Normali

Rasserenante. Questa è una pagina di Vangelo davvero rasserenante. Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Quindi i due fratelli Simone e Andrea vivevano nella stessa casa. Simon Pietro ci viveva con la moglie e tanto di suocera (con tanto di acciacchi!). Se ci piace, siamo liberi di immaginare che anche Andrea fosse sposato, essendo assurdo per un ebreo rimanere celibe. Questa era una delle “stranezze” del Maestro e di alcuni dei suoi che interpreteranno sempre il celibato come scelta libera, riservata a chi ne ha il dono, e mai come obbligo imposto contro natura (Mt 19,11; 1Cor 7, 7). Gesù dunque entra in questa casa in compagnia dei fratelli Giacomo e Giovanni, soci di pesca degli altri due. Chissà, era la prima volta che ci entrava o era “di casa” come gli altri? Non lo sappiamo. Non sappiamo se fu quel giorno che Simone gli presentò emozionato la moglie e lo presentò a lei e alla suocera. Quello di cui possiamo star certi è che il clima si rasserenò di certo alla sua visita. Non era venuto a portar via nessuno, questo strano rabbi di Nazaret. Era solo venuto a mangiare un boccone e, già che c’era, aveva guarito la suocera malata. Tutto qui.

Mc 1, 29-39

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Con autorità

Erano stupiti del suo insegnamento: Gesù infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Quindi gli scribi, i massimi esperti nei testi sacri, non avevano autorità? Andateglielo a dire voi… Di autorità gli scribi ne avevano eccome, essendosela data da sé! Ma il fatto è che il popolo, quando li sentiva insegnare e commentare la Parola di Dio, “sentiva sulla pelle” che il loro era un insegnamento senza autorità, senza forza interiore, costituito da frasi fatte e pie raccomandazioni moralistiche. Gesù non parlava con lo scopo di soggiogare o condizionare nessuno. Parlava con gusto, parlava con un fuoco liberante e libero.

Mc 1, 21-28

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Sleale?

Avrebbe dovuto brevettare il battesimo nel Giordano, invece Giovanni Battista non si era tutelato e ora si trova alle prese con un caso di concorrenza sleale. Gli riferiscono: Colui che era con te dall’altra parte del Giordano, e al quale hai reso testimonianza, ecco sta battezzando e tutti accorrono da lui. Un bel guaio. Chi l’avrebbe mai detto che Gesù, dopo essersi fatto battezzare da Giovanni, gli avrebbe soffiato l’idea e pure la fama? Vatti a fidare dei parenti… E chi se la sarebbe mai aspettata una risposta come quella che dà Giovanni? Ora la mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire.

Gv 3, 22-30

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Immerso nell’amore

La psicologia ci impressiona descrivendo di quali acrobazie è capace la psiche di un piccolo bambino per attirare e meritare l’amore dei genitori. Contorsionismi e cambiamenti di personalità che non ci immagineremmo mai! E tutto per superare e vincere la paura madre che alberga in ognuno di noi: la paura di non essere amati. Quel giorno, uscendo dal Giordano, Gesù vide squarciarsi i cieli e lo Spirito scendere come una colomba. E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. E lo Spirito non lasciò mai Gesù e gli ricordò ogni istante quelle parole: tu sei amato. Fu seguìto ed ebbe successo. Fece del bene e fu acclamato. Fu poi sfruttato, calunniato, frainteso. Restò sempre sereno, pur nella solitudine più nera del tradimento e dell’abbandono. Come fece? Come fu possibile non disperare? Si sentiva profondamente amato dal Padre. Tu sei amato, tu sei amato, tu sei amato… A ritmo di respiro, tutta la vita, sentì queste parole. E le sentirono, rivolte a loro, tutti coloro che lo avvicinarono: si sentirono tutti amati da lui.

