Ancora da ieri

Non si riesce a uscire dal Vangelo di ieri, con quella notizia che si diffuse in tutta la regione. La notizia del miracolo, certo. Forse anche la notizia dei protagonisti. Chi l’avrebbe mai detto che questo capo della sinagoga nutrisse un debole per Gesù? Non si era mai esposto per prudenza, forse per timore di perdere la carica o la stima della gente. Poi d’un tratto te lo ritrovi in casa di un pubblicano, prostrato dinanzi a Gesù, a supplicarlo di far rivivere la figlia appena morta. Certo che la gente, quando ha bisogno, è capace di tutto! Questo si teneva stretto il titolo di capo ma segretamente si beava delle parole liberanti e nuove del Maestro. Poi, davanti alla figlia morta, scatta, capisce, sceglie da che parte stare. Tutto all’improvviso gli appare chiaro: Gesù è la Via. Ma… non è un po’ tardi? E’ prima che si deve mostrare fede e coerenza! Non dopo le disgrazie… In Gesù però nessuna traccia di questi ragionamenti. A lui interessa che questo uomo sia giunto a destinazione. Non giudica la preghiera, non una parola: si alzò e lo seguì.

Mt 9, 18-26

 

Fede

Non è la prima volta che Gesù riporta in vita un morto, ma è l’unica volta che gli viene chiesto in questo modo. Nessuna sfumatura, nemmeno uno spazio alla commozione o all’iniziativa di Gesù. Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la mano su di lei e vivrà. A parlare così è uno dei capi della sinagoga, prostrato nella casa impura del pubblicano Matteo dove Gesù sta mangiando circondato da gentaglia. Nessuna speranza possibile per questo padre. Pura fede. Certezza assoluta che lui interverrà. La risposta di Gesù è altrettanto diretta. Non una parola ma un’azione: Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli, forse a sua volta risvegliato (così letteralmente) da questa fede assoluta. Una fede così determinata che diventa buffa per chi non capisce nulla. Si erano tutti trattenuti quando avevano visto partire quell’uomo disperato e risoluto al contempo. Ora, alle parole di Gesù che dice non è morta, si lasciano andare e si sfogano: lo deridevano. Deridevano Gesù e con lui quel padre che credeva. Ma egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. Pura fede. Assoluta fiducia.

Mt 9, 18-26

Diluvio e altro

Bè, se la nave affonda si grida “si salvi chi può”. A maggior ragione se ad affondare è la terra intera, se ad alzarsi non è il livello dell’acqua ma della criminalità, della falsità, della corruzione. Come dice il salmo di oggi, tutti sono traviati, non c’è nessuno che agisca bene, neppure uno. E allora tanto vale mettersi all’asciutto, dimenticare promesse, impegni, fedeltà e altro. Che ci posso fare? Devo pur farmi una vita… Eppure è un gran peccato impiegare così le tue energie, ci dice Gesù oggi. Chi cerca di salvare la propria vita, la perde, la sciupa. Del resto ci pare sciupata pure una vita trascorsa cercando di salvare gli altri, di caricarli sull’arca e scampare al diluvio. A che pro? Il Vangelo ce ne da motivo: chi perde la propria vita, la mantiene viva. Il segreto per non deprimersi e sentirsi vivi non è mettersi in salvo, non è arginarsi l’esistenza con sacchi di sabbia, di soldi, di vacanze, di spensieratezza. Il segreto di una vita viva è spenderla senza paura.

Fin qui le letture del rito ambrosiano. Ma il Vangelo del rito romano prosegue il discorso! Venite a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi. Avete un cuore pieno di ansie, di domande, di questioni aperte. Non sapete da che parte venirne fuori e vi dibattete tra insonnia e distrazioni, tra un respiro alto e una risata forzata. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, lasciatevi abbracciare da me, non cercate un riferimento diverso da me. State qui, statemi vicini, parlatemi senza paura, e troverete ristoro per le vostre anime.

Letture del rito ambrosiano. Il diluvio universale Gen 6, 1-22; sal 13; Lc 17, 26-33. Rito romano Mt 11, 25-30

Digiuni

Uomo mortificato, uomo mortificante. Uomo amato, uomo amante. Religiosità di rinunce e digiuni, religiosità di giudizi e confronti. Perché noi digiuniamo molte volte e i tuoi discepoli non digiunano? Vedevano in Gesù una grande capacità di ascesi e digiuno, che però non si trasformava in regola imposta ai suoi discepoli. Gesù non definiva se stesso “il digiunatore” ma lo sposo. Colui che non ti toglie nulla, ma tutto ti dona.

