Vita movimentata quella di chi annuncia Gesù. La libertà è destabilizzante, il Vangelo fa molta paura a chi preferisce un dio fatto di autorità e rigidità, che aiuta a inquadrare il popolo. Paolo e Barnaba devono fuggire ma fuggendo, lo sappiamo, diffondono ancor più il Vangelo nelle città dell’attuale Turchia, la culla delle Chiese. Questa volta tocca a Paolo rialzare un paralitico, vedendo nel suo sguardo che aveva fede di essere salvato. E che tenerezza questo sacerdote di Zeus, che voleva offrire un sacrificio insieme alla folla. La gente infatti gridava entusiasta che “Zeus e Hermes sono scesi tra noi in forma umana!”. Bisogna ammettere che il terreno era pronto ad accogliere la buona notizia dell’incarnazione di Dio nella forma umana di Gesù di Nazaret.
Più del cuore
Quando si dice ‘vangelo’! Altro che religione che instilla sensi di colpa, paura di castighi e minacce. Altro che sentirsi sempre difettosi e mancanti. Veramente il messaggio di Gesù apre una nuova via, un nuovo modo di vivere la vita: amare con i fatti, non a parole, e stare assolutamente sereni e affidàti a Dio. E ripetere come un mantra le parole della Scrittura di oggi, per ritrovare la pace profonda: “Davanti a Dio rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa gli chiediamo, la riceviamo da lui”. “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto”.
1Gv3, 18-24; Gv 15, 1-8 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=1gv+3%2C18-24&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Gv+15%2C1-8&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Gloria
L’uomo Gesù era costantemente connesso con Dio Padre, tanto da essere una cosa con lui: “Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Io sono nel Padre e il Padre è in me”. Dio non riceve gloria da ciò che noi facciamo per lui. Dio è glorificato ogni volta che, con il Figlio, riesce a fare qualcosa per noi! Diamogli gloria dunque: chiediamo con fede.
Lavoratore
“Facciamo l’umanità a nostra immagine, a nostra somiglianza”, dice Dio, il grande lavoratore, che in ogni istante ci crea e ci modella. Così che il modo migliore per somigliare a Dio è diventare umani! Grande inganno quello di far credere che, per somigliare a Dio, bisogna farsi spuntare ali da angelo. E’ umano che ti ha fatto e solo come umano sei sua immagine. Quindi, se vuoi esser come Dio, devi scender nel tuo corpo, assumerlo in pieno, incarnarti. Il lebbroso si aggira con interi pezzi di corpo mancanti, ma non per questo è più ‘spirituale’… Se sei incarnato in una umanità maschile, non dimenticare il femminile. Se il tuo corpo è femminile, non trascurare il maschile. Perché sta scritto che a sua immagine creò l’umanità, maschio e femmina la creò. Non vi è dunque società o chiesa o istituzione che possa dirsi completa e matura se si regge solo sul maschile o sul femminile, se separa ciò che Dio ha unito.
Genesi 1,26 – 2,3 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=gn+1%2C26-2%2C3&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Salvatore?
Dopo chilometri per mare e per terra, giunto ad Antiochia di Pisidia, Paolo è invitato a parlare in sinagoga e, Parola alla mano, annuncia che Dio inviò come salvatore, Gesù. Ma noi, oggi, da cosa mai dovremmo essere salvati? Da cosa potrebbe salvarci Gesù e lui solo? Forse ha da annunciare altri elenchi di osservanze per scampare alla condanna eterna. Forse ha da aggiungere divieti per evitare di peccare. Forse, viceversa, ci vuole salvare da un’idea di Dio così, che sta fuori e sopra di noi e ci osserva muto. Salvezza è imparare a cercare la Presenza di Dio dentro di noi. Gesù ci salva dall’idea che Dio sia lontano. Ci salva insegnandoci l’arte della preghiera, del dialogo con la Luce.
Quando non lo so
Più chiaro di così non si può, parabola migliore sulla fede non poteva raccontarla Gesù! Che lo sposo arrivi è cosa certa, certissima. Nessuno qui lo mette in dubbio. La fede è incrollabile: arriva. Altrettanto certo è che l’attesa è stancante e sempre maledettamente più lunga di quanto vorresti: poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. Poi accade, quando meno te l’aspetti, mentre dormi, mentre non ci pensi, accade: si levò un grido: “Ecco lo sposo!”. Ma solo il volto delle ragazze che hanno potuto accendere le fiaccole è luminoso. Le altre, col volto rimasto in ombra, si sentiranno giustamente dire che non possono essere riconosciute. La fede dunque è certezza: ‘se’ accadrà ciò che attendi non è in discussione. Semmai è l’attendere che ti sfida e ti sfianca, ma non è con l’attesa nervosa e impaziente che si anticiperanno i tempi. Addormèntati pure, come un bimbo che sa di essere esaudito. Accadrà di colpo, quando non si sa: non sapete né il giorno né l’ora. Tu hai solo l’adesso, il momento presente. Ama ora chi incontri ora. Ama ora ciò che devi fare ora. Il tuo volto brillerà e, al risveglio, sarai riconosciuto. Fede certa. Attesa rilassata. Adesione costante al presente. Poi accadrà, stanne certo! Quando, non sta a te controllarlo.
