Maria Eva

Questo continuo scaricare la colpa, questo continuo lasciarsi ingannare. È stata la donna che tu mi hai posto accanto, dice l’uomo a Dio. È stato il serpente, si difende la donna. Cara grazia che non aggiunga “il serpente che tu hai creato”. Perché poi, alla fine, la colpa è sempre di Dio… Se tutto viene da lui, sembrerebbe infatti giusto attribuirgli pure l’origine del male. Se così fosse, noi non avremmo colpe ma nemmeno meriti. Burattini di un teatro già scritto, non potremmo che fare la parte a noi assegnata, il personaggio deciso dal fato. Ma la creazione dell’umanità è narrata con un’immagine che dice il contrario: Dio soffia lo Spirito vitale in un pupazzo di argilla. L’opposto del burattino dunque, e l’unico peso che Dio ci impose è quello della libertà. Il peso d’essere responsabili di ogni scelta, di ogni parola. Il peso d’essere liberi di fare anche il male, liberi di ascoltare perfino i serpenti. Come era Eva, come era la Vita, prima dell’inganno? La Vita senza inganno è la vita di Maria di Nazareth. ascolta audio commento⬇️

Immacolata Concezione di Maria Genesi 3,9-15      Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero, il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Milàn

Molti sono i lettori che, ogni giorno, fanno sosta qui alla Locanda cercando un po’ di ristoro dalle stanchezze del cammino. Alcuni di rito ambrosiano, a cui oggi facciamo gli auguri, domandano come mai qui si usi leggere il vangelo di rito romano, pur essendo l’oste di origine milanese. I “romani” dal canto loro, spesso non capiscono come possa esistere una diocesi che “fa per conto suo”: la Chiesa, dicono, è una! Certo è una, ma non uniformata. L’uniforme la lasciamo ai militari, preferendo ad essa l’unità dei cuori. Essa non si fa per forza leggendo tutti lo stesso Vangelo e dicendo messa allo stesso modo. Per i primi millecinquecento anni, ogni chiesa locale aveva il suo calendario liturgico, i suoi santi locali e le conseguenti differenze di testi biblici. Insomma: paese che vai, rito liturgico che trovi. Tutti però uniti dallo stesso e unico credo in Gesù. Col concilio di Trento (gli appassionati vedano il link qui sotto) si decise di uniformare i riti, ormai troppi e troppo confusi, sotto l’unico rito di Roma. Resistette Milano, forte di un rito antichissimo, risalente ad Ambrogio stesso, vescovo nientemeno che dal 7 dicembre 374 al 397. Orgoglio da “bauscia de Milán”? Può essere, visti certi esemplari di liturgisti (liturgomani) ambrosiani che usano l’autonomia del rito per andare più all’indietro che in avanti… A noi piace però apprezzare che una chiesa locale possa decidere le letture della messa e come celebrarla, senza per questo sentirsi meno unita ai fratelli nel mondo. Magari fosse così anche per altre chiese, in contesti e climi diversi da quello di Roma! Vi assicuro che certe messe in latino nelle foreste tropicali stridono quanto il parmigiano sul sushi. Detto questo, buon Sant’Ambrogio a tutti! PS Ambrogio non nacque a Milano ma a Treviri, nell’attuale Germania.

Sant’Ambrogio vescovo e patrono di Milano Mt 11,28-38 Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

https://www.vatican.va/news_services/liturgy/details/ns_lit_doc_20100426_quo-primum_it.html

