Nella Bibbia l’occhio è spesso il simbolo del desiderio, dell’obiettivo prefissato, del fine che si vuole raggiungere. Gesù chiedeva sempre alla gente cosa desideri? Lo chiedeva perché non sempre sappiamo davvero cosa vogliamo. La sua domanda aiutava a togliere ognipulviscolo, a vedere più chiaramente nel cuore, a conoscere un po’ meglio se stessi. Cosa voglio, a cosa miro, dove vado? Se fisso le travi del soffitto, se non ho grandi desideri, se non guardo più in là del mio naso, come posso credere di aiutare l’altro a vederci chiaramente, togliendo pagliuzze e imperfezioni dai suoi orizzonti? Eppure, pur non avendo chiari obiettivi, dispensiamo di continuo consigli di vita. Ciechi che guidano altri ciechi. La guida migliore è chi sa di non vedere tutto. La più pericolosa è quella che crede d’esser meglio del suo maestro.
Lc 6,39-42 Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Tre cicli di quattordici generazioni. Per tre volte il doppio di sette, il numero perfetto. Vale a dire: Gesù non avrebbe potuto nascere in un momento migliore. Perché il bisogno di dirlo? Forse perché, vedendo l’accoglienza riservata a lui e al suo messaggio, il dubbio veniva: non poteva attendere tempi più maturi? Certamente l’umanità non era pronta ad accogliere Cristo, ma quando mai lo sarebbe stata, quando lo siamo noi? Per lo meno una ragazza lo accolse in sé e ne divenne madre. Di lei oggi festeggiamo la nascita, non sapendo altro che era di Nazareth. Quanti eravate in famiglia, Maria? Eri la terza, la quarta, la prima bimba dopo dei maschi? Da come ti saresti comportata da grande, possiamo immaginarti una bambina piuttosto autonoma, sveglia, forse anche solitaria e certamente risoluta. Come del resto sarebbe stato tuo figlio.
Natività di Maria Mt 1,1-23 Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.
Appena scelti i dodici, Gesù guarda i discepoli e annuncia loro questa buona notizia: riderete e mangerete! Sì, perché saranno proprio loro, quelli che ho scelto, a portarvi aiuto e gioia. Non tutti, certo. Tra loro alcuni allenteranno la presa, si adageranno, tradiranno il vangelo e non vi raggiungeranno. Ma altri ce la faranno, resteranno centrati in me e si accorgeranno di voi. Dunque beati voi poveri! Leggiamo bene. Gesù alza gli occhi sui discepoli e dice: beati voipoveri. Dunque i discepoli erano poveri. Qualcuno, quando scrivevo da Timor Est, mi confidava di avvertire una forza particolare, inspiegabile date le condizioni in cui mi trovavo. E se invece la spiegazione fosse proprio questa? I discepoli erano poveri. Il vangelo è stato annunciato a loro e, più tardi, scritto per loro. Di più: scritto da loro. È dunque nella povertà che lo si capisce in modo più naturale. I ricchi, i sazi, i gaudenti, fanno più fatica a cogliere il messaggio di Gesù. Sono come pesci fuor d’acqua. Ma, se vogliono, possono tuffarsi in un mare di poveri e riscoprire il messaggio autentico del Vangelo.
Lc 6,20-26 Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Impressionanti queste parole: passò tutta la notte pregando Dio. Potremmo già fermarci qui, a immaginare Gesù che prega di notte su un monte. Poi sceglie idodici apostoli. Su dodici, uno lo avrebbe tradito. Gli altri sarebbero fuggiti lasciandolo solo. Aveva pregato tanto, ma aveva pregato bene? Lui certamente sì, ma loro? Dopo essere stati scelti tra una folla di discepoli e una moltitudine di gente che cercava di toccarlo, cosa era accaduto ai dodici? Come avevano reagito alla nomina? Cosa aveva visto in loro Gesù? E cosa avevano visto loro in quella sua scelta? Stando a ciò che sarebbe accaduto dopo tre anni, si direbbe che non avevano visto la stessa cosa. Lui, per chiamarli aveva pregato una notte. Loro, nella notte del Getsemani, non sarebbero riusciti a pregare nemmeno un’ora. Brutta storia le nomine. Fanno allentare la tensione anche ai migliori.
Lc 6,12-19 Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Un bellissimo mare dorato al tramonto. Timor o Italia? Difficile dirlo. A volte anche noi siamo così. Belle persone, certo, ma senza una rotta precisa. Abbiamo la mano destra paralizzata, siamo – stando alla simbologia biblica – incapaci di prendere decisioni. L’opposto del vangelo di ieri che chiedeva di compiere una scelta e agire di conseguenza, mettendo in gioco tutte le proprie forze. Mèttiti in piedi nel mezzo, dice Gesù all’uomo che non compie scelte. Stendi la mano, agisci. Inizia a scegliere, a dare ordini a te stesso, a prendere posizione con i tuoi no e i tuoi sì. Non rinviare a domani, non tirarti fuori da ciò che accade. Non ti è chiesto di essere perfetto, ma di agire. Mettiti in mezzo e stendi la mano, non stare ai margini a braccia conserte. Entra nella vita, abbi un’idea, un’opinione, un’iniziativa. Poi crescerai, farai esperienza, capirai meglio e cambierai idee. Ma non stare paralizzato. Mettiti in mezzo, bùttati nella vita, fai del bene.
