Lezione al canile

Il Maestro quel che dice fa. Noi invece parliamo un po’ d’impulso, sicuri che non accadrà mai quanto diciamo. E se un giorno invece… Maestro esaudisci questa donna straniera! Ed egli rispose: “non sono stato mandato che alle pecore della casa di Israele”. E non le rivolse neppure una parola. Ma che modi son mai questi? Da quando Gesù parla così? Da chi ha imparato? Forse ci ha letto nel pensiero… La donna in lacrime si inginocchia dicendo: Signore, aiutami! E Lui, gelido, rispose: non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini (cioè ai “piccoli miscredenti pagani”). Già, quante volte gli apostoli stessi saranno rimasti perplessi da questo suo prodigarsi per i pagani, da questa stima per i cani? E allora perché non gioiscono nel vedere che finalmente la pensa come loro e manda via a calci questa pagana che implora pietà per sua figlia, per una cagnolina? La donna però continua, sa che Gesù non è quello che vuole farle credere. Mia figlia è un cagnolino, è vero. Per questo non ti chiedo altro che di lasciar cadere a terra una briciola di bontà. A questo punto Gesù interrompe la lezione per i suoi, esce dal ruolo d’attore crudele e rientra in sé: donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri. E da quell’istante la figlia fu guarita. E chissà, forse da quell’istante i discepoli cominciarono a pesare pensieri e parole, nel timore che il Maestro li mettesse in pratica…

Mt 15, 21-28

Come bambini

Può vedere l’amore di Dio all’opera, cioè il regno dei cieli, soltanto chi si rivolge a Lui in ogni necessità e si affida a Lui in tutto e per tutto, senza schermi nè doppiezze. Soltanto a chi è come i bambini appartiene il regno dei cieli.

MT 19, 13-15

Assunzione di Maria

E’ vero quello che si dice: per quanto i sarcofaghi siano pieni di suppellettili, di là non si porta nulla. Tutto si lascia qui, persino il corpo, questo inseparabile compagno di viaggio. Il Vangelo però smentisce questo. Noi crediamo nel Maestro, che è andato di là con il corpo, che in questo stesso istante è vivo con il corpo, pur se a noi invisibile. Fin dai primissimi anni di vita, la Chiesa ha di fatto creduto che stessa sorte sia toccata al corpo di Maria, la cui tomba a Gerusalemme è infatti vuota, come quella del Figlio. Fu nel 1950 che la Chiesa ufficialmente ratificò e ritenne verità da credere (dogma) questa fede di fatto. Ma noi non ci sentiamo affatto costretti a credere questo, perché non ne vedevamo l’ora! L’ora di credere che Maria non separò mai un istante il corpo dall’anima e che visse ogni vicenda, anche la più banale vicenda fisica, davanti a Dio e con Dio. Per questo non dovette lasciarlo qui, quel suo corpo di donna così bello, e dal cielo ci continua a sorridere con le stesse labbra che baciarono il suo Giuseppe e Gesù.

Lc 1, 39-56

Quante volte?

Strano, ci saremmo aspettati che, parlando di perdono, Gesù ci spronasse all’amore reciproco e alla bontà. Invece sposta tutto su un altro piano. Lui sa bene che a volte il male che gli altri ci hanno fatto è davvero molto. Più lo guardiamo e più aumenta la voglia di prendere per il collo e soffocare chi ci ha ferito. Inutile sforzarsi d’esser buoni o finger di dimenticare, così facendo non scatterà mai l’ora del perdono. La logica del perdono nel Vangelo è più semplice e non si basa sulla pura forza di volontà. Due le mosse: distogliere l’attenzione dal male ricevuto e concentrarla sul perdono di cui noi stessi abbiamo goduto. Pietro chiese: quante volte dovrò perdonare? Dimmi piuttosto: quante volte sei stato lasciato andare, quante volte sei stato sopportato, compreso, tollerato, giustificato, addirittura amato nei tuoi difetti? Questo ricordo riempirà il cuore di gratitudine e allontanerà il rancore. Allora la mano si allenterà, la rabbia si placherà e, scoprendoci perdonàti, perdoneremo. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, come io ho avuto pietà di te?

Mt 18, 21 – 19, 1

 

 

Legàmi

Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo. Dunque anche i legami di parentela, amicizia, amore? Perché no? Questi legami restano vivi.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. E se volessi mettermi d’accordo per chiedere con qualcuno che è già in cielo? Perché no? Se valeva sulla terra, a maggior ragione vale in cielo. Ciò che conta è l’unione amorevole tra chi si accorda nel pregare. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.

