Sale e luce

Voi siete il dalle della terra, voi siete la luce del mondo. Siete sale, non potete essere insipidi. Siete luce, vi si vede. Le vostre opere di misericordia sono lì, davanti a tutti. E se non fate nulla di buono, pure questo si noterà. Avete luce, avete occhi per vedere le necessità e le sofferenze dell’umanità. Fate luce a tutti, indicate al mondo dove sono i bisogni veri, le vere sofferenze. Non basterà certo un telegiornale a fare luce sulle esigenze e le emergenze. Le guerre più atroci e i poveri più sfruttati non vengono mai messi in luce, mai verranno inviati aiuti in certe parti del mondo. Voi siete luce, a voi tocca far luce.  Ascolta l’audio ⬇️

Mt 5,13-16   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il secchio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Viavai

Venite in disparte voi soli e riposatevi un po’. Bello sapere che cercava di abituarli a dosare le forze. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Quando ci si mette a fare sul serio, quando si sceglie di essere operatori di misericordia non solo a parole e promesse, non solo distribuendo consigli ma aiuti reali, si entra in un “brutto giro”. Può accadere di mettere i bisogni altrui prima dei propri, si può giungere a perdere sonno, soldi e qualche pasto. I bisogni dell’umanità sono così tanti, che se non ci si dà una regola di riposo, si soccombe divorati dalla compassione. Ma siamo discepoli, non semplicemente attivisti. E il discepolo sa che trova energie stando fermo, accanto al maestro. Finché la folla non ti trova, e allora si ricomincia.

Mc 6,30-34 Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Direzione

A motivo del giuramento e dei commensali il re non volle rifiutare la richiesta della fanciulla, e fece decapitare Giovanni. Che ammirevole coerenza! Ecco cosa succede quando chi non ha morale vuole apparire uomo di saldi princìpi. Il giuramento di un uomo vuoto può forse avere un contenuto? È il nulla sul nulla. Eppure è pieno il mondo di gente così. Ricordo un uomo che, uscito dal carcere dopo anni, vi rientrò dopo una settimana per omicidio premeditato. Ho dovuto – mi disse – non potevo non farlo. E invece poteva, come Erode avrebbe potuto. Come ciascuno di noi potrebbe, dovrebbe, saper cambiare idea, cambiare decisione, se è fondata sul male e non sul bene. Non siamo chiamati ad essere uomini d’onore, disposti a tutto fuorché a cambiare. Siamo chiamati a conversione, che significa rivedere la propria direzione. È al vangelo che dobbiamo essere coerenti, non alle nostre più o meno impulsive decisioni.

Mc 6,14-29 Il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Presentazione di Gesù

A quaranta giorni dal Natale, festa della Luce vera che viene nel mondo, celebriamo ancora Gesù luce delle genti. Domani, festa di San Biagio, protettore della gola, la si benedirà utilizzando due candele della festa di oggi, detta candelora. Ricordo bene di un prete che, stufo di queste “superstizioni”, si rifiutò di celebrarle. All’indomani era totalmente afono, a differenza della gente che di cose quel giorno ne disse molte e somigliavano più a un “ben ti sta” che a una preghiera di guarigione. Ed è questo il punto, il senso della festa di oggi e domani: benedire la voce con la luce. Chiedere il dono di pronunciare ed ascoltare parole illuminanti e illuminate. O piuttosto tacere, piuttosto non ascoltare.

Lc 2,22-32 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Il viaggio del Papa https://www.vaticannews.va/it.html

Tra i suoi

Aveva lasciato Nazaret per andare a vivere a Cafarnao che, a loro volta, i discepoli avevano lasciato per seguirlo. Ma questo lasciare non è un abbandono, ormai lo sappiamo. Tant’è vero che oggi lo vediamo tornare nel suo paese a insegnare nella sua sinagoga, quella in cui aveva imparato a pregare sin da bambino, accompagnato da Giuseppe e Maria. Eccolo tra la sua gente, i suoi amici d’infanzia, compagni di gioco e scherzi, il rabbì, gli anziani, insomma tutti. Gli erano mancati e parlò loro con tutto il cuore, con tutto l’amore, commentando la Parola di Dio. Ma si accorse che qualcosa non andava, erano oppositivi, freddi. Avrebbe voluto guarire ogni loro malattia, sanare ogni male, ma sentiva che gli facevano resistenza. Non poté fare molto. Nemmeno noi possiamo fare molto per chi non vuole ricevere nulla. Aiuteremo altri, continuando ad amare e pregare per questi.

Mc 6,1-6 Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-01/papa-francesco-viaggio-repubblica-democratica-congo-sud-sudan.html

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Chi è stato?