Mettiti in cerca

Che ce ne pare, chiedi. Ci pare che la domanda sia davvero forte. Chi lascerebbe novantanove pecore per cercarne una sola? Tra l’altro, Papa Francesco ci ha fatto notare che attualmente i numeri sono invertiti: nella chiesa ne è rimasta una, novantanove si sono smarriteChe ce ne pare? Ci pare che non l’abbiamo ancora capito e ripetiamo la “pastorale” degli anni ottanta, con i cartelloni in chiesa, le figurine premio ai bimbi presenti, il prete che aspetta nel cortile dell’oratorio un gregge che non verrà. Ci pare che dovremmo andare noi a lavorare dove le pecore stanno, nelle scuole, negli ospedali, nelle cooperative sociali, nei centri immigrati, nei consultori, nelle prigioni, e chissà quanti altri posti. Ci pare che le pecore, per smarrite che siano, abbiano ancora tantissime domande in cuore e cercano un pastore a cui rivolgerle. In una delle mie classi, una delle più difficili, ho messo una piccola scatoletta. Lì i ragazzi possono imbucare biglietti anonimi con qualsiasi tipo di domanda e, ogni tanto, pesco e rispondo. “Le piacerebbe rivivere alcuni momenti del suo passato e conoscere il suo futuro? – Cosa desidera di più al mondo? – Cosa le dà la forza di continuare nonostante le difficoltà della vita? – Quale lavoro vorrebbe fare se lasciasse questo?”, e per oggi mi fermo qui. Cercare le pecore perdute è faticosissimo. Le frustrazioni e le umiliazioni sono continue. Gli errori sono quotidiani. Ma è avvento. Ricordiamo che il Figlio di Dio si è incarnato nel genere umano esattamente perché è venuto a cercarci. Non è rimasto in cielo a lamentarsi col Padre e lo Spirito di essere sempre solo loro tre…

Leggi anche qui https://lalocandadellaparola.com/2022/11/03/cercare-2/

Mt 18,12-14 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

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Rialzati

Resta meravigliato della loro fede e apparentemente concorde con le loro credenze. Noi forse avremmo reagito al contrario, dando del matto fanatico a chi cala dal tetto un malato davanti al santone, e del primitivo a chi crede che le malattie siano conseguenza karmica dei peccati. Gesù li accetta così come sono e con ciò che credono. Parla la loro lingua insomma. Tiene uniti malattia e peccato e, perdonando il peccatore paralizzato, lo rimette in piedi. Evidentemente non gli premeva dissuaderli dalle loro convinzioni sull’origine della malattia, ma suscitare domande sul potere del perdono e sulla propria identità. Chi è costui? Chi può perdonare? In ogni caso, molte domande restano aperte anche per noi che crediamo solo alla scienza. Sentirsi condannati e colpevoli, porta spesso ad una debolezza fisica e ad una paralisi di iniziative e azioni. Sapersi perdonati, capiti e amati, dona di nuovo la forza di rialzarsi e camminare. Dunque che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”?

Lc 5,17-26 Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

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Giovanni

Tutti accorrevano a lui, all’uomo del deserto, Giovanni. Un uomo che era un’oasi vivente: dove c’era lui, c’era acqua, c’era immersione, profondità. Siamo tanto stufi di superficialità, in questo mondo dove le cose sciocche diventano problemi e i problemi si risolvono in battute. Chi ci ha fatto credere di poter sfuggire ad un confronto serio con il male? Il deserto avanza nella società e come figli di serpenti viviamo sibilando immobili, ognuno per conto suo. Ma è d’acqua e fuoco che abbiamo bisogno, d’immersione profonda. Torni Giovanni a scuoterci e incoraggiarci a riprendere il cammino. Ascoltiamo il commento audio qui sotto ⬇️

Mt 3,1-12 Venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

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Gratuitamente

È vero, spesso ci sentiamo stanchi e sfiniti e vorremmo che gli altri, capendolo, si prendessero cura di noi alleviandoci. “Datemi tregua!”, vorremmo gridare chiudendoli tutti fuori. Ma anche gli altri, a loro volta, si sentono stanchi e sfiniti ed è per questo che si rivolgono a noi. Ognuno infatti ha le sue infermità, ognuno ha i suoi dèmoni di inquietudini che gli tormentano il cuore. Non resta che guardarci tutti reciprocamente con gli occhi compassionevoli di Gesù, non cessando di chiedere aiuto, non cessando di darlo. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Mt 9,35-10,6-8 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

