Stabilità

Il bambino, sentendosi amato, si fida dei genitori senza dubitare. Si orienta con i loro “sì” e “no”, senza che gliene debba essere spiegata la ragione. Più tardi ne chiederà conto, facendo suoi i princìpi ricevuti o prendendone le distanze. Così è la legge di Dio: resta sempre vera e non è da abolire. Con i suoi comandi, divieti e prescrizioni, con le sue sante abitudini da non discutere, educa i primi tempi di una vita di fede. Poi, quando l’animo è adulto, rispettare i comandamenti non appaga più. Essi sbocciano divenendo vangelo. Allora non si agisce più per paura di peccare, ma per desiderio d’amare. Ma povero colui al quale non si insegnano le regole della fede, a cui ci si limita a dire che “l’importante è volersi bene, così come te la senti”. Egli è come il bimbo i cui genitori, imbarazzati a dir dei no, lasciano scegliere tutto come se fosse già adulto. Rimarrà instabile in ogni sua scelta, ed anche la più bella avrà la durata di una nuvola in cielo.

Mt 5,17-19 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mt+5%2C17-19&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Settanta volte sette

Non ci riusciamo. Perdonare è troppo difficile. Perdonare sempre poi, settanta volte sette, non è nemmeno concepibile. La parabola ci suggerisce l’unica via che potremmo provare a percorrere. Non conviene focalizzarci su colui che dovremmo perdonare: non farà che aumentare il desiderio di mettergli le mani al collo. Conviene allora fare mente locale sulle volte in cui noi avremmo potuto essere strozzati e l’abbiamo invece scampata. Moltiplichiamo poi per settanta volte sette. Accade infatti che la nostra mente, per i troppi anni o il troppo orgoglio, tenda a dimenticare il perdono ricevuto, avendo invece ben chiaro quello accordato. Siamo insomma perdonati e accettati dagli altri, ben più di quanto immaginiamo. Se poi qualcuno ce la fa pagare, ci serva da memoria e gratitudine per le grazie ricevute.

Mt 18,21-35 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mt+18%2C21-35&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

Gli altri

Il problema non era tanto credere che quel loro compaesano fosse il Messia, ma accettare che fosse diverso dalle loro  aspettative. Avevano infatti ben chiaro che il Messia sarebbe stato tutto per loro, che avrebbe rinsaldato la loro identità nazionale, distinguendoli ancora di più dalle altre genti. Lui invece si dichiarava un Messia sconfinante, intenzionato a far partecipare tutti i popoli alla santità di Israele. Questo però non corrispondeva alle attese. Lo presero a sassate. Gli altri non abbiamo problemi ad accoglierli, possiamo aprire d’impeto le nostre case persino ai profughi di guerra, ma è dopo che sorgono gli attriti. Forse non ne siamo consapevoli, ma dentro di noi abbiamo già deciso come debbano essere coloro che ospitiamo in casa o nel cuore e quando si permetteranno di non recitare il nostro copione, saranno guai, fischi e critiche.

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Cambia

Per noi alberelli di nemmeno due metri, ci sarà ancora un tempo di pazienza, di lavoro interiore, perché possiamo dare frutti buoni. Il mondo è pieno di Pilato che fanno scorrere sangue insieme a preghiere. Le disgrazie accadono, come la torre di Siloe d’improvviso ci crollano sul capo. E noi a cercare una causa, un colpevole, un’origine dei mali, perché un mondo così non lo vogliamo. Gesù non dà risposta ma pone una domanda: tu che fai per migliorare quel pezzo di mondo che sei? Inizia da te a cambiare il mondo. Se ogni albero iniziasse a fare frutti, il mondo sarebbe un frutteto.

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San Giuseppe

Sappiamo cosa sognava ma non quello che diceva. Sappiamo che salvò più volte Gesù, ma non sappiamo quando morì. Gli insegnò a camminare, a parlare, a far sorprese alla mamma. Gli trasmise un mestiere, un nome ed il coraggio di seguire la voce interiore prima che quella del sistema. Disobbedì alla legge non denunciando Maria e simulò la paternità. Fu per Gesù il primo maestro di libertà di coscienza. Fu un vero padre, il suo nome era Giuseppe, figlio di Davide, sposo di Maria.