Ci sono cose che, una volta inventate, si diffondono tanto che pare esistano da sempre. Nemmeno si riesce a immaginare un mondo senza di esse e così, proprio chi le ha fatte nascere viene un po’ dimenticato. Chi inventò il telefono? Chi l’elicottero, la radio, il computer, il motore e… la ruota? Chi realizzò per primo la tanto innovativa “alternanza scuola-lavoro”? Chi teorizzò che a scuola la pazienza e l’amore sono più efficaci di ceffoni e bacchettate? Lo dice anche la legge, è dunque dato per certo. Eppure fu un uomo a proporre per primo questi metodi, e lo presero per matto. Egli cambiò per sempre il volto della scuola. Giovanni Bosco era il suo nome. Era un prete piemontese. È pure santo. Ma ciò che ha detto è divenuto tanto ovvio, che di lui è difficile parlare in modo straordinario. È un uomo, un insegnante. Nemmeno lo si chiama San Giovanni. Si continua ad usare in cielo il nome che aveva sulla terra. Lui resta per tutti semplicemente don Bosco.

San Giovanni Bosco Eb 12 Anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.

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Molte domande

Una scena impressionante, che ognuno di noi può rileggere immaginando, cercando di vedere ogni singolo particolare. Le catene spezzate, le urla, i sepolcri, la voce multipla dell’uomo-legione, duemila maiali che galleggiano nel lago. Poi lui pulito, seduto, vestito e sano di mente. Una bella vittoria sul male, quella di Gesù. Ma è sulla sponda pagana, nella Decàpoli, tra le genti che allevano maiali. È sulla nostra sponda, insomma. Duemila maiali sono un bel capitale. Vale la pena di sacrificarlo per sanare un pazzo letteralmente “scatenato”? Pregarono Gesù di andarsene dal loro territorio. È tuttora così: ci sono dei conti da fare, in questa nostra sponda di mondo, in queste nostre moderne Decàpoli, e la dignità delle persone inutili non vale nulla. A volte però si trova un utile e allora si investe senza esitare. Restano però molte domande sui criteri di investimento e si cede alla tentazione di fare due conti così, come al bar tra amici, senza voler fare gli espertoni. Ad esempio, un carro armato Leopard costa circa 10.000.000€ mentre una dose di vaccino contro il morbillo costa circa 0,20€. Se non erro, con un Leopard si vaccinerebbero 50 milioni di bimbi.

Mc 5,1-20 Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

https://www.lastampa.it/esteri/2023/01/25/news/quanto_costa_leopard_2_abrams_carro_armato-12604240/amp/

https://www.unicef.it/media/i-vaccini-salvano-la-vita-nuovo-rapporto-unicef/

https://ilbolive.unipd.it/it/news/covid19-africa-morbillo-paura?amp

Beatitudini

Un testo difficile, quello delle beatitudini. Parole che vanno lasciate nel vangelo perché, se estratte e isolate, possono portare lontano. Non sono un inno alla miseria, una visione masochista della vita, quasi che più si soffre meglio si sta. Parole quindi che vanno ascoltate come le ascoltarono i discepoli la prima volta: avvicinandosi a Gesù. Sono una sua confidenza, la confidenza della sua personale esperienza di vita. Lui aveva sperimentato la beatitudine nelle difficoltà più forti e per questo poteva dire beati voi cheAscolta, scarica e diffondi il commento audio qui sotto ⬇️

Mt 5,1-12 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Dormire

Lo presero in barca così com’era ed evidentemente era stanco, stanchissimo, tanto che si addormentò a poppa sul cuscino. Anche Matteo e Luca lo narrano ed è l’unica volta in cui si racconta una cosa simile: Gesù crolla di sonno. Nemmeno la tempesta lo sveglia: lui dorme sul cuscino. Lo svegliano urlando, lo accusano di infischiarsene: non ti importa? Gli importa eccome, ci tiene alla pelle, tant’è che sgrida il mare e il vento e li placa. Sarà poi tornato a dormire come chi, spenta la sveglia, si gira dall’altra parte e riprende sonno? E noi riusciamo ancora a dormire, venuta la sera delle nostre giornate vorticose? Sappiamo ancora abbandonarci sul cuscino? I nostri figli, quando senza salutarci spariscono nelle loro camere, vanno a dormire o ad affrontare la loro seconda giornata, navigando online tra una tempesta di chat e di idiozie fino all’alba?

Mc 4,35-41      Venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

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Accadrà

Quale migliore descrizione della preghiera? Cos’è infatti pregare se non gettare un seme e poi andare via? Con cura prepari il terreno, con attenzione vi poni il seme, poi non devi che abbandonarlo, là nascosto sotto terra. Lo lasci perché sai, perché credi, perché sei certo che accadrà. Accadrà cioè che il seme germoglierà, uscirà dalla terra e tu lo vedrai. Come, tu stesso non lo sai. Ma sai che accadrà. È questa fede, questa certezza, che ti fa nascondere nel cuore di Dio la tua preghiera. È questa fede che ti fa poi riaprire gli occhi, rialzare, tornare alla tua attività. Come avverrà, tu non lo sai. Ma sai che avverrà. Questo è pregare: sapere che avverrà e non curarsi del come e del quando. Curiamoci di seminare bene pregando. Il resto lo fa Dio.

Mc 4,26-34 Gesù diceva alla folla: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.