Col suo mezzo milione di abitanti, l’enorme biblioteca, i suoi circoli culturali ed i mercati, Antiochia di Siria – oggi Antakya, in Turchia – era la terza città dell’Impero romano. Soldati, mercanti e viaggiatori di ogni genere facevano da ponte con Roma esportandovi, senza saperlo, tutte queste ricchezze e diversità di popoli. Ai tempi del nostro racconto, i primi tempi dei cristiani, Antiochia era così. Nulla a che vedere con Cafarnao, il paesino del pescatore Pietro, né con Gerusalemme, la città dei giudei integralisti. Barnaba ad Antiochia si trova alle prese con una novità bella ma da gestire con intelligenza. Alcuni discepoli avevano cominciato a parlare anche ai greci, annunciando che Gesù è il Signore e molti avevano creduto e si erano convertiti. Stava nascendo la Chiesa delle genti, la Chiesa internazionale e multiculturale ma lui, Barnaba, o SimonPietro, sarebbero stati capaci di dialogare con questa multiculturalità? La persona giusta al posto giusto, ecco il loro criterio. Ecco Paolo di Tarso (Turchia), laureato a Gerusalemme, poliglotta, capace di tener testa ai dottoroni. Barnaba partì a cercarlo. E noi cerchiamo la sua saggia umiltà.
Non posso anzi mangio
Tutta una vita passata sotto rinuncia, una spiritualità fondata sulla mortificazione. Aveva passato il tempo a nutrire Dio con i cibi migliori e si era negato sapori nuovi e nuova gente. Poi, all’improvviso, fu Dio a nutrirlo e a spingerlo in casa di gente diversa. Pietro, mangia! Va’ da loro senza esitare! gli disse lo Spirito in visione. Sarà forse stata la fame? Ma si sa, nulla blocca gli appetiti quanto i sensi di colpa. Per superarli occorre Spirito. Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano! Se è davanti a Dio, tutto è puro, tutto è possibile. Se è davanti a Dio.
Attraverso
Ti guarda a braccia aperte e ti invita ad entrare. Ti dispiace che abbiano tagliato parte del corpo per fissare il portone. Noti però che la sua tunica non è tagliata ma prosegue lungo l’arcata. Dunque è voluto. Allora ricordi le sue parole: Io sono la porta. E’ attraverso di me che si entra nel mistero del mondo di Dio. I tre gradini che sali varcando la porta te lo ricordano bene: l’accesso alla Trinità è attraverso Gesù.
in foto: San Pietro al Monte, Civate
Mi disattivi?
Non devi dare spiegazioni, disattivi con un semplice click. “Non mi va più”, e te ne vai. In ogni momento sei libero di cambiare idea. Non concludi, semplicemente smetti. Non chiudi, lasci cadere. Non spieghi, cambi atteggiamento. L’altro si domanda il perché del tuo distacco, ma non lo domanda a te. Ormai sei troppo lontano e non ha voglia di gridare. Allora lo chiede ai vicini: “Volete andarvene anche voi? Perché mi par di moda lasciarsi perdere”. Persino Lui lo chiede, persino Lui si domanda cosa vogliamo farne della sua amicizia, del suo amore. Signore, da chi andremo? Tu solo hai vita!
2 minuti col Papa https://www.youtube.com/watch?v=beC0OWilk4o
La disgrazia
Se non ci sarà modo di raggiungerci negli spazi liberi e gratuiti delle nostre agende, la luce ci sorprenderà nel buio più fitto. Quando non faremo che urlare ‘No!’ e chiameremo disgrazia ciò che stiamo vivendo, allora giungerà, non più come uno scippatore ma come uno sciacallo. Non però per arraffare dalle nostre tasche qualche spicciolo, ma per riempire di illuminazioni una vita che si stava spegnendo. Sarà mentre vai a compiere del male, come Paolo in questo racconto, o sarà come sarà. Poi, a tempesta finita, girandoti indietro, dirai che quella disgrazia te l’aveva mandata Dio per convertirti e per rivoltarti come un guanto. In realtà era stata la disgrazia a portarti Lui. Era stato quel terremoto ad aprire la muraglia gelida del cuore e uno spiraglio di luce infinita aveva finalmente potuto passare.
Il funzionario e l’autostoppista
Ottimizzatori ansiosi di spazi e tempi, ecco cosa stiamo diventando. Ecco perché siamo sempre più scarsi di intuizioni. Esse arrivano impreviste, non calendarizzate. Si siedono accanto a te non come il compagno di viaggio che a fatica hai convinto a seguirti, ma come l’autostoppista che imprudentemente fai salire e inviti a sedere accanto a te. I colpi di luce che ci aprono gli occhi e ci indicano come procedere alla faccia di tutti, ci colgono all’improvviso, sullo zerbino di casa, con le borse della spesa e le chiavi dell’auto ancora in mano. Si infilano come uno scippatore tra te e i tuoi programmi, ma invece di rubare danno. Rilassati dunque, dai spazio a quelle che tutti chiamano perdite di tempo. Prendila così com’è la vita, non bloccarla.
Perché io vado
La finiremo un giorno di crederci piccoli, stupidi e incapaci. Le prenderemo sul serio finalmente queste parole. Le leggeremo, le crederemo, le scriveremo persino sui profili dei nostri social. Non confonderemo più l’umiltà con l’umiliazione, l’obbedienza con la dipendenza. Non ci saranno più cristiani convinti che farsi piccoli significhi essere insignificanti e passivi. Perché Gesù disse: Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi! E riceveremo forza dalla fede assoluta di essere ascoltati e come fratelli gli chiederemo qualunque cosa. Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò. Perché io vado al Padre.
Santi Giacomo e Filippo apostoli Gv 14, 6-14 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=gv+14%2C+6-14&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Verifica a sorpresa!
Settimo giorno
Non è tra perentesi, ne fa parte a tutti gli effetti. Il riposo è un aspetto del lavoro. Dio creò il mondo in sette giorni e nel settimo – appunto – creò il riposo. E’ a questa pagina di Bibbia che dobbiamo le nostre domeniche, i nostri turni di riposo e poi giù, a cascata, ferie pagate, straordinari, malattia, maternità, pensione, liquidazione… Tutto iniziò da qui, da quel settimo giorno consacrato da Dio perché aveva cessato da ogni lavoro. Gran parte del mondo nemmeno si sogna tutto questo ben di Dio. Per rendertene conto, clicca questo breve video di 2 minuti:
San Giuseppe lavoratore Gen 1,26-2,3 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Gen+1%2C26-2%2C3&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Ti sarai ben chiesto
Mi piacerebbe sapere in che senso lo credi. Se cioè ne sei profondamente convinto al punto che, se anche coloro che te ne hanno parlato cambiassero idea, tu invece continueresti a dir che è vero. Perché capita di credere qualcosa ma senza un gran coinvolgimento personale, senza una ricerca, senza conoscenza. Capita cioè di confondere il “credere” con il “sapere che altri ci credono”. Se lo credi, ti sarai ben chiesto come sia avvenuto, cosa sia accaduto a quelle cellule morte, a quel corpo. Ti sarai ben chiesto se sia un caso unico o meno nella storia. Immagino che ti chiederai ogni giorno dove sia ora, perché non lo si veda se è vivo, che cosa significhi materialmente che Dio ha risuscitato Gesù dai morti.
in foto: Ottavio Mazzonis, Al sepolcro