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Vedere

Cosa vorrà mai dire che ci sarà tolto il regno di Dio? È saggio non dare per scontato il paradiso, ma è questo che si intende nel vangelo? Perdere il regno di Dio e vederlo dare ad altri, è forse anche più brutto di un aldilà all’inferno. È perdere già ora, nell’aldiquà, la capacità di vedere Dio che opera, che intreccia, che ci riaggiusta la vita ad ogni istante. È non riuscire più a crederci, a sperare, ad avere un ideale per cui stare svegli la notte e lavorare di giorno. Perdere il regno di Dio è andare in panico davanti ai fatti della vita perché non si sa più come leggerli, come proseguire, perché gli occhi umani da soli non bastano per vedere oltre le cose, dentro le cose, un senso più grande, un tempo più lungo di quello che abbiamo, un’eternità che inizia ora.

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Cosí sara’

Chissà, forse sarà veramente così l’aldilà. Troveremo esattamente il mondo che abbiamo costruito qui, pieno di ponti e amici oppure pieno di muri e nemici. Questo uomo ricco aveva passato la vita mantenendo una distanza incolmabile con i poveri. Nell’aldilà si sente ripetere esattamente questo: tra te e quel povero c’è una distanza incolmabile. Sei stato esaudito per l’eternità. Non potrai mai incontrarlo in eterno, dunque è inutile chiedergli anche solo un bicchiere d’acqua. Lo stesso bicchiere d’acqua che, dato in terra agli assetati, colma ogni distanza in cielo.

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Voi sapete

Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Sì, lo sappiamo bene, lo vediamo ogni giorno dove portano le scelte ingenue di capi immaturi e le reazioni di oppressori criminali. Ci ricordiamo anche quelle parole di inizio quaresima, quei pensieri che tentarono Gesù tutta la vita: tutti questi regni io ti darò se… Il potere sugli altri, il brivido del comando, del primo posto. E ricordiamo l’antidoto: elemosina cioè agire per il bene altrui. Non sono venuto per farmi servire, ma per servire.

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Cosa posso fare?

Gli scribi e i farisei dicono e non fanno. Ma non solo loro… Predicar bene e razzolar male, dire e non fare, è un po’ di tutti. Più raro è l’opposto: fare e non dire. Ricordate? La quaresima si era aperta esattamente con questo invito: quando fai l’elemosina, quando preghi o digiuni, non farlo sapere a tutti ma fallo nel segreto. Forse per questo Gesù imponeva il silenzio ai suoi miracolati? Guarda di non raccontarlo a nessuno! Per lo meno, raccontalo a pochi e racconta poco, giusto quanto basta ad aumentare la loro fede ed allargare la loro speranza. Giusto quanto serve a dargli una svegliata, a farsi una domanda, forse l’unica utile: io cosa posso fare?

Mt 23,1-12 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Mt+23%2C1-12&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

La misura

Date e vi sarà dato. E il dare non sia solo quello d’impeto, emotivo, quasi che la guerra si possa arginare con sacchi di vestiti usati e tonno in scatola. C’è un dare adulto, che sa avere misura, che sa intuire i tempi e le modalità più giuste. Dopo il tempo del dare oggetti, ci sarà infatti il tempo del dare pazienza, del non condannare, del non giudicare chi diventerà compagno di scuola dei nostri figli, chi si aggirerà per le nostre strade, chi abiterà accanto ai nostri genitori. Ci sarà il tempo del dare comprensione a chi è traumatizzato dalla guerra, dalla morte insepolta dei propri amati, dalla perdita della casa e dei risparmi di una vita. Ci sarà data, ci è già data, occasione di conversione dal nostro cristianesimo borghese ad un vangelo vero, da vivere toccando con mano ciò che finora era solo un racconto dei nonni. Questa guerra d’Ucraina ci impressiona perché eravamo abituati a vedere i profughi di un altro colore e non più bianchi e più biondi di noi. Forse per questo tutti danno, anche chi contro altri costruisce muri. Ma ciò che dovremo dare ha ancora tutto da venire.

Lc 6,36-38 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+6%2C36-38&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1