Lc 6,6-11 Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Lc 14,25-33 Una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
da Doha, Emirati Arabi Ammetto che non mi mancava la giostra degli aeroporti e delle loro vetrine, dove in pochi secondi ho visto ciò che in quaranta giorni potevo solo ricordare. Ma ciò che conta non è arrabbiarsi, criticare o esaltare il mondo in cui si è nati o quello in cui si è rinati. Ciò che conta è rimanere se stessi in ogni mondo, essere signori del sabato, superiori a ciò che ci vorrebbe condizionare.
Lc 6,1-5 Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
da Darwin, Australia Per ogni cosa c’è il suo momento sotto il sole, dice il libro di Qoelet, e purtroppo, sotto il sole cocente di Timor, è giunto il momento di partire. L’aereo si è staccato da terra, Dili è rimpicciolita sotto di me, mentre ancora riconoscevo luoghi e strade. Poi solo il blu del mare. Nel piccolo aeroporto, centoventi ragazzi e ragazze attendevano la partenza per Israele. Lavoreranno la terra nel sud, ai limiti del deserto del Negev. Dal gruppo si staccano tre ragazzine che mi mostrano orgogliose il marsupio e lo zainetto. Pare ieri che li abbiamo comprati insieme, mentre spiegavo loro come vestirsi per volare e dove fosse Israele. Innocenti. Sono persone innocenti. Mentre penso questo, mi giunge dall’Italia il video di un vescovo che, irritato per la mancata nomina a cardinale, a fine messa sbeffeggia il Papa con battute che vorrebbero essere ironiche ma che in realtà schiumano rabbia. Devo tornare in questo mondo, in questa chiesa di otri vecchi? Fortunatamente un ragazzo mi distrae scrivendo: Maromak akompanha pai too iha Italia, il Signore accompagni “pai” fino in Italia. L’innocenza ci salverà. Vino nuovo in otri nuovi.
Lc 5,33-39 I farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno». Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».
da Dili, TIMOR ESTPrendi il largo, non restare fermo a terra. Non avere paura di sbagliare, l’errore più grave sarebbe proprio non agire. Va’, va’ da loro, sei pescatore di uomini. Seguili dunque, scendi là dove essi vivono, negli abissi della povertà, tra le lamiere delle loro abitazioni. Segui gli uomini lì dove sono, fatti coinvolgere dalla loro vita, prega per capire come fare a tirarli fuori dalle acque scure in cui sono caduti. Io sono Gesù, che ti chiedo questo. Non mi allontano da te, pesco con te. Getta la rete, intessi relazioni, annoda legàmi che resistano a tempo e tempeste. Ama la gente, i bimbi e i vecchi, dall’alba al tramonto. Quando la luce calerà e prenderanno il colore della loro terra, tu sarai ancora con loro. Non avere paura di impolverarti i piedi, di bruciare sotto il loro sole, non temere nemmeno di non capirli. Lascia la tua sicurezza lì sulla riva e prendi il largo, va’ da loro. Perché io sono con loro, sono con gli ultimi. Seguili e mi troverai. Seguimi e troverai loro.
Lc 5,1-11 Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Questo è il mio ultimo giorno a TIMOR EST. Domani, 2 settembre, partirò per il lungo viaggio di rientro in Italia. La Locanda continuerà regolarmente, contando sul Wi-Fi degli aeroporti.
da Dili TIMOR EST L’unico modo per incontrare e onorare chi lavora in una sorta di fast food locale è andarci a cenare. Qui la sera i mikrolet non ci sono quindi, al ritorno, taxi. Il ragazzo che mi accompagna contratta a lungo il prezzo, poi si sale. Il taxista avvia subito il discorso, come a scusarsi dei cinque dollari richiesti. La benzina che aumenta, la manutenzione dell’auto, la crisi generale… I due parlano e sistemano la nazione, come vecchi amici, per tutti i venti minuti del viaggio. É ovunque così, mi dico. Di che parla la gente se non dei problemi quotidiani che la assillano? Era così anche in Galilea, è così sempre. La gente si accalcava attorno a Gesù perché se ne andava via guarita. Anzitutto lo cercavano per questo, per stare bene. E lui definiva tutto ciò annuncio del regno di Dio. Non si indispettiva, nemmeno si aspettava che gli ponessero domande diverse dai loro bisogni, domande solenni su Dio. Sapeva che quelle azioni di guarigione e amore avrebbero da sole posto domande e dato risposte. Piuttosto, la sua preoccupazione era un’altra: recarsi sul fare del giorno in un luogo deserto. L’anima infatti assorbe le fatiche, le gioie e le emozioni di chi incontra. Necessita di tempi di silenzio per recuperare la propria identità e la propria centratura. Poi si torna tra la folla.
Lc 4,38-44 Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagòghe della Giudea.