S.Caterina da Siena Mt 25, 1-13 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=mt+25%2C+1-13&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Il salto
Nulla è più pericoloso che tentare di spegnere un fuoco gettandovi con violenza dei sassi. Non si farà che propagarlo spargendo tizzoni e brace ovunque. Fecero lo stesso errore quelli che cercarono di spegnere la fede in Gesù lapidando Stefano. Molti fuggirono da Gerusalemme e giunsero fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e qui alcuni di Cipro e di Cirene cominciarono a parlare anche ai greci annunciando che Gesù è il Signore. E’ fatta! Ecco il grande salto. Il cristianesimo non è una religione etnica, non ha una lingua sacra ufficiale e intoccabile. E’ una fede internazionale, multietnica, poliglotta, multiculturale, diffusa per traduzione. La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme e mandarono Barnaba che giunse e vide la grazia di Dio e si rallegrò. Questi poi portò Paolo e rimasero un anno intero in quella Chiesa. Non costrinsero nessuno a parlare l’aramaico di Gesù ma, viceversa, parlarono loro la lingua altrui, preoccupati solo di diffondere l’annuncio che Gesù è il Messia di tutti, in greco Christòs. Non per nulla ad Antiochia furono chiamati per la prima volta ‘cristiani’.
Mangia!
Non è mai finito il cammino, mai conclusa la crescita. C’è sempre qualcosa da liberare nel profondo di noi. Non c’è religione che non abbia i suoi divieti, i suoi digiuni, le sue regole per essere in pace con Dio. Pare che ne abbiamo bisogno al punto che, se nel testo sacro non se ne trovano, ci pensano gli uomini del tempio a crearne. Pietro aveva vissuto con Gesù per anni, l’aveva visto mangiare di tutto con tutti. Eppure, anche dopo la Resurrezione, era ancora bloccato e una vocina dal profondo gli diceva che alcuni cibi sono impuri e non vanno mangiati. Persino in visione resiste alla voce che lo invita a mangiar di tutto: “Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o impuro è mai entrato nella mia bocca”. Eh sì, perché le regole religiose sono le più dure a lasciarsi modificare e persino l’ateo è a suo modo ‘religioso’ quando tocca ferro… Religiosi quindi lo siamo un po’ tutti, ma uomini di fede lo si diventa. Di religioni ce n’è molte e tutte hanno del vero. E’ col Vangelo che farai il grande salto e, da uomo di religione, diverrai uomo di fede. “Mangia tutto, Pietro! Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”.
Nel nome
“Non possiedo né oro né argento, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!”. Con queste parole bellissime, piene di forza, di energia vitalizzante, Pietro inizia ad essere davvero ‘Pietro’, a ripetere in pubblico le stesse parole di Gesù, a far uscire da sé la stessa forza di vita che abitava in lui. Ovviamente viene arrestato con Giovanni e compaiono davanti ai capi, ai sacerdoti, ai sommi sacerdoti che li interrogano… Si ripete la stessa scena del processo a Gesù. E loro rispondono, con fermezza serena, che è nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, che costui vi sta innanzi risanato. Chissà che gioia vibrava nella voce di Pietro, che forza usciva dalla sua bocca mentre pronunciava il nome del suo Maestro! Davvero non lo nominavano invano quel nome potentissimo che ha la forza di salvare.
San Marco evangelista
Raccontando l’arresto di Gesù, Marco scrive che tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo nella notte. Gli studiosi affermano che questo episodio, essendo narrato solo in Marco, sarebbe la sua stessa “firma” autobiografica. Sia come sia, è così che si segue Gesù. Coperti solo di un lenzuolo, come lui stesso nel sepolcro, come il ragazzino nella notte. Avesse avuto mantelli e porpore e catene d’oro, non avrebbe potuto liberarsene in fretta. Ma lo seguiva con nulla, lo seguiva com’era, nudo nella notte, senza difese si mostrava. Lasciò cadere il lenzuolo e se ne andò, libero nella notte. Come farà il Maestro, che se ne andrà dal sepolcro senza nulla, libero nella notte verso il cielo. Lasciando solo il lenzuolo.
Mc 15, 50-51








