Ma voi

da Ira Lalaro, Mehara, TIMOR EST Scrivetele sui muri di ogni sacrestia, scolpitele sulle facciate delle chiese, cantatele durante le celebrazioni. Queste parole di Gesù rivelano il suo cuore, il suo sogno, e sono state anche la sua condanna. Fratelli, siate solo vicendevolmente fratelli. Abbattete i titoli, le distinzioni di ruolo sacro, il potere sulle coscienze: voi siete tutti fratelli. In questo paese è fortissima la reverenza tremante di fronte al sacerdote: “Amu” dice la gente inchinandosi. Viene dal portoghese “amo”, maestro, capo, signore, usato dagli schiavi delle colonie per rivolgersi con rispetto al loro controllore bianco. Questo abbiamo insegnato? Certo, sono solo parole, il significato muta, non facciamone drammi. Eppure è drammatico constatare come questa pagina di vangelo sia stata e sia tuttora completamente disattesa, sbeffeggiata, disapplicata ovunque. Gesù ha abbattuto ogni muro di separazione tra giudei e pagani, maschi e femmine, peccatori e puri e persino tra Dio e uomo. Il clericalismo di molti sacerdoti e badesse e laici e laiche, ha ricostruito muri e confini fatti di balaustre, abiti, clausure, segreti, titoli e “potestas”. Dunque togliamoci colletti, veli e distintivi e rimbocchiamoci le maniche. Vi assicuro che nel dialogo personale e confidenziale, anche i più poveri notano e detestano ogni clericalismo di chi dice ma non fa. Prima di credersi pescatori di uomini, bisogna conoscere la fatica di pescare pesci per i propri bambini, magari a mollo in una laguna infestata da coccodrilli, come questa.

Mt 23,1-12       Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Kere kere

da Tutuala, Valo Sere, TIMOR EST Un lungo cammino nella boscaglia ad una temperatura a dire poco sfiancante per raggiungere Ili Kere Kere, una stretta balconata a picco sulla foresta e il mare, sovrastata da un’altissima parete. Sopra di noi, tra liane e rocce, enormi alveari selvatici. Poi, abbassato lo sguardo, le noti, ovunque e discrete, le pitture preistoriche di circa seimila anni fa. A Timor abitavano essersi umani, persone, circa trentacinquemila anni fa. Tra tutte le figure, non sono riuscito a staccare gli occhi da quella mano usata come stampo, forse per gioco, forse sul serio. Lì, su quella alta roccia che forse un tempo era la parete di una abitazione, lì quattromila anni fa ha appoggiato la mano uno di noi lasciando il suo saluto. Chi era? Di che età? Cosa sognava? Cosa cercava? Amore. Se è umano cerca amore. Sempre e ovunque, nel tempo e nello spazio. Amare Dio e amare il prossimo, altro non è scritto nel nostro cuore. Possiamo raggiungere i confini del mondo, troveremo sempre una mano tesa a chiedere e offrire soltanto amore.

Mt 22,34-40 I farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Venite!

da Tutuala, Valo Sere, TIMOR EST C’è una umanità da incontrare che ci aspetta. Ognuno ha ricevuto il suo invito, il richiamo dell’anima ad andar da questi o da quelli. Il vicino di casa o un po’ più in là, non importa. Ma bisogna andare e non sempre se ne ha voglia. Le relazioni si costruiscono e si alimentano, a volte percorrendo davvero molti chilometri. Ieri mattina siamo partiti in quattro, con due moto e qualche zaino. Da Dili abbiamo raggiunto la punta estrema est, di Timor Est. Lungo il percorso, le tappe erano scandite dalle visite alle famiglie dei giovani che mi accompagnavano. Tra tutti i volti rivisti dopo anni, tra le lacrime e gli abbracci di chi non si capacitava che fossi davvero lì, nella piantagione di cocco, tra le strette di mano e le presentazioni con parenti e bambini, vi regalo uno dei volti più belli. L’ho trovata così, Puiresi, un po’ appartata nel suo praticello. La nipote me l’ha presentata, traducendo in fataluku (qui il tetun non lo parlano tutti). “Perdonami, i miei occhi non riescono a vederti”, mi ha detto. “Io sono fortunato perché posso vedere te”, le ho risposto. Sorridendo ha portato la mia mano alla sua fronte, nel gesto che qui si usa per esser benedetti. Poi ha iniziato a parlare a bassa voce tra sé e sé. Prega, mi ha detto la nipote. E l’abbiamo lasciata fare.

