“Un poco e non mi vedrete più, un poco ancora e mi vedrete”, disse Gesù. Allora alcuni discepoli dissero tra loro: “Cos’è che dice? Non capiamo cosa vuol dire”. E la cosa ci consola, perché non è chiarissimo nemmeno a noi. Eppure lo sperimentiamo di continuo, proviamo spesso questa alternanza di momenti forti e intensi di dialogo con lui e, subito dopo, si perde il contatto. Ora pare di percepirlo vivo, ora pare sia impossibile avvertirne la presenza. Da quando, risorto, ascese al cielo, la nostra fatica è questa. Ma lui, dalla sua parte, da quella parte del cielo, non ha momenti di alternanza. Lui ci ‘vede’ costantemente. E questo è ciò che conta.
Variabile è bello
Verrà lo Spirito e cambierà ogni cosa, farà crescere ed evolvere le chiese e ciascuno di noi. Perchè il Vangelo non annuncia un’immutabile realtà ma è piuttosto un seme fatto di verità destinate ad espandersi e crescere. “Quando la chiesa diventa chiusa, si ammala. Pensate ad una stanza chiusa per un anno, una chiesa chiusa è ammalata, la chiesa deve uscire verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano. Preferisco mille volte una Chiesa incidentata, piuttosto che chiusa e malata” (Papa Francesco). Quando dunque cresceremo, quando ci evolveremo? Quando verrà lo Spirito? E’ come il vento che cambia l’aria di una stanza: la sua forza dipende da quanto apri le finestre.
al minuto 21:30 “Quando la Chiesa è chiusa si ammala”
Perfetta unità
Aveva raggiunto la piena unione. Non vi era più nulla, assolutamente nulla in lui che fosse diverso da Dio. Non aveva perso se stesso, non era scomparsa la sua individualità. Viceversa l’aveva trovata pienamente nella perfetta unità con Dio. Lo chiamava Padre, viveva così l’unione con Lui. Era colpito dalla paternità di Dio, come tu potresti esserlo dalla maternità o io dalla sua fraternità. Ciò che conta è giungere un giorno a dire, come lui: “Io sono nel Padre e il Padre è in me”. E volendo ci giungeremo, eccome! Lui stesso infatti disse: “Chi crede in me compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi”.
Se davvero conosci…
“Viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me”. Verissimo, perché se davvero conosci il Padre, o Gesù, non solo non uccidi in suo nome, ma nemmeno giudichi o sparli o scomunichi nessuno. E queste parole sono universalmente vere: non vi è religione i cui santi uccidano. Viceversa: i santi di ogni religione, amano sempre. Ciò basta per capire quanto sia importante favorire sempre la preghiera e la crescita spirituale delle persone. Un cristiano che non prega sarà certamente più violento di un non cristiano profondamente spirituale. Dunque non temiamo mai le religioni, temiamo semmai la loro scomparsa. Non temiamo mai i santi, nemmeno quelli di altre religioni, temiamo invece chi crede di rendere culto al suo dio indossando cinture esplosive o costruendo muri difensivi.
Gv 15, 26-16,4 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=gv+15%2C26-16%2C4&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Contiene la città
Esiliato a Pathmos, il vecchio apostolo Giovanni trasforma la prigionia in una lunga silenziosa profonda meditazione. Scrive per noi ciò che vede quando, il corpo immobile, l’anima vola lontano: L’angelo mi trasportò in spirito su un monte grande e alto e mi mostrò la città santa, Gerusalemme. Eccola bellissima ed incantata, luccicante di gemme e preziosissima ma… in essa non vidi alcun tempio. Come si può immaginare Gerusalemme senza tempio? Ne occupava un terzo della superficie, tutto ruotava attorno al culto e ai riti. Impossibile che manchi! Infatti il Signore Dio e l’Agnello sono il suo tempio. Non vi è più un tempio che contiene Dio, ma è Dio che contiene la città. Dio è il tempio in cui tutto esiste. Tutto è in Dio. Tutto si muove in Dio. Oh certo, esisteranno sempre dei templi, ma per aiutarci ad ascoltare Dio, non per contenerlo. Esisteranno sempre nella nostra giornata dei minuti consacrati alla preghiera silenziosa, ma per ritrovar Dio dentro di noi e ricordarci che ogni gesto si muove in Lui.
