Aspettare il treno per ore e distrarsi proprio al suo passaggio. Appostarsi lunghe notti in attesa di una stella e assopirsi poco prima del suo apparire. Desiderare ed eleggere un Papa “nuovo” e poi non imitarlo. Attendere millenni un Messia e non riconoscerlo. Avere occhi così annebbiati da secoli di religione, da non vedere il momento della fede, da non sentire la voce dell’anima che ti spinge a scegliere e cambiare. Non fu per i peccati che Gesù pianse, non li temeva e li sanava. Pianse però per questa distrazione, per questo ostinato non accorgersi che era il momento. Pianse dicendo: “Non hai riconosciuto il momento in cui sei stata visitata…”.
A chi non ha
A chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. Una vita condizionata dalla paura finisce in nulla. Il problema non è dunque provare paura, ma rimanerne sottomessi. Il padrone della parabola non riproverò il servo per averlo temuto ma perché, sapendolo, non si era liberato. E così a chi non ha la forza di individuare le paure, accadrà di obbedire ad esse collezionando scelte sempre più sterili.
A casa tua
Voleva solo vederlo, come tutti. Non pretendeva d’esser notato, sapeva pure lui di non avere le carte in regola. Esser capo dei pubblicani comportava la scomunica automatica in quanto pubblici peccatori: nessuna comunione di altare o di mensa con loro. Voleva solo vederlo e lo vide. E fu visto. Ma quel veloce incrocio di sguardi divenne sorriso, poi invito, poi pranzo. E il pranzo divenne parole e confidenze e cuore che si scioglie. E poi, dopo aver visto il Nazareno ed esser stato visto da lui, Zaccheo vide ancora, vide altro. Vide il male compiuto, la gente ingannata, i soldi rubati, le tangenti pagate. Vide il suo volto da bambino e quello di sua madre, vide i suoi avi e i loro sorrisi e vide, vide ancora i suoi amori e sua moglie e le vedove impoverite dalla sua cupidigia. E vide, vide ancora, vide la cosa più importante: vide cosa fare per riparare. “Ecco, restituisco quattro volte tanto e do la metà ai poveri”. E tutto avvenne non a seguito di condanne, quelle c’erano già state. Avvenne invece a causa di un sorriso d’accoglienza: “Oggi devo fermarmi a casa tua”.
Gridò libero
Sarà stato un mendicante cieco, ma di certo aveva la sua buona dose di libertà interiore. Forse era spinto dalla disperazione e dalla necessità, ma di certo fu spinto bene, verso chi lo poteva salvare. Spesso infatti è nel bisogno che ci si aguzza l’ingegno. Gli altri, quelli che stavano bene, non lo sapevano consigliare. Ebbe la pazienza di ascoltarli e la forza di non seguirli. Lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte. Poi ci vide di nuovo e cominciò a seguire Gesù glorificando Dio. E allora, solo allora, iniziarono a vederci chiaro anche gli altri e, vedendo, diedero tutti gloria a Dio. Era seduto lungo la strada, ma seppe aprire una via nuova. Lui, il cieco, condusse tutto il popolo a Gesù perché, ascoltando la voce del suo profondo, gli gridò libero il suo bisogno.
Buio
Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Come noi tutti siamo sconvolti dagli imprevisti, piccoli o grandi che siano. Ma sono le crisi della vita, i momenti di buio e paura, che ci aprono gli occhi e ci spingono a cercare la luce e trovarla.
Sintonizzati
Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. Perché pregare è stancante. Lo dimostrano gli sbadigli di chi, accasciato sulle panche in chiesa, attende che finisca il supplizio… E la sola idea di pregare sempre fa tornare a molti le forze di sopportare il male, piuttosto che pregare per allontanarlo. Ma vi è sempre e sempre. Se la preghiera consistesse nel recitare delle formule di orazione, giustamente nessuno potrebbe pensare di pregare sempre. Eppure, a differenza di molti uomini di religione, Gesù non chiede mai l’impossibile. Spesso chiede l’arduo, ma l’illogico mai. Dunque che sarà questo sempre di cui parla? Ci sarà ben un luogo in noi in cui il pensiero pulsa sempre, costante, sintonizzato all’unisono con quello di Dio. Questo luogo è quello che tutti i maestri di spirito chiamano cuore. E questo pensiero pulsante è ciò che chiamano preghiera.
Come mai se
Se sono riusciti a conoscere tanto da poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano? Cioè: la conoscenza del cosmo e delle sue leggi, della natura e dei suoi misteri, ci spingono a pensare e a scoprire Dio presente in ogni cosa e ancor più grande di tutto? Domanda del 50 a.C. valida ancora. Ma chissà, forse oggi l’autore della Sapienza ne farebbe seguire una simile e di verso opposto: “Se ne hanno conosciuto il sovrano e ne hanno predicato l’amore, come mai non hanno amato la natura e ne ignorano la bellezza?”.
Specchio d’attività
Riflesso della luce perenne, specchio senza macchia dell’attività di Dio e immagine della sua bontà. Non è forse questa la descrizione più vera della creazione? Essa non è avvenuta una volta per tutte milioni di anni fa, ma è frutto dell’attività di Dio ora, in ogni singolo istante d’esistenza. Ad ogni battito di cuore la creazione avanza. Anche in te.
Sap 7, 22 – 8,1 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=sap+7%2C22-8%2C1&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Estraniarsi
Gesù guarisce dieci lebbrosi ma uno solo ringrazia. E questo unico è straniero. Un vero colpo di fortuna per un colpo da maestro! La lezione è pronta e servita: “Non sono stati guariti tutti e dieci? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. E possiamo solo immaginare quanto avrà calcato quel ‘straniero’. Come a chiedere: vi ostinate a chiamare straniero l’unico che non si è estraniato girandomi le spalle senza gratitudine a Dio?
Novità allo “Scaffale delle parole sane”
Cena con me
“Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Preparami da mangiare”? Eppure qualcuno già da tempo ha smentito queste parole di Gesù. E lui ne è felice. Qualcuno riesce a vedere prima l’uomo, poi il dipendente. Prima la donna, poi la ‘badante’. Vi è chi instaura relazioni affettuosissime e realmente umane con chi, stando al contratto, non sarebbe che un semplice subalterno. Conobbi un cardinale che, servito a pranzo prima di me, guardò nel mio piatto vuoto, mi fissò con i suoi occhi celesti e, accennando alla sua porzione, mi chiese: “Ne vuoi metà?”. Avrei forse dovuto rispondere come Eliseo ad Elia: Dammi la metà del tuo Spirito! Ma non dissi nulla, gli feci solo un grande sorriso e lo invitai a mangiare con calma.
Arcabas, Cena solitaria, http://www.arcabasaseveso.it