Mt 22,1-14       Gesù, riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

La paga

da Dili, TIMOR EST            Sì, avete ragione, è una noia parlare sempre di soldi. Il vangelo non dovrebbe essere più “spirituale”? D’altra parte lo Spirito soffia quaggiù, tra le lamiere delle baracche e la polvere della strade, e si occupa di ciò che qui accade. E accade che il mondo è proprio come la parabola, raccontata da Gesù per dire altro, cioè che Dio non paga a ore, ma dona e basta. Il mondo invece no, il mondo paga e pure male. A parità di ore, qui si è pagati dieci volte meno che da noi, ma il costo della vita non è affatto dieci volte inferiore. Ed è così che nasce la povertà. Per cui tu tiri la tua carretta ogni giorno fino a sera, ma non basta. La vita in questa città, strapiena di mercati cinesi, resta per te sempre troppo cara, difficile, incerta. Che ci possiamo fare noi, piccole pedine di un sistema mostruoso? Forse che con un dollaro possiamo cambiar qualcosa? Sì. Perché un dollaro fa la differenza per chi non l’ha. E se è vero e ovvio che non possiamo nutrire tutti, è altrettanto vero ed evangelico che dobbiamo sfamare quelli che incontriamo. La consapevolezza di ciò che accade è il primo passo per la soluzione.

Mt 20,1-16       Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

La soglia

da Dili, TIMOR EST           Ieri sera per il soffritto ho usato questo minuscolo scalogno. Lo vendeva una donna anziana, seduta in terra alla soglia del supermercato cinese di cui ormai sono cliente abituale. Mi sono abbassato sui talloni, alla timorese, e ho chiesto consiglio sulla scelta. Ci siamo aiutati a vicenda, in questa economia di strada, che più in basso non si può. È di Baucau, mi ha detto, un bel viaggio da qui. Ho cercato di immaginare una nostra nonna seduta in strada a Roma, a vendere cipolle ai passanti, ma non sono riuscito a creare l’immagine. Troppo diverse le vite e le situazioni. E poi dove inizia la povertà, quanto devi “non avere” al giorno per essere considerato povero o “sotto la soglia” della povertà? Dunque la povertà avrebbe pure una soglia, magari con scritto welcome. E la ricchezza ce l’ha? Chi mai si dice ricco? La ricchezza è ancora di più della vergognosa nauseante abbondanza materiale in cui siamo nati e viviamo noi occidentali, in cui vediamo soffocare di vuoto i nostri figli. La ricchezza è un atteggiamento del cuore, per questo la ricchezza non ha una soglia e il ricco lo trovi anche in un paese povero. Il ricco è colui che non lascia. Non lascia e trattiene tutto e tutti per sé: case, fratelli, sorelle, padre e madre e figli e campi… Tutto è suo. Diventa enorme fino a scoppiare, così grande da non passare. Il Nazareno invece, sapeva lasciare e tutti gridavano passa Gesù! Non è una colpa essere bianchi, istruiti e aver dei soldi. Non siamo responsabili di ciò che ci hanno lasciato, ma siamo responsabili di ciò che lasciamo ad altri. Non possiamo decidere dove nascere, ma dobbiamo decidere per chi morire.

Mt 19,23-30    Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

Una madre

da Dili, TIMOR EST Forse dentro di noi non vi è che un bimbo di strada, in cerca di una madre, di una casa a cui tornare al termine del giorno. Siamo tutti in cerca di un cuore, di un qualcuno che ci capisca e basta, senza la fatica di spiegare. Di più: che ci accolga pur non capendo, pur non sapendo tutto. Maria di Nazareth, porta dei cieli, insegnaci ad essere madri per gli altri, aprendo la porta al loro arrivo. Hanno viaggiato e sono stanchi. Domani, riposàti, le domande. Oggi è solo una porta che si apre.

Assunzione di Maria Lc 1,39-56 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Fuoco sulla terra

da Maliana, TIMOR EST Che fuoco vuole portare Gesù su questa terra che già brucia di odio e guerre?

Lc 12,49-53 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

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Innocenza

da Maliana, TIMOR EST Che c’è di così eroico in questo Gesù che ama i bambini? A tutti piacciono i bambini. È quando invecchiano che sono brutti e difficili. Perché dunque diceva che a chi è come loro appartiene il regno dei cieli? Forse per la loro innocenza e la loro fiducia nel momento presente. Così sicuri della vita da non pensare al futuro. Qui le statistiche dicono che quasi la metà della popolazione è minorenne. Una repubblica ventenne, fatta per la metà di bambini e adolescenti. Se non sapesse di regime, verrebbe da suggerire uno scambio di popolazione tra i nostri paesi. Malae malae!, sentivo oggi una vocina al mio passaggio, ai margini di una risaia. Era una bimba minuscola in braccio alla mamma. Malae vuole dire straniero, e mi chiedevo con quale tono la bimba lo usasse. Lanciava un allarme? Malae! insiste, mi sta chiamando. La guardo. Avrà nemmeno due anni. Mi sorride e, portando la manina alla bocca, mi manda un bacio.

