Mattia apostolo

Non siamo tra coloro che sono stati con i Dodici per tutto il tempo nel quale Gesù ha vissuto tra loro, dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato assunto in cielo. Mattia sì, fu tra questi, e perciò fu scelto per sostituire Giuda. Noi Giuda non l’abbiamo conosciuto. Ci riesce facile parlarne male, aggiungere “traditore” (o altro) al suo nome. Mattia l’aveva conosciuto bene, era stato con lui per tutto quel tempo. Certamente l’aveva visto pregare, commuoversi alle parole di Gesù, annunciare la Buona Notizia alla gente. Forse era stato Giuda stesso ad infiammargli il cuore, ad incoraggiarlo a rimanere con loro, a seguirli per tutto quel tempo. Forse Giuda e Mattia erano amici. Non lo sappiamo. Basterebbe questo per non parlarne con disprezzo ma con tristezza e nostalgia, come fece Pietro quel giorno.

At 1, 15-26  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=at+1%2C+15-17.20-26&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Crescere

Un bimbo che non cresce è malato. Crescendo però cambia volto. Sappiamo quanti danni possono provocare quei genitori che rifiutano la crescita dei figli e fanno di tutto per tenerli bambini e dipendenti. La Chiesa che Gesù ha formato era una Chiesa bambina: un piccolo gruppo con un enorme potenziale di sviluppo. Il destino era crescere e quindi cambiare, rimanendo se stessa. All’ultima cena Gesù disse: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete in grado di portarne il peso. Lo Spirito vi guiderà alla verità tutta intera, vi annuncerà le cose future”. Gesù ha accettato, desiderato e predetto che la Chiesa sarebbe cambiata e cresciuta sotto la guida dello Spirito. Gesù non ha lasciato lo spirito del “si è sempre fatto così” ma lo Spirito Santo, che suggerisce oggi ciò che serve alle gente della Chiesa oggi. Diversamente saremo messi in museo.

Gv 16, 12-15  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=gv+16%2C+12-15&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Se canti in carcere

Bisognerebbe aver provato a pregare in carcere, guardie e detenuti insieme, per sentir la pelle d’oca e un po’ di nostalgia, leggendo questa pagina. La forza del Vangelo inverte e confonde ogni ruolo umano. I prigionieri salvano la guardia. Questa si gettò ai piedi di Paolo e Sila e ne lavò le piaghe. Pare di essere nel Getsemani, quando Gesù salvò la guardia che l’arrestava dalla spada di Simon Pietro. O quando, facendosi avanti verso i soldati, essi arretrarono e caddero. Il carceriere di Paolo e Sila si fece subito battezzare con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia con i suoi. Sembra Zaccheo con Gesù. La storia insomma si ripete, ed è storia vera, è storia bella. Non è fiaba a lieto fine perché, probabilmente, lieto fine non ci fu. Cosa accadde al carceriere divenuto cristiano lo possiamo infatti immaginare. O forse anche lui, in ceppi, si mise a cantare inni a Dio e di nuovo ci fu terremoto. Come quella mattina di Pasqua, quando l’angelo rotolò la pietra, si sedette su di essa e le guardie caddero tramortite dalla paura. La storia santa si ripete. Se canti.

At 16, 22-34      http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=at+16%2C+22-36&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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foto: cancello interno del carcere di San Vittore, Milano.

 

Verso il fiume

Sarà forse per le sue lettere, cadute tra capo e collo, tra uno sbadiglio e un Alleluia, che ci immaginiamo Paolo come un uomo pesante, scontroso, ansioso, razionale e certamente noioso. Può essere. Seguendolo in questi giorni, nei suoi viaggi raccontati dagli Atti, lo conosciamo però sotto un’altra luce. Paolo era un uomo interamente abbandonato al flusso della vita. La prendeva come veniva, restando sempre in ascolto dello Spirito che suggeriva la mossa migliore. Non aveva alcun piano quinquennale né pastorale, se non quello di annunciare che Gesù è il Cristo, là dove ne aveva possibilità. Il sabato uscirono, verso il fiume, parlarono alle donne radunate per pregare. Lidia aderì alle parole di Paolo e si fece battezzare con la famiglia. Così, lungo il fiume, come anni prima al Giordano. Lungo il flusso della vita.

At 16, 11-15   http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=at+16%2C11-15&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Iniziativa

Ha dell’incredibile esser ricevuti in udienza da una persona importante. Del tutto impensabile è poi il contrario: ricevere una sua inaspettata visita. Dovesse capitare, passeremmo il resto della vita a raccontarlo. Basti pensare allo stupore mondiale suscitato dalle telefonate a sorpresa di Papa Francesco: “Sarà davvero lui?”. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”, ci dice oggi Gesù, e Giovanni ripete queste parole nella sua lettera: Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi. Siamo cercati da Dio, l’iniziativa è sua. Si mette in movimento, pensa a come fare per entrare in contatto con noi. Segni, fatti, sogni, incontri, parole: tutto è buono per farsi vivo. Così fa Gesù, così sua Madre, che – se appare – non lo fa su richiesta ma a sorpresa, inaspettata. Del resto faceva così già sulla terra, entrando di sorpresa in casa d’Elisabetta. Così fece Dio con lei, quando la visitò mentre era presa in casa dai suoi pensieri di ragazza. Fanno così lassù, amano far visite a sorpresa. E meno te l’aspetti, più ti raggiungono. Non amano invece farsi scorgere da lontano, evitano le sentinelle, ci perdono gusto se li aspetti ansioso. La grazia del cielo arriva quando sei occupato con la terra.

