È proprio così. Critichiamo negli altri quegli aspetti in cui noi stessi ci riteniamo carenti. Ai tempi del Covid-19, chi più si ergeva a giudice dei medici? Non certo altri scienziati, ma piuttosto quelli che, non capendoci nulla, si sentivano ignoranti. Non giudicare per non essere giudicato. E non sentirti giudicato, per non diventare un giudice crudele. Prima di metter la toga, sarà bene analizzare i propri complessi.
Quando poi farà giorno, tu sarai ciò che avrai udito nel buio. Griderai nelle piazze quello che hai visto nella solitudine della tua preghiera. Nulla può restare nascosto. Che tu lo voglia o no, la tua vita interiore sarà svelata dalle tue azioni.
L’abbiamo trovato! Dopo averlo cercato ovunque, era lì, dove meno ce l’aspettavamo. Il Signore non è che un bimbo scalzo che ci guarda da un telefonino da due dollari. Ce l’ha detto mille volte, ma noi continuiamo a cercarlo altrove, tra i libri, le riunioni, le belle discussioni. Perché mi cercavate? Sapendo dove sono, siete andati altrove. Perché continuate a chiedervi dov’è Dio? Vi ho appena inviato un selfie, non capite?
Non abbandonarci alla tentazione di lasciare gli altri indietro e che ognuno si arrangi come può. Non abbandonarci alla tentazione di crederci abbandonati da te, come se ci fosse qualcosa di più importante di noi di cui occuparti. Non abbandonarci alla tentazione di mangiarci il nostropane pregandoti di darne tu a chi non l’ha, mentre questo è compito nostro. Liberaci dal male di ogni nazionalismo, razzismo e intransigenza, perché tu sei Padre e Madre e Fratello di ogni vivente nell’universo.
Si siede lì, in riva al fiume, con questo mantello tra le mani. Eliseo l’ha raccolto, caduto al suo maestro Elia portato in cielo. E noi, che maestri di Vangelo abbiamo avuto! Anche noi, seduti in riva alle giornate che scorrono, stringiamo con nostalgia gli echi di ciò che ci hanno trasmesso. Cerchiamo il loro sguardo, ma invano, in un mondo dove persino di vescovi veri ce n’è pochi. È un cambio d’epoca, quello che viviamo, e i tramonti metton sempre nostalgia. Indietro non puoi tornare, ma neppure è il tempo del riposo. Cerchi un amico con cui fare i bilanci e progettare, sognare un domani, un mondo nuovo, una chiesa diversa. Non rinnovata. Diversa.
Curioso. Il mondo dei social, costruito sulle amicizie, ha generato la categoria sociale degli haters, gli odiatori. Il vangelo parla tranquillamente di nemici, come se averne fosse naturale, per poi invitarci a pregare per loro. Eh sì, di certe parole sacre come amicizia è bene non abusare. Più fruttuoso ammettere di avere nemici e poi ricordare i loro volti da sberle davanti a Dio.
Se il proprietario non te la vende, non puoi cercarne un’altra? Gezabele doveva per forza far uccidere Nabot, pur di avere la sua vigna? Cose da Antico Testamento, o forse invece attualità. Quanti villaggi turistici sono stati costruiti sloggiando, con pressioni e violenze, gli abitanti locali? Quanta Amazzonia distrutta e bruciata, per praticarvi colture intensive? E poi acquisti delle attività concorrenziali per poi chiuderle, truffe, pizzi, tangenti… Tutto per avidità, sete irrazionale di possesso non necessario. Fossimo così testardi nel condividere, al mondo non ci sarebbe più nessuno denutrito fra quattro lamiere.
Che coraggio che ci vuole! Se non fosse irriverente, sarebbe il caso di dire “che stomaco!”. Questo pane, questo vino, diverranno la causa di notti insonni a piangere lacrime che non dovrebbero essere nostre, di giorni a sognare progetti di vita, ma non per noi. Nutrirsi del corpo e del sangue di Cristo è assimilare ogni morte ed ogni vita, ogni sogno e fallimento dell’umanità. Se vuoi una vita tranquilla e lontana dai pensieri, cerca di essere un onesto cittadino e stai nel tuo, ma non fare Comunione con Cristo. Lui ti porterà fuori casa, avrai figli non tuoi, genitori di altri colori e fratelli ovunque. Ogni giorno avrai dunque mille motivi per piangere, ma mille per gioire. A te il rischio di dire Amen.
Ha ragione anche stavolta, e ci arriva con la logica. Tutti quindi possono concordare con Gesù. Se per sostenere la verità di quanto diciamo, giuriamo, facciamolo almeno in nome di qualcosa di nostro. Dato che però, a pensarci bene, non possediamo nemmeno il potere di rendere bianco o nero un solo nostro capello, converrà non giurare affatto e limitarsi a dire sì se è sì, no se è no. È tutto molto più semplice, come i bimbi quando parlano.