Mt 19,13-15 Furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

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Scelta libera

da Maliana, TIMOR EST Dio è amore creativo e nulla è più simile a lui della coppia uomo donna. Innegabile naturale evidenza. Ovunque e da sempre gli uomini e le donne celebrano l’inizio della loro famiglia di fronte alla comunità. Tuttora qui nella uma lulik, le rispettive famiglie si incontrano, si impegnano, si accettano a vicenda e concordano sulla scelta libera dei propri figli. Questo, il 12, è l’unico versetto dei quattro vangeli in cui Gesù si esprime sull’argomento matrimonio/verginità consacrata. Non può certo bastare per fondare scelte di vita, ma certo per capire che aria tira, e tira aria di libertà. Nessuno dovrebbe mai essere obbligato a sposarsi: durezze di cuore e di vita e i più vari caratteri della natura umana, possono far ritenere che non convenga sposarsi. A nessuno dovrebbe mai nemmeno essere vietato di sposarsi, fosse anche per il regno di Dio. Chi può capire, chi ha in sé il dono divino della verginità e solitudine perpetua, può scegliere di non sposarsi per servire meglio così il regno di Dio. Ma sono scelte assolutamente intime e personali, che non possono essere imposte. La Chiesa cattolica occidentale, da alcuni secoli, vieta il matrimonio ai suoi preti con risultati che non sempre sono per il meglio del regno di Dio. Gesù ai suoi evangelizzatori impone parecchie altre cose e su queste sì che bisognerebbe concentrarsi. La povertà dei mezzi, il distacco dal denaro, il rifiuto di titoli onorifici, la disponibilità a servire e farsi ultimi, la preghiera e la dedizione ai poveri della terra. Con o senza una moglie, questa è storia personale. Parola di San Pietro, felicemente apostolo con moglie a seguito. Parola di San Paolo, liberamente celibe per il regno di Dio.

Mt 19,3-12          Si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. ¹²Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

(traduzione in lingua corrente)       ¹²Vi sono diversi motivi per cui certe persone non si sposano: per alcuni vi è un’impossibilità fisica, fin dalla nascita; altri sono incapaci di sposarsi perché gli uomini li hanno fatti diventare così; altri poi non si sposano per servire meglio il regno di Dio. Chi può capire, cerchi di capire.

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Proporzioni

da Dili, TIMOR EST a:b = c:d che sarebbe “a sta a b come c sta a d”. Ve le ricordate le proporzioni in matematica? Magari ci riuscivamo pure. È nella vita che non riescono mai, ecco il senso di questa parabola. Il padrone condona diecimila ma il condonato, nel suo piccolo, non ne condona cento. Non sono economista, ma ce la posso fare. Uno stipendio minimo medio qui è di 120$ (avete letto bene: centoventi dollari/euro al mese). In Italia lo stesso stipendio è di 1200, dieci volte tanto (gli esperti mi concedano l’approssimazione). Se una bottiglia d’acqua qui costa 0,50$, facendo la giusta proporzione da noi dovrebbe costare 5€ dato che il nostro stipendio è dieci volte il loro. Eppure da Burger King un menù costa esattamente come da noi. Offrire un hamburger è quindi come offrire da noi un pranzo da 80/100 €. E così via. Se il potere d’acquisto del denaro fosse proporzionato, la povertà non esisterebbe. Ma l’economia è sproporzionata, contorta, mai lineare. Con qualche micro eccezione, a me qui la vita costa come a Milano e a loro anche. Infatti vivono di stenti. Oggi al supermercato per ricchi, con 3$ ho preso un pollo per una ragazza e le sue tre sorelle. A mia insaputa l’ha scambiato con una confezione di frattaglie di pollo, che se noi le diamo al gatto finiamo a S.Vittore per maltrattamento d’animali. Fortuna che me ne sono accorto. È grazie a questa sproporzione scandalosa che Chiara scappò di casa e seguì Francesco. Il ricco che cercò la giusta proporzione tra sé e gli altri, buttando tutto dalla finestra.

S. Chiara d’Assisi Mt 18,21-19,1 Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

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