
In principio Dio disse: “Sia la luce!”. Dunque ‘in principio era il Fuoco, e il Fuoco era presso Dio e il Fuoco era Dio’, potremmo dire parafrasando Giovanni, che ci insegna che Dio è amore, fuoco e calore. La veglia che celebra la resurrezione non inizia forse con un fuoco? Non è un cero infuocato ciò che illumina le tenebre della chiesa buia al grido di “Lumen Christi”? Dio è fuoco. Chi non arde d’amore si brucia al suo passaggio. Sta scritto anche che in Lui era la vita e che si fece carne ed è dall’acqua che nasce ogni vivente. E Dio ordinò all’acqua di partorir la terra e separò le acque e chiamò l’asciutto terra. E l’uomo Adàm, fatto di terra Adamà, ha bisogno di chi lo faccia nascere e rinascere e lo tiri fuori dai guai in cui sprofonda e si inabissa. Per questo Gesù disse che avrebbe fatto di noi dei pescatori di uomini, capaci di ridarci vita l’un l’altro tirandoci all’asciutto. E’ Pasqua, è ‘passare’, ogni volta che si attraversano e si fanno attraversare gioie e dolori, vita e morte, camminando sull’acqua con un fuoco in cuore.
Croce dei sognatori – sabato santo
“O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei sognatori che vivono con il cuore dei bambini e che lavorano ogni giorno per rendere il mondo un posto migliore, più umano e più giusto. In te Santa Croce vediamo Dio che ama fino alla fine. O grido di amore, suscita in noi il desiderio di Dio, del bene e della luce”.
Papa Francesco, Via Crucis al Colosseo, Venerdì santo 2016
testo integrale https://lalocandadellaparola.wordpress.com/lo-scaffale-delle-parole-sane/
Giocoforza – venerdì santo
Sentiremo spesso dire, dallo stesso Gesù, che bisognava che il Cristo soffrisse. Vale a dire ‘giocoforza che accadesse così’. Quando si compie il bene, si affronta il male. Bisogna scegliere: o si forzano i giochi o si ha forza di giocare. O si oppone violenza a violenza, o si reagisce alla violenza giocando. Lui fece il suo gioco, non il loro. Scelse e insegnò a sorridere e cantare in ogni difficoltà. Lo inchiodarono alla croce mentre sorrideva e pregava per loro il Padre. Morì cantando i salmi con la voce che gli restava. A chi lo supplicava abbozzò un sorriso e promise il cielo. E, se li avessimo incrociati, avremmo visto i suoi occhi ancora pieni di voglia di ridere.
letture del venerdì santo http://www.laparola.it/laparoladioggi.php
Non solo ricordo – giovedì santo
No, non si tratta solo di ricordare, non è la commemorazione del passato. Si tratta di rivivere: questo giorno sarà per voi un memoriale. Tu, ebreo che mangi l’agnello di Pasqua e benedici i calici e i pani azzimi, tu ‘sei’ i tuoi padri in fuga dall’Egitto e ‘stai’ fuggendo con loro. Tu, cristiano che senti pronunciare le parole “Questo è il mio corpo, che è per voi”, tu ‘sei’ nel cenacolo con Gesù ed è lui che sta parlando. La preghiera annulla spazio e tempo, tutto in Dio è al presente e tu rivivi ciò che celebri. E’ sacramento, non è semplice ricordo. E così avverrà di te, se lo vorrai. Da come entri nelle gioie e nei dolori, da come lavi i piedi al povero, chi ti incontrerà non troverà una persona che parla di Vangelo, ma che ‘fa’ Vangelo. Non troverà qualcuno che proclama la propria fede, ma che crede all’amore. Sarai tu stesso un sacramento quando chi incontrerà la tua vita esclamerà: “Dio esiste ed è amore!”.
letture del giovedì santo http://www.laparola.it/laparoladioggi.php
Foto Andrea I.
Non passa il tempo
Avesse detto ‘Mi ha tradito’, si sarebbero scatenati nella caccia all’infame. Ma aveva usato il futuro: “Uno di voi mi tradirà”. Per questo cominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io?”. Vivere con lui aveva insegnato loro quanto fosse intuitivo e preveggente Gesù. Cominciarono dunque tutti a dubitare di sé. “Tu l’hai detto”, rispose a Giuda. E predisse l’oceano di dolore che avrebbe dovuto attraversare quel poveretto, i rimorsi e le lacrime di pentimento, l’angoscia e la disperazione che l’avrebbero portato a ripetere le parole di Giobbe: “Meglio per me non fossi mai nato!”. Lo conosciamo bene anche noi il desiderio di tornare indietro e rifare, rifare tutto. Tornare indietro e non dir quella parola, non compiere quel gesto, ascoltare meglio quell’amico, restare a casa quella sera. Ma si può, si può rifare il passato. Nella preghiera non passa il tempo e si può rifare tutto, tutto rivivere, tutti perdonare e a tutti chiedere perdono.