Mt 18, 15-20

Ovvio!

Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? Che ve ne pare? Bella domanda: che ce ne pare? Forse non osiamo dirlo, ma ci pare proprio una cretinata. Chi mai ha visto un comportamento del genere? Quale mai è il campo in cui non si dia per scontata una percentuale di perdite? E’ ovvio che in un attacco frontale di fanteria si abbia il 50% delle perdite. E’ ovvio che nei paesi del terzo mondo la mortalità infantile sia alta, così come sono ovvi i licenziamenti e i tagli in tempo di crisi. E’ ovvio che in Italia il 30% dei matrimoni fallisca. E’ ovvio che a fine estate troveranno qualche anziano decomposto nel suo appartamento di città. Per Gesù e per la Trinità è invece ovvio che nessuno mai debba perdersi, soffrire, restar solo. Per Dio Amore è ovvio dedicare tutte le energie al recupero della vita di ogni singolo e mai rassegnarsi alla perdita. Che ve ne pare?

Mt 18, 1-14

Complicità

Erano davvero amici, potremmo dire che si spalleggiavano e coprivano a vicenda. Siamo a Cafàrnao, il paese di Pietro, e quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a lui e gli dissero: “Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?”. Complimenti! Che maestro… E Pietro, mentendo, risponde un pronto sì! Poi Gesù apre il discorso e rassicura l’amico: non è giusto che noi paghiamo. I figli non pagano in casa. Che disagio quando noi battezzati dobbiamo pagare il biglietto per entrare in una chiesa! Per non parlare delle “offerte obbligatorie” da lasciare nelle sacrestie (o sono offerte o sono obbligatorie!). Ma Gesù è più grande di loro e delle loro regole e parla all’orecchio, quasi complice: va’ al mare e getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te. E così, aprendo la bocca al primo pesce, la chiuderemo a questi  noiosi servi delle regole umane. Paga per me e per te, offro io. Siamo figli liberi, procederemo uniti per la nostra strada.

Mt 17, 21-26

Somatizzazione

Abbiamo già incontrato questo brano di Vangelo qualche giorno fa (vedi “In barca”). Ma ricapitoliamo. Gesù aveva ricevuto la notizia dell’uccisione di Giovanni Battista. Allora partì su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma il suo progetto di preghiera è interrotto dalle folle che lo seguirono a piedi. E Gesù, sceso dalla barca ne sentì compassione e le curò e nutrì spezzando il pane per cinquemila famiglie. Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo, finchè non avesse congedato la folla. E’ solo a questo punto che, finalmente, congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Pregò in meditazione silenziosa e solitaria per ore e, venuta la sera, se ne stava lassù, da solo. Ce lo possiamo immaginare immobile, respiro controllato, occhi chiusi. Tutto il suo corpo trasformato in un potentissimo strumento di preghiera e di contatto con la realtà divina. Contrariamente a quanto spesso si dice, chi sa pregare non vede nel corpo un ostacolo ma un alleato. E Gesù “scende” nel suo profondo, dialoga con il Padre, con Giovanni Battista, acquista forza, luce, pace, controllo. Con il corpo ancora così immerso nella meditazione, Gesù scende dal monte e si avvia a piedi verso i discepoli camminando sul mare. Somatizzazione positiva.

Mt 14, 22-33

Nella notte

Si assopirono poiché lo sposo tardava. Si stancarono di attendere perché il tempo passava e nulla pareva muoversi. Come succede a chi inizialmente è carico di fiducia in Dio e poi si logora e perde forze e la sua preghiera dubita. D’un tratto nella notte si alzò un grido: ecco lo sposo! Eccolo! Ma chi gridò? Il Vangelo non lo dice. Eppure qualcuno gridò e svegliò tutti. E tutti si accorsero che lo sposo non aveva mancato di parola. C’é sempre qualcuno che nelle notti della nostra vita ci sveglia e ci fa notare che lo sposo (l’amore di Dio) è arrivato.

MT 25, 1-13

Circolo

In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finchè non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno. E questa è davvero una bella notizia! Gesù ci assicura che la vita non passerà invano, non svanirà senza che proviamo il gusto di vivere davanti a lui ogni cosa. I nostri sogni, le nostre speranze, le nostre amicizie, troveranno un posto davanti a lui. Troveremo la forza di parlargli di tutto. Faremo in tempo! Certo, parla di alcuni, non di tutti. Di quegli alcuni che sono disposti a perdere la vita per causa mia, cioè ad affidarla a lui, a fidarsi di lui, a entrare nel circolo virtuoso e celeste del dialogo costante con lui.

Mt 16, 24-28