Avvenne

E’ come l’odore degli animali: se vivi con loro non te lo togli. La fama che ti fai te la porti dietro e in Israele, a quei tempi, se facevi il pastore eri un mezzo scomunicato. Gente pericolosa i pastori, armati e aggressivi, dalla dubbia moralità e dalla vita vissuta in comune con gli animali. Altro che codice di purità del Levitico! In alcune circostanze non si ha certo il tempo di lavarsi le mani sino al gomito prima di mangiare o di rispettare il sabato. Nessuno quindi avrebbe mai accostato angeli e pastori, spirito e bestia, purezza e sterco. Eppure avvenne. I pastori trovarono il bambino che giaceva nella mangiatoia.

S.Natale

Tu bambino

Ai parenti, l’abbiamo visto ieri, il sacerdote Zaccaria dice che il bambino si chiamerà Giovanni. A lui però, al bimbo, non ripete la stessa cosa, non dice “Sarai chiamato Giovanni”. Non dice nemmeno “Sarai sacerdote al tempio come papà”. Dice invece “Sarai chiamato profeta dell’Altissimo”. Sarai qualcosa di nuovo, di “avanti”, fuori le mura. Il “sacerdozio” di Giovanni sarà tutto da scoprire tra i silenzi del deserto e le masse di gente nel Giordano. Parte davvero qualcosa di nuovo.

Lc 1, 67-79

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Parenti

Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome, dicono a Zaccaria che chiede con Elisabetta di chiamare Giovanni il bimbo. Parentela… i prossimi saranno per molti giorni di parenti e, forse, di qualche sorriso forzato e malumore frenato. Il Vangelo, sin dalle prime pagine, rompe le barriere della parentela ma non annienta i parenti. Gesù si dichiarerà parente di chiunque fa la volontà del Padre. Qualunque nome scelga per mio figlio è comunque quello di un parente!

Lc 1, 57-66
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Ha guardato

Ha guardato l’umiltà della sua serva, canta Maria nella casa di Elisabetta. Carlo Maria Martini traduceva umiltà con umiliazione. L’umiliazione di non sentirsi creduta, di trovarsi esposta al giudizio, di sapersi sola. Ora ha Elisabetta.

Lc 1, 46-55

Piccolezza solenne

In tutta la Bibbia non viene citata una sola volta. Nazaret compare qui, nel Vangelo. Settanta casette su una collina della Galilea. “Cosa mai può venir di buono da Nazaret?” esclamerà Natanaele quando gli diranno di aver trovato il Messia in Gesù di Nazaret. Eppure agli occhi di Dio è sempre tutto così diverso, così nobili per Lui i luoghi e le persone che non contan nulla. Che solennità! Tutti hanno un nome e un titolo: Nazaret è detta città e ci sono nomi, sposi, casati. L’angelo ha l’atteggiamento di un ambasciatore che entra emozionato a corte. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”.

Lc 1, 26-38

Disparità?

Solo ieri Zaccaria chiedeva all’angelo Gabriele come potrò conoscere questo? e in risposta veniva ammutolito. Oggi la domanda di Maria allo stesso angelo non è dissimile: come avverrà questo? e le vengono date ampie spiegazioni. Come mai questa disparità di trattamento? Un altro privilegio mariano? Allergia angelica ai sacerdoti veterotestamentari? Molto più semplice. Zaccaria un figlio lo chiedeva a Dio da tempo, per questo la sua incredulità lo rende muto, incapace di pregare di nuovo. Maria evidentemente non aveva mai chiesto di diventare madre del Messia. Completamente distaccata da ogni aspettativa di santità o di privilegio, desiderava solo vivere la sua vita con Giuseppe e non si considerava altro che una normalissima ragazza del piccolo villaggio di Nazaret. Per questo sperimentò che nulla è impossibile a Dio.

Lc 1, 26-38

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Muto

Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita! E lui all’angelo risponde che gli pare strano, che non può esser vero, che vorrebbe prove… Ma come, passi notti in preghiera a chiedere una grazia e, quando ben arriva, non ci credi? Se supplichi Dio giusto per parlare, resta muto!

Lc 1, 5-25

Tradimento

Troppo sicuro della fedeltà di Maria per poterlo anche solo immaginare, eppure era lì da vedere: Maria era incinta. Era stato tradito. Eppure Giuseppe, proprio in quel buio, si scoprì molto più che innamorato: scoprì d’amare profondamente quella ragazza. Fu allora che, pur essendo giusto (rispettoso delle regole), decise di rischiare del suo, di andare contro la Legge religiosa e di non accusarla pubblicamente (esponendola al femminicidio legale della lapidazione) ma di limitarsi  a ripudiarla in segreto, salvandole la vita e il figlio illegittimo che portava in sé. La vita di Maria e di Gesù fu salvata dalla libertà di coscienza di questo ragazzo. Fu però un angelo a salvare Giuseppe, a dargli ragione e spiegazione di tutto. Intervenne dopo aver visto tanto amore. Adesso i conti tornavano! Adesso sì che tutto era chiaro! “L’avevo detto, io, che non avrebbe mai potuto farlo! Ci avrei scommesso che non mi aveva tradito con un altro!”. Maria non era diversa da ciò che aveva sempre creduto. Fu più semplice credere all’angelo che al tradimento. Con una battuta volgare: per Giuseppe fu più facile scoprire di avere le ali che accettare di avere le corna. Chissà se di tutto questo Giuseppe parlò a Gesù, magari sedicenne, che lo ascoltava imparando l’amore che non cede nemmeno al tradimento. Non lo sappiamo. Sta però scritto che diede sé stesso non in una notte qualunque, ma nella notte in cui fu tradito.

Mt 1, 18-24

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sette per due per tre

Tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. Nel linguaggio poetico simbolico della Genesi, Dio crea il mondo in sette giorni, l’unità di tempo del mese lunare (28 giorni). Cioè Dio non lavora al creato “a tempo perso” o “nei ritagli di tempo” né nel dopolavoro. Creare è l’attività principale e costante di Dio e occupa tutto il suo tempo. Da qui il sette come numero che indica un “tempo pieno”, un tempo riempito da Dio. Al male non resta che il numero sei, il tempo incompleto, il tempo dell’illusione, del “quasi sette ma mai sette”. Il male non conclude mai. Quattordici è il doppio di sette: pienezza su pienezza. Tre volte quattordici è la conferma assoluta del momento giusto. Cristo non poteva nascer prima né dopo. Cristo è nato al momento perfetto.

Mt 1, 1-17

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Vi sorpassano

Avvenne anni fa, ma è una storia che ancora ci può aiutare. A seguito di calunnie e raggiri, un prete fu arrestato e portato in prigione. Un suo amico, anch’egli prete, si fece ricevere dal vescovo del luogo e gli parlò: “Eccellenza, con tutto il rispetto, sappia che il mio amico è innocente. Tuttavia questo poco importa. Vede, le madri dei drogati li vanno a trovare in carcere, non perché drogati né perché innocenti ma perché figli. Lei ha un figlio in carcere: vada a trovarlo!”. Non si sa se, a seguito di quel colloquio, il vescovo si recò in prigione o se preferì mantenersi al riparo. Certo è che, se ci andò, non si fece bagnare il naso dalle madri dei drogati. Se ci andò, forse fu anche merito delle parole del Vangelo di oggi: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

Mt 21, 28-32

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