastore perché non lo vogliono. Non credono nella bellezza di ricevere la saggezza da altri, preferiscono fidarsi solo di ciò che verificano di persona. Fosse per loro saremmo ancora nelle caverne, perché una vita non basta a fare esperienza nemmeno delle nozioni base. Se vuoi evolvere, devi fidarti di ciò che altri hanno scoperto. Le più pericolose sono infine quelle pecore che si credono pastori. Sono insegnanti incapaci di educare, youtuber tuttologi, politici di bassa lega, preti bigotti e rigidi, e gente del genere. Improvvisandosi guide senza saper camminare, portano fuori strada molte persone. Abbiamo bisogno di imparare ancora molte cose.

Mc 6,30-34 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+6%2C30-34&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Non puoi

Povero Erode, non gliel’avevano spiegato. O forse sì, ma sul più bello se l’era scordato. Quando si agisce d’impulso e si elimina chi, parlando, ci mette in crisi, non si risolve un bel niente anzi, la paura aumenta. La persona che abbiamo allontanato, anziché sparire, pare che acquisti forza. Le sue parole risuonano nella nostra mente, la sua immagine fluttua nei nostri sogni. Chi ci circonda sembra avere ad ogni attimo il cattivo gusto di rievocare fatti che riportano in vita chi credevamo sepolto, se non sotto terra, almeno sotto una coltre di silenzio imbarazzato. Ma, come Erode, ci troviamo ad ammettere che a nulla è valso uccidere, scomunicare, allontanare, ignorare il “grillo parlante” che, magari un po’ petulante, ci rinfacciava la verità. Ora lui non c’è più, ma proprio questa assenza rende alle sue parole la forza che hanno sempre le ultime parole. E ci troviamo sconfitti dalla nostra vittima: Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!

Mc 6,14-29 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+6%2C14-29&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Li inviò

Sarei curioso di sapere che abbinamenti fece quando chiamò i dodici e li mandò a due a due. Separò le due coppie naturali dei fratelli Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni? Li lasciò invece insieme perché, da coppie di pescatori, si rinforzassero in coppie di pescatori di uomini? E chi mise accanto a Natanaèle, cresciuto all’ombra della religione, forse l’ex pubblicano Matteo? Magari ritenne di non dover forzare troppo la mano e gli accostò uno che, almeno dal nome, era anch’egli un israelita osservante: Giuda. Forse – perché no? – li lasciò liberi di affiatarsi e affiancarsi secondo la loro naturale empatia. Non sappiamo. Non ci sono ricette nel vangelo, non ci sono forzature. Solo cammino. Tanto cammino.

Mc 6,7-13 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+6%2C7-13&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Candelora

Il suo nome popolare è “candelora”, proprio per l’uso di accendere e benedire candele in questa festa della presentazione di Gesù al tempio. Il santo Simeone, stringendo tra le braccia Gesù bambino, lo definì infatti luce delle genti. Domani si ricorderà San Biagio martire, patrono della gola. Si narra che salvò un bimbo vorace dal soffocamento provocato da una lisca di pesce che gli si era conficcata in gola. Unendo le due feste, di oggi e di domani, nacque l’uso di farsi benedire la gola appoggiandola su due candele incrociate. I milanesi poi, giunti a casa con la gola benedetta, mangiano ciò che resta del panettone di Natale. Del resto, questa festa sa tanto di Natale e ci riporta tra le braccia Gesù bambino che ci chiede: sono ancora la tua luce?

Presentazione di Gesù http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+2%2C22-40&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1