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La pace

Ieri sera uno studente di fisica descriveva l’esperienza comunitaria del Collegio Borromeo con un’immagine calzante: “Lasciando dei gas in una scatola chiusa, prima o poi interagiranno tutti gli uni con gli altri. Così siamo noi che, conoscendoci, cambiamo”. Nella scatola chiusa della classe, i miei alunni discutono fino alla rabbia e alle lacrime. I legittimi pensieri di qualche compagno non sono accettabili da altri: noi non accetteremo di cedere neppure una zolla di terra ucraina! Altri, che la terra non l’hanno mai avuta, ma solo acqua e zattera, assistono perplessi. L’adolescenza non aiuta e, anzi, rinforza ciascuno nella propria posizione: il mondo è diviso in assolutamente buoni e assolutamente cattivi e i buoni siamo noi. Siamo un po’ tutti così. Siamo un po’ tutti ciechi che gridano la propria visione della realtà. Cerco di calmare gli animi. Appunto: animi. Guardo una ragazza e le chiedo: tu preghi per la pace? Non capisce. Mi faccio il segno della croce all’ortodossa. Lei scuote il capo: no, non prego, non credo. Solo missili, bombe, armi. E noi? Crediamo che Gesù di Nazareth possa far vedere a chi comanda il mondo, le vie alternative alla violenza? Risuona ancora nei nostri cuori la supplica dei ciechi? Figlio di Davide, abbi pietà di noi! È importante sapere se e cosa si crede, perché avverrà secondo la nostra fede. Dunque: in cosa crediamo?

Mt 9,27-31 Mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Il video del Papa https://youtu.be/ndF2rdEOBHo

Collegio Borromeo Pavia http://www.collegioborromeo.it/it/

Sulla roccia

Chiunque ascolta e pratica. Chiunque ascolta e non pratica. Questa è la linea di differenza tra chi non cadrà e chi cadrà rovinosamente. Chiunque ascolta queste mie parole. Chiunque: che meraviglia sentirlo! In un mondo di “soltanto noi” e di “riservato a”, sentire un chiunque è acqua nel deserto. E quindi fosse anche un credente di altra religione o un ateo o un marziano, basterebbe che, ascoltando, mettesse in pratica le parole di Gesù. Ecco allora la domanda: quali parole? Certamente qualunque sua parola. Ma, nello specifico, sarebbe interessante sfogliare le le pagine che precedono questa. Dal capitolo 5 a qui, Gesù ne dice di cose. Leggendole capirete come mai, chiunque le praticasse, diverrebbe casa salda e sicura per chiunque ne avesse bisogno.

Mt 7,21-27 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Pescatore di uomini

Non rimasero impigliati nelle loro stesse reti, prigionieri dei propri impegni e del lavoro. Le lasciarono. Le lasciarono al loro posto e lo seguirono, gli diedero priorità. Sia chiaro, non si trattò di abbandonare mogli e figli o genitori. Gesù non distrusse amori e famiglie. Si trattò di seguirlo, di farlo entrare nella propria vita, nella propria casa, di rassettare abitudini e pensieri, oltre che reti. Non avrebbero più vissuto preoccupati solo di riempire il piatto. Si sarebbero occupati si umanità. Tutta l’umanità. Un mare di umanità che li attendeva e loro erano pescatori. Ci sapevano fare. Seguitemi, vi farò pescatori di uomini.

S. Andrea Apostolo Mt 4,18-22 mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Beati gli occhi

Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete, diceva Gesù ai suoi. E cosa vedevano di così bello, da dire beato chiunque l’avesse visto? Molti profeti e re avrebbero voluto vedere e ascoltare ciò che i discepoli vedevano e ascoltavano, ma non fu così. Noi però veniamo dopo Gesù, noi l’abbiamo conosciuto, a noi è stata rivelata la via del Vangelo. C’è forse qualcosa che noi non vediamo? Perché non riusciamo a vedere anche noi ciò che vedevano i discepoli? Cosa dunque ci sfugge?

Lc 10,21-24 In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».