Non rassegnarti

Forse per farsene una ragione, per dare un senso a ciò che non ne ha, o forse per vedere del buono dove non c’è. Fatto sta che spesso, davanti alla morte e alla malattia, si sente dire “è volontà di Dio”. Liberi di dirlo e di pensarlo. Dicono però che, per sapere come la pensa Dio, bisogna ascoltare come la pensa Gesù. Da tutta la sua vita e, oggi, da questo vangelo, deduciamo che non ha mai dato cenno di pia rassegnazione ed accettazione del male. Talità kum, alzati! Ecco come reagiva Gesù di fronte alla morte. Non attribuiamo dunque né a lui né a suo Padre i mali che ci affliggono. Oltre che sbagliato, questo pensiero potrebbe portarci a non fare nulla per alleviare il dolore altrui. E ciò è davvero l’ultima cosa che Dio vuole.

Mc 5,21-43 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+5%2C21-43&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Le persone

A volte, mentre la razionalità e il corpo dormono immobili, l’anima più profonda approfitta per dire la sua. La Bibbia è piena di episodi del genere, basti pensare che, se Gesù nacque e poi scampò a Erode, fu proprio grazie ai sogni di suo padre Giuseppe. Anche la storia della Chiesa è colma di sognatori spirituali, gente che aveva un’anima così illuminata da doverla ascoltare anche di notte. Oggi festeggiamo san Giovanni Bosco, forse l’unico santo così popolare da essere chiamato per cognome: “don Bosco”. Sognò ed ascoltò i suoi sogni. Sognò e anticipò, nel mondo della scuola, quei metodi e quei valori che oggi sono condivisi anche da chi non lo conosce. Sognò e realizzò quelle che oggi sono chiamate scuole di formazione professionale. C’è ancora qualche giovane che non sogna un titolo, ma un mestiere. C’è ancora qualche insegnante che, pagato come uno spazzino, considera i giovani ben più importanti di un sacco dell’umido. I giovani interessano a molti, quando possono essere buoni clienti. Quando invece si tratta di aiutarli a crescere, le forze calano. Fortuna e grazia che qualcuno si occupi di loro e ripeta con don Bosco: da mihi animas, cetera tolle.**

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**   “Dammi le anime, prendi tutto il resto”. Questo versetto della Bibbia in latino, era il motto di don Bosco anche se, nell’attuale traduzione più corretta, non leggiamo più anime. Risale ad un episodio della Genesi. Il re, sconfitto da Abramo, gli dice Dammi le persone, tieniti le cose. Ancora più affascinante, questa versione, perché le persone è traduzione più completa rispetto al riduttivo anime. Dammi le persone, tieni il bottino di guerra. Le persone anzitutto, non le cose. Fa eco ad un’altra espressione di don Bosco “basta che siate giovani perché io vi ami”. Dammi le persone, soprattutto quelle che lo stanno ancora diventando.

Ma egli

In fondo, un po’ lì possiamo capire: era il loro momento. Nazareth era una perfetta sconosciuta, citata in tutta la Bibbia la bellezza di zero volte. Per la prima volta in assoluto, dunque, il nome del loro paesino iniziava a circolare. Infatti giù a Cafàrnao, sulle sponde del lago che chiamavano mare, lui lo chiamavano il Nazareno e la cosa li riempiva di stupore ed orgoglio. Forse qualcuno fiutava pure affari, sognando di aprire qualche locanda per i pellegrini che sarebbero giunti lassù, a farsi curare e benedire dal figlio di Giuseppe che ora era Gesù-di-Nazareth. Spense subito le loro aspettative dicendo, chiaro chiaro, che si sentiva un inviato (=messia) più che un radicato; di tutti, persino dei pagani, più che solo dei nazareni. Reagirono inviandolo loro stessi. Lo cacciarono fuori ed egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Quanto a Nazareth, lo sappiamo, divenne comunque nota a tutto il mondo.

Lc 4,21-30 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+4%2C21-30&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Connessione

Se ci raccontassero di un maestro yoga capace di levitare, o di un monaco buddista in grado di far fiorire mandorli fuori stagione, noi ne rimarremmo incantati e giustamente. Nonostante tutto, la potenza della spiritualità ci affascina ancora. Non pensiamo mai al maestro Gesù come a un uomo capace di dialogo con il vento e il mare e il creato. Eppure era così, essendo il Cristo, colui che ha in sé la potenza creativa di Dio. Il suo cuore era in costante connessione con ogni creatura, con ogni atomo dell’universo. E chiedeva ai suoi di avere fede che, credendo, avrebbero fatto altrettanto.