Mc 1, 7-11

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Oggi

Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete udito. Dopo una vita di “domani” ci sentiamo dire oggi. Il nostro è il Dio dell’oggi, dell’ora, dell’adesso. È Dio-con-noi, sempre presente, ora. È solo la paura che sia tutta un’illusione ad impedirci di vedere quanto e con che forza sta agendo per noi oggi.

Lc 4, 14-22

Agitazioni

Sono così tante le paure che si agitano dentro di noi e nemmeno ne siamo coscienti. Spesso abbiamo persin paura d’aver paura e allora le spingiamo nel fondo di noi stessi. Ma per quanto sia solido il fondo della barca, il suolo su cui poggiamo i piedi, sappiamo inconsciamente che sotto di esso c’è un mare profondo, nero e sconosciuto. Un mare in continua agitazione. Gesù andò verso di loro camminando sul mare. Un uomo senza paure? No. Un uomo: quindi pieno di paure. Capace però di camminarci sopra, di non annegarci. I suoi pensarono “E’ un fantasma!”, perché la paura ti fa vedere tutto distorto, scambiare l’amico per nemico. Non abbiate paura!

Mc 6, 45-52

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Che mangino!

Voi stessi date loro da mangiare, dice Gesù. La divisione del pane, la con-divisione del poco che si ha, è parte integrante del Vangelo. Seguire il Maestro è ben più – forse tutt’altro! – che una disciplina di digiuni e regole: è nutrire e liberare le persone dalla dipendenza dai bisogni.

Mc 6, 34-44

Tre tempi

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea e cominciò a predicare. Come dei corridori di staffetta, l’arresto di Giovanni provoca la partenza di Gesù, l’inizio del suo ministero a carte scoperte. Il carpentiere di Nazaret si trasferisce a Cafarnao, in riva al lago, e Matteo ci dice che percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie. Tre azioni legate indissolubilmente. Avesse solo insegnato in sinagoga, sarebbe stato un buon maestro di Bibbia. Avesse solo annunciato il vangelo del Regno, sarebbe stato un predicatore self made disancorato dalla Parola. Si fosse dedicato solo alle guarigioni, sarebbe ora ricordato come gran filantropo. Tre verbi, tre direzioni, tre tempi. Insegnare una Parola che si è ricevuta: il passato non è da gettare! Annunciare un vangelo, una “bella novità”: proiettare in avanti la vita, sognare un futuro per il mondo. Guarire le malattie: rendersi conto di cosa vive la gente ora, accorgersi delle sofferenze presenti.

Mt 4, 12-25

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Epifania

Festa della mèta raggiunta, della ricerca premiata. I magi siamo noi ogni volta che non rinunciamo a capire, che ci facciamo domande, ogni volta che raccogliamo ogni forza e rinnoviamo la fiducia nella vita. Magi siamo noi ogni volta che non ci va bene il mondo né la Chiesa né la religione e vogliamo che tutto vada avanti, evolva, cresca. Magi siamo ogni volta che cerchiamo segni, che crediamo ai sogni. Magi siamo quando ci facciamo mettere in ginocchio da un bambino e ci prendiamo beffe dei re, di chi vuole regnare indebitamente la nostra vita.

Mt 2, 1-12
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Nomi

Andrea (“forza maschile”), Filippo (“appassionato di cavalli”), nomi che sanno di greco, nomi che dicono già di chi sei figlio: non certo di gente israelita devota. Miscredenti che danno nomi pagani ai loro figli! Ma si sa: dalla Galilea, dalle terre di confine al nord, non può venire nulla di buono. Invece Natanaele (“Dio ha dato”) è tutto un altro nome, è già una lode a Dio. Non per nulla Gesù riconosce in questo ragazzo una vita tutta trascorsa sotto l’albero di fichi, cioè all’ombra della Legge di Dio. Ma gli promette che vedrà cose più grandi, perché non sarà più questione di esser forti maschi o veloci cavalieri e nemmeno devoti israeliti. Vedrete gli angeli salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo. L’unico nome che apre i cieli, che assicura la discesa di Dio sulla terra, tra gli uomini.

Gv 1, 43-51
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