1Gv  4, 7-10; Gv 15, 9-17  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=1gv+4%2C7-10&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1       http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=gv+15%2C+9-17&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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In sogno

E’ giusto credere ai sogni? Possono essere un canale attraverso cui Dio ci parla? Quando si abbassano le difese della razionalità, quando il corpo è immobile, può accadere che dalle profondità della nostra anima giungano delle immagini, delle parole, che in altro modo non riuscirebbero a raggiungerci. Paolo si reca in Macedonia grazie ad un sogno. Il Vangelo è pieno di persone che hanno preso sul serio i sogni. Giuseppe sposò Maria grazie ad un sogno. Pilato non considerò il sogno della moglie e così condannò a morte un innocente. Possiamo immaginarci che pure Adamo, assopito, sognasse Eva mentre Dio era all’opera per crearla. Perché Dio è sempre al lavoro per realizzare i nostri sogni, che sono poi i suoi. Chissà cosa sognava il bimbo africano chiuso nel trolley: forse qualcosa di diverso dal volto di suo padre? E cosa sognava quel padre se non il volto del suo bambino? Forse da tempo, in sogno, lo supplicava: “Vieni!”.

At 16, 4-10  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=at+16%2C+4-10&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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foto: Corriere della Sera    http://www.corriere.it/esteri/15_maggio_09/quel-bambino-trolley-che-cercava-europa-sua-seconda-nascita-975f1232-f610-11e4-a548-cd8c68774c64.shtml

Da lontano

Provenivano dalla Siria, dalla Cilìcia, da Antiochia e da chissà quanti altri posti. Avevano ognuno la sua storia, la sua religione, la sua cultura. Vite diversissime tra loro, tutte incrociate dalla Via della Luce. Tutti affascinati da Gesù e dai suoi discepoli, si erano fatti battezzare forse a rischio della vita, certamente a rischio della propria reputazione. E questi fessi si mettono in cammino da Gerusalemme, non per farsi raccontare le loro bellissime storie ma per turbarli e sconvolgere i loro animi parlando di obblighi di legge e rituali mai sentiti prima. Ma non li vedi gli occhi di Paolo e Barnaba quando raccontano le incredibili vie con cui il Signore ha raggiunto queste persone? Non ti interessa sapere come hanno incontrato Gesù? Tutti questi pagani che chiedono il Battesimo non hanno dell’incredibile? Ciascuno ha la sua strada per giungere a Gesù. Tu non impicciarti e loda Dio!

At 15, 22-31  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=at+15%2C+22-31&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Sia noi che loro

E’ così che si fa! Bravi! Questi sì che ragionavano come Gesù. Non la norma divina astratta da calare sulla testa della gente, ma l’osservazione di come Dio si comporta con le persone. “Perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli (di provenienza pagana) un peso che noi stessi (di provenienza ebraica) non siamo stati in grado di portare?”. E così fu salvato il messaggio di Gesù, il cuore del Vangelo: non esiste regola religiosa che sia più grande della coscienza dove abita Dio. Non c’è regola divina che, se osservata, ti possa garantire la salvezza. “Sia noi che loro siamo salvati  per la grazia del Signore Gesù”, disse Pietro quel giorno parlando di noi.

At 15, 7-21  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=at+15%2C+7-21&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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Gesù o Legge?

Come le ortiche: non basta tagliarle, bisogna scavare a fondo. La rigidità e il formalismo religioso non passano con poco. Viene da chiedersi: questi farisei che erano diventati credenti, in cosa mai lo erano diventati? Perché se veramente avevano iniziato a credere in Gesù-Messia-di-tutti, allora perché mai volevano imporre ai pagani entrati nella Chiesa di osservare la Legge di Mosè? L’attaccamento alla legalità, alla formula, al codice, alla veste, alla rigida ritualità, è un’impalcatura di sostegno che sembra facile lasciare ma è dura a morire. Credere in Gesù imponendo la Legge mosaica sarebbe stato un vanificare il messaggio di Gesù stesso, un annunciare la liberazione della coscienza legandola con catene. Si rischiava di costruire la Chiesa di Gesù sul modello dell’antico Tempio, con divisione uomini-donne, laici-sacerdoti, con abiti sacri, offerte, digiuni… Meno male che si riunirono gli anziani e gli apostoli per esaminare questo problema!

At 15, 1-6  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=at+15%2C+1-6&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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2 x tutti

Basterebbe la geografia per farci notare che Paolo e Barnaba erano coraggiosi e certamente recidivi: tornarono a Derbe, Listra e Iconio, le città dalle quali erano già passati e dalle quali erano stati inseguiti. Forse però fu in ben altro che mostrarono coraggio: aprire la porta della fede ai pagani, credere con i fatti e non solo a parole, che Gesù è il Messia di tutti e non solo dei giudei. Perché molti possono essere coloro che, in nome di un dio, si immolano e martirizzano il proprio corpo. Pochi sono quelli che, anziché chiudere e recintare con regole e rituali e diete e abiti e obblighi e scomuniche, aprono la propria fede al mondo intero.

At 14, 19-28  http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=at+14%2C+19-28&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1

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