Foto: Questa anziana donna albanese era in noviziato quando il regime comunista vietò ogni religione. Trascorse la sua vita vivendo clandestinamente come fosse suora. Alla caduta del regime il suo corpo era ormai vecchio, ma il suo era un animo di novizia. Sorretta si fece portare all’altare ed emise i voti perpetui.
Tenebre
“Lasciala fare”, diceva ieri Gesù a Giuda. “Ti lascio fare! – pare dirgli stasera – Quello che vuoi fare, fallo presto”. E Giuda, subito uscì. Ed era notte. Ed è sempre notte ogni volta che si decide da soli, che ci si ostina a fare a modo proprio. Ma la domanda resta: come fu possibile che uno come Giuda, uno amato e stimato da Gesù, cambiasse così tanto? E se lui, che con Gesù e nel suo nome, aveva compiuto miracoli ed evangelizzato folle, distribuito pane moltiplicato e tirato in barca reti miracolose… Se lui, che era un apostolo, giunse a lasciare Gesù ed uscire da solo nella notte, cosa sarà di noi se perderemo il contatto interiore con la luce divina? Eppure lui ci lascia fare, anche questo è inspiegabile. Quello che vuoi fare, fallo.
Gv 13, 21-33.36-38 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Gv+13%2C+21-33.36-38&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Intollerabile libertà
Se c’è un male che un risuscitato non teme, questo è proprio la morte. Eppure i capi dei sacerdoti decisero di uccidere anche Lazzaro che Gesù aveva risuscitato dai morti, perché attirava discepoli. Non vedevano altro che la morte come argine all’apertura di Gesù. Lo temevano perché si definiva luce delle nazioni mentre loro volevano restare i custodi della verità privata che tenevano gelosamente in tasca. Loro, capi dei sacerdoti, padroni della religione e delle anime, direttori della vita altrui. Abituati a decidere come e quando si deve vivere e morire, non potevano tollerare la libertà di coscienza che Cristo faceva scoprire nel cuore di ognuno.
Passerà
Salirà sulla croce così, con la faccia coperta di sputi e i piedi cosparsi di nardo. Solo sei giorni prima, Maria aveva sciupato trecento denari di essenza purissima versandoli sui piedi del maestro. Ma non erano sprecati affatto. “Lasciala fare”, aveva detto a chi la criticava. Certi segni colpiscono profondo e chi li riceve se li porterà fino alla tomba. Fece bene Maria a non perder l’occasione d’amarlo. Senza saperlo gli conferì l’unzione degli infermi e lo aiutò a far Pasqua, a ‘passare’. Il chiodo passerà quei piedi, lasciando profumo sulle mani insanguinate del boia. Ma quei piedi passeranno la paura e la morte e torneranno a passeggiare sull’erba del giardino. Come in principio, quando Dio piantò un giardino in Eden e vi collocò l’uomo.
Domenica delle palme Gv 12, 1-8 http://www.laparola.it/ambrosiano/liturgiadioggi.php
Per mano
Lo lasciamo così, dodicenne, nel tempio. Già domani lo ritroveremo adulto, che entra in modo solenne in città. La sua amata Gerusalemme, dalla quale sarà cacciato, crocifisso fuori le mura. Ma oggi, ci fermiamo a immaginarlo che fa rientro a Nazaret. Alle spalle la città, nel cuore Dio Padre-Madre, per mano Maria e Giuseppe.
San Giuseppe sposo di Maria Lc 2, 41-51 http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&mobile=&Citazione=Lc+2%2C+41-51&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&VersettoOn=1
Dio è in te
Perché, perché non volevano che lo dicesse? Perché non tolleravano che si definisse Figlio di Dio? Tra l’altro, la sua non aveva la pretesa d’essere un’esclusiva, anzi. Appena poteva citava la Bibbia per dimostrare che tutti siamo figli di Dio e siamo noi stessi divini. “Non è forse scritto: ‘Voi siete dèi?'”. Nulla da fare, non volevano scoprire la loro stessa divinità. Chissà, forse dava loro più autorità parlare in nome di un Dio invisibile e muto che chinarsi ad ascoltare un fratello in cui Dio abita e parla.