Mc 4,35-41 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+4%2C35-41&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Come non lo sa

Chi semina può sapere come fa a germogliare un seme, cioè cosa gli accada. Ma come sia possibile che accada, questo no, questo non lo sa. Sa semmai il contrario, cioè che non dipende da lui: dorma o vegli, il seme germoglierà da sé. Può decidere di seminare, può decidere di mietere. Può decidere di ammettere di non sapere proprio nulla sul perché delle cose. Quel seme, in fondo, potrei essere io stesso. Posso anche sapere chi mi ha messo al mondo, se per caso, per amore o per violenza. Ma non posso sapere perché io esisto anziché essere nulla, e perché amo e voglio amare e da dove venga tutto ciò. Posso solo gioire d’esserci.

Mc 4,26-34 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+4%2C26-34&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Sempre più

A chi ha sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. È la spietata legge della ricchezza. I ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Il vangelo di oggi ci ricorda che questa legge vale anche per la ricchezza interiore, per quella luce che rischiara la casa, che rischiara il tuo cuore. Chi ha desiderio di fare il bene, ne avrà sempre di più. Chi non ha desiderio di fare il bene, vedrà sempre meno motivi per farlo. Più vivi, più vivrai; più ami, più amerai; più vuoi crescere e capire, più capirai e crescerai. Perché non vi è nulla di segreto che non ti verrà rivelato, né di nascosto che non verrà illuminato.

Mc 4,21-25 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+4%2C21-25&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Fermati

Gli operai della misericordia sono pochi e il lavoro è molto, dice Gesù inviando i suoi. Ci aspetteremmo poi che raccomandasse di non perdere tempo e di passare di casa in casa, per raggiungere tutti, senza fermarsi troppo. Invece raccomanda il contrario, cioè di fermarsi e restare, non passare di casa in casa, di persona in persona. Restare, mangiare, bere, guarire i malati. Perché questa apparente contraddizione? Perché, se il lavoro è enorme e pochi lavorano, Gesù ordina di restare in una casa soltanto? Forse il vangelo ha bisogno di una semina profonda, non a spaglio. Di incontri veri, non distratti. Di tempi più lunghi, non di affanni.

Santi Timoteo e Tito Lc 10,1-9 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+10%2C1-9&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Conversione

Forse non è esattamente come molte volte abbiamo detto. Forse la conversione non è un cambio di religione, da una “sbagliata” ad una “giusta”. Non ci accontentiamo più nemmeno dell’immagine efficace dell’inversione di marcia, della conversione come un tornare indietro per aver sbagliato strada. La immaginiamo sì come un’inversione, ma simile a quella dei tornanti di montagna. Si inverte la direzione e al contempo si sale. E più si sale, più si guarda giù e si sorride. Vista dall’alto, la strada percorsa è buffa: tutti quegli avanti e indietro hanno allungato il cammino e sembrano le tracce di un ubriaco. Ma, vista dal basso, camminando, era la strada che ci pareva buona in quella salita verso il cielo. E si gira, si gira, si guadagna quota ritornando e convertendo passi e pensieri. In continua e sempre ricominciata conversione del cuore e della vita.

Conversione di San Paolo http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=At+22%2C3-16&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Comunicare

Non avendo il permesso di entrare nella città di Ginevra, di cui era il vescovo, S.Francesco di Sales non si perse d’animo e si diede da fare per mantenere i contatti con i propri fedeli. Utilizzando la recente invenzione, stampava su volantini l’omelia che avrebbe voluto tenere di persona a Messa e la faceva distribuire. Oggi dunque, giorno della sua memoria liturgica, è anche un po’ festa per noi della Locanda. Non tutto vi possiamo raccontare, ma sappiate che nacque veramente come volantino stampato su carta, ormai una ventina d’anni fa. Quando poi le distanze aumentarono ma pure la tecnologia, la Locanda lasciò la carta ed aprì qui. Da allora, ogni giorno, ci diamo appuntamento con la Parola di Dio. A tutti voi, cari lettori, il nostro grazie e, se potete, chiedete che lo Spirito ci insegni a leggere sempre meglio Parola e tempi odierni.

San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti Mc 3,22-30 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mc+3%2C22-30&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Omelia moltiplicazione dei pani

Inviato

C’è un momento, nella vita di chi segue Dio e la sua Parola, in cui si fa chiaro cosa sia stato scritto apposta per il cammino di quell’anima. Giovanni Battista divenne la voce che grida nel deserto, di cui scrisse Isaia. Gesù, nella minuscola sinagoga di Nazareth, annunciò quel sabato la “sua” parola: Sono stato mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare un tempo di misericordia del Signore. Poi proseguì, dicendo che questa sua missione sarebbe stata estesa a tutti, non solo ai credenti di Israele. A tutti, partendo anzi dai più lontani, dai “non”. Non ebrei, non meritevoli, non come noi… A Nazareth non la presero bene, lo cacciarono via, rischiò il linciaggio. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Aveva una missione da compiere, una parola da realizzare.

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