Ap 21, 10-14.22-23 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Ap+21%2C+10-14.22-23&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Foto: Arcabàs, la città
Agenda di sogno
Quando tieni a vedere una persona, ogni posto è buono. Lo stesso era per loro. Gli interessava annunciare il Vangelo, il come e il dove era un dettaglio che si definiva strada facendo. Non riuscirono dalla Misia a passare in Bitinia. Non si bloccarono aggrappati al progetto arenato, anzi. “Durante la notte apparve a Paolo una visione: era un Macèdone che lo supplicava: «Vieni in Macedònia e aiutaci!». Dopo che ebbe questa visione, subito cercammo di partire per la Macedònia, ritenendo che Dio ci avesse chiamati ad annunciare loro il Vangelo”. Avevano agenda pastorale, ma la lasciavano scrivere allo Spirito di Gesù, in sogno.
E’ luce
Ancora si parla del messaggio di Gesù, ancora prende la parola chi l’ha udito personalmente. Giovanni era probabilmente il più giovane degli Apostoli, poco più che adolescente scelse Gesù per maestro. Ora è anziano e, da lontano, scrive a dei discepoli ai primi passi. Ascoltiamolo: “Carissimi, questo è il messaggio che abbiamo udito e che vi trasmettiamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre”. Ripetiamocelo: Dio è luce! Ciò che è tenebroso non porta alla gioia di Dio. Chi rabbuia la vita altrui non agisce mai in nome di Dio.
Nell’acqua e nulla più?
Aveva consegnato un messaggio così liberante, così di ampie vedute, così universalmente accogliente, che persino chi l’aveva udito coi propri orecchi stentava a crederlo. Dio non può essere così semplice, dovrà pur esserci qualcosa di impossibile! Abbiamo impiegato millenni a comprendere e custodire la Scrittura e, ora che si presentano dei pagani entusiasti di Gesù, noi non dovremmo far altro che accoglierli? Non devono studiar l’ebraico o seguire l’alimentazione ‘kosher’? Non gli chiediamo di circoncidersi, vestire come noi, pregare col tallìt sulle spalle e la kippah in capo? Insomma, si immergono nell’acqua e nulla più? Il Levitico, il codice di purità, i sacrifici al tempio… come nulla fosse? “Il messaggio di Gesù è proprio questo – disse Pietro – che cioè tutto ciò ha fatto il suo tempo. Non più attraverso i precetti ma attraverso la grazia e la fede siamo salvati. Tutti, senza alcuna discriminazione”. Giacomo aggiunse: “Ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio” e Pietro, sorridendo, precisò: “…con pesi che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare”. Questi grandi ebrei, veri discepoli di Gesù, non confusero ‘evangelizzare’ con ‘giudaizzare’ né tantomeno con ‘romanizzare’…
Come casa accogliente
Una freccia che ha raggiuto il centro del bersaglio, non vorrà mai tornare a riporsi nella faretra. Eppure lui lo fece. Era già uno-con-Dio, e tornò a ripercorrere ogni tappa: cellula, feto, bimbo, uomo. Tutto ciò lo fece perché aveva da dirci qualcosa. Aveva un messaggio per noi. Vi è un solo modo per rimanere in contatto con lui, un contatto più forte che abitarci insieme: farsi abitare dal suo messaggio. Se esso trova dimora in noi, allora condivideremo tutto con lui, compresa la miracolosa e sovrannaturale forza con la quale controllava le più segrete leggi del cosmo e della vita, del mondo fisico e del più sottile mondo dei cieli. Ci teneva, ci teneva moltissimo al suo messaggio per noi. Ad ogni occasione chiedeva di trasmetterlo a tutti, di non fraintenderlo, di entrarci e abitarci come in una casa accogliente: “Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, chiedete quello che volete e vi avverrà”.
Nella piena si prova
E’ nella piena che si prova la diga. E’ sotto la spinta dell’abbandono e dell’ingratitudine, che l’amore è messo alla prova. Se l’argine non cederà, il mondo saprà che ami. Sarà quando persevererà pur sentendosi da lui abbandonato che Gesù farà sapere al mondo che ama il Padre. La prova dell’amore è la gratuità.