Mt 9, 14-17

Matteo

Gesù vide un uomo, chiamato Matteo,  seduto al banco delle imposte, e gli disse “Seguimi”. Dove sarebbe il Vangelo, la Buona Notizia? Dove sta la novità? Forse basta pensare alla versione che leggeremmo se questa fosse semplice cronaca: “Gesù vide un esattore, un infame collaborazionista, sputò in terra e passò oltre”. Ma Gesù vide un uomo, con un nome, una storia. Vide pure che era seduto al banco delle imposte, un “impostore” dell’impero. Non gli fece cambiare mestiere, gli propose di cambiare Regno. Ed egli si alzò e lo seguì.

Mt 9, 9-13

Tommaso

Di ogni santo facciamo un omino perfetto, un santino. Il Vangelo invece ci mostra tutti per quello che sono: uomini con i loro passi da compiere. Come mai Tommaso avrà reagito così? Si irrigidisce indispettito: proprio lui, chiamato Didimo, “il gemello” del Signore, lasciato fuori! Se non vedo e non metto la mano, non credo! Poi inizia l’attesa, la speranza che torni, i dubbi. Non lo vedrò più…lo vedrò ancora. E quel ripetersi in cuore un po’ dubbioso “devo crederci”. Finchè le parole diventano vere e la voce è del Maestro: devi crederci. Credici.

Gv 20, 24-29

Quanto vale?

Due indemoniati furiosi vengono liberati da Gesù, ma per farlo viene sacrificata una numerosa mandria di porci. Allora gli abitanti pregarono Gesù di allontanarsi dal loro territorio. Evidentemente non condividevano l’investimento… Eppure si sa che per recuperare qualcuno, un malato, un furioso, un amore, un amico, degli investimenti vanno pur fatti e in discussione bisogna pur mettersi. Ma chi ne ha voglia? Quante persone, quanti migranti sprofondati in mare mentre si approvano pur giuste leggi sullo spazio minimo degli allevamenti suini… Ma dimmi: quanti maiali vale un uomo?

Mt 8, 28-34

 

Tempesta

“Io da ragazzino andavo in riva al mare, lo guardavo, gli parlavo. Poi lo sfidavo e lottavo con lui conquistando le sue onde. Ho sempre avuto un legame personale con il mio mare”. Così mi parlava un giorno un caro amico di origini siciliane. Gesù vedeva e percepiva Dio presente in ogni sua creatura, dialogava con essa e, all’occorrenza, si faceva obbedire. Noi temiamo persino di parlare a cuore aperto con noi stessi, figuriamoci con le altre persone o creature. Sommersi dalla paura di non essere accettati o di perderci qualcosa, ci lasciamo travolgere dagli eventi e dalle tempeste che gli altri scatenano in noi, portandoci dove gli pare. Perché avete paura? Gesù non subisce la tempesta, nemmeno la teme. La controlla.

Mt 8, 23-27

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Senza tana

Ti seguirò dovunque, Maestro. Ma non è questione di “dove” né di “come”, è questione di “chi”. Io non ho un nido né una tana, ho la mia persona da offrirti. Seguimi, segui me, non dopo aver seppellito tuo padre. Seguimi ora, con lui, con tutti. Non è necessario attendere la morte di nessuno per potermi seguire. Degli altri non ci si libera, solo i morti seppelliscono i morti.

Mt 8, 18-22

Non solo Pietro

Siamo abituati ai retroscena e alle indiscrezioni su tutti. Il Nuovo Testamento è invece avaro di dati personali sui protagonisti. Che ne sappiamo di cosa fece Gesù dai 12 ai 30 anni di vita? Nulla. Che dire di Giuseppe o della famiglia di Maria? Lo scopo non era raccontare storie altrui ma far avanzare la nostra. Due i dati certi sulla vita personale di Simone, il pescatore di Bethsaida, detto Pietro. Era sposato e sua moglie lo seguiva nei suoi spostamenti. Le fonti esterne al Nuovo Testamento ci dicono qualcosa in più: Pietro vide morire martire la moglie a Roma, dove vivevano con la figlia. Fermiamoci qui, è sufficiente. Ci basta per immaginarci il Maestro nella loro casetta in riva al lago, con in braccio la bimba. Ci basta per immaginare questo sposo mentre racconta a lei del Maestro, mentre col batticuore la presenta orgoglioso a lui. E poi magari la tipica domanda “come vi siete conosciuti?”. Forse negli occhi di lei un lampo di paura “me lo porti via?”. Nemmeno per sogno! Se a un papà dico seguimi, resta inteso che deciderà con la famiglia se farlo.

 

Festa dei Santi Pietro e Paolo.

Mt 8, 14; 1Cor 9,5; Clemente Alessandrino (150-215 d.C.); Eusebio di Cesarea (